Zauli: "Ero lo Zidane della B, Guidolin nello spogliatoio in mimetica. Pazzo a lasciare la Juve "
L’ex trequartista si racconta: "Per Ulivieri ero l’Anatrone. Allenavo l’U23 bianconera, sbagliai ad andarmene per la B. Potevo andare all'Inter"
L’ex trequartista si racconta: "Per Ulivieri ero l’Anatrone. Allenavo l’U23 bianconera, sbagliai ad andarmene per la B. Potevo andare all'Inter"
Sebastiano Vernazza Giornalista 11 febbraio - 10:16 - MILANO Lamberto Zauli 54 anni Trequartista, ha giocato in 12 squadre e vinto due campionati di B. Dal 2009 allenatore, si è seduto su 12 panchine.Lamberto Zauli è stato forse il primo prototipo italiano di numero 10 grande e grosso. Il 10 era un normotipo, tecnico e veloce. Zauli ha introdotto la fisicità, non a caso lo accostavano a Zidane. Paragone insostenibile, ma la Z iniziale del cognome, il corpo massiccio e la capacità di difendere la palla lo rendevano suggestivo, quasi credibile.
Partiamo dalla data di nascita: sugli almanacchi e su Wikipedia c’è scritto 19 luglio 1971.
"Ma io sono nato il 17 luglio. È un errore commesso alla stesura della mia prima carta d’identità, quando avevo 16 anni. L’impiegato scrisse questo 19 che poi si è tramandato".
Nato a Roma, Montesacro.
"Quando avevo due anni, mio padre Lorenzo, medico anestesista, si trasferì all’ospedale di Grosseto e lì sono cresciuto. Papà ha giocato nel Grosseto in C, trequartista come me. Siamo romanisti. Mi portavano all’Olimpico a vedere la Roma di Liedholm, dello scudetto 1983, e sognavo di diventare Falcao o Bruno Conti".
Tanti soprannomi. Partiamo dal primo, il Principe.
"Me lo affibbiarono i compagni di squadra al Vicenza, perché non mi sporcavo le mani con le cose pratiche. Se c’era da organizzare una cena, io mi presentavo per mangiare e basta".
Zauli lo Zidane dei poveri.
"Non è esatto. A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. A Palermo, il presidente Zamparini mi presentò come lo Zidane della Serie B. Parliamo del nulla. Zidane è stato unico".
Anatrone?
"Lo creò Renzo Ulivieri, al Modena. Ero in Primavera, lungo e magro, ogni tanto mi allenavo con la prima squadra e il mister urlava: “Date la palla all’Anatrone perché la sa difendere!”. A me piaceva avere il pallone, lo volevo anche se ero marcato, usavo il corpo, non perdevo il controllo".
Zaulik?
"Forse al Bologna, ma non sono sicuro".
Zaulì, con l’accento sulla i?
"Questo sì, è nato da un titolo di giornale. Richiamava Platini, francese come Zidane. Esagerazioni».
Francesco Guidolin è stato il “suo” allenatore: l’ha avuto al Ravenna, al Vicenza, al Bologna e al Palermo.
"Gli devo tanto. Parlavamo poco, ma ci capivamo. Al Ravenna facevo l’ala perché correvo ancora. A Vicenza mi spostò dietro Pasquale Luiso, il centravanti, nel 4-2-3-1 in cui c’era un giovane Ambrosini come centrocampista. “Ambro” a 20 anni aveva la maturità di un trentenne".
È vero che nel suo debutto a San Siro, in un Milan-Vicenza, si presentò con un tunnel?
"Sì, lo feci ad André Cruz (difensore rossonero, ndr). Pensavo e penso che la gente vada allo stadio per vedere dei colpi di fantasia. Così ci provavo".
Con il Vicenza arrivò fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, contro il Chelsea. E lei, nell’andata al Menti, segnò il gol della vittoria, 1-0.
"Su un lancio di Viviani, presi tutti in controtempo con un controllo acrobatico. La palla però mi andò un po’ via sulla destra. La tenni viva, me la spostai sul sinistro e la infilai nell’angolo con il mio piede sbagliato. Nel ritorno a Londra, andammo in vantaggio con un gol di Luiso su assist mio. Poi ci annullarono un gol per un fuorigioco inesistente, oggi via Var verrebbe convalidato. Perdemmo per 3-1. Era il Chelsea di Vialli e Zola".
Un aneddoto su Guidolin?
"Ci mostrava dei video motivazionali pazzeschi. Si presentava in spogliatoio vestito con la mimetica da soldato, per spingerci a combattere".
E su Zamparini a Palermo?
"Voleva la Serie A, fece un mercato strepitoso, ma all’inizio non tutto andava benissimo, la stampa criticava. Un giorno si presentò in spogliatoio e tutti ci alzammo in piedi come se fosse entrato il preside a scuola. Ci aspettavamo che facesse Zamparini, tuoni e fulmini. Sbagliato. Si schierò con noi, ci difese, e svoltammo. Promossi in A. Ho rivisto una foto di formazione a Palermo: c’erano Zaccardo, Grosso, Barone, Toni e Barzagli, campioni del mondo nel 2006. Solo io non sono andato a quel Mondiale".
Di quel Palermo solo io non andai al Mondiale 2006...
Lamberto ZauliNel 2006, nel suo ruolo, c’erano Del Piero e Totti….
"E prima c’erano stati Baggio, Zola e Mancini. Una ricchezza incredibile. Nell’imminenza del Mondiale 2002, mi era arrivata voce che Trapattoni volesse convocarmi, poi in Corea il ct portò Cristiano Doni, un 10 del mio livello, diciamo. Doni però in quella stagione aveva segnato di più".
Non è mai stato vicino a una grande squadra?
"Alla fine di un Vicenza-Juventus, Lippi mi avvicinò all’imbocco del tunnel per gli spogliatoi: “Ho saputo che vai all’Inter. Bravo, complimenti”. Poi all’Inter di Moratti non sono andato e non so neppure perché. Si vede che doveva finire così".
Zauli allenatore. Tanta provincia e la Juve, tra Primavera e Under 23 in Serie C. Alla Juve, ha cresciuto Fagioli, Miretti, Soulé, Iling junior…
"E Nicolussi Caviglia, Dragusin, De Winter, Barbieri. Miretti vede il gioco dieci minuti prima degli altri. Fagioli ha il dominio assoluto del pallone. Quanto a Soulé, tanti avversari di Lega Pro a fine partita mi dicevano: “Mister, questo è di un altro livello”".
Perché ha lasciato la Juve?
"Perché mi ha chiamato il Südtirol per la Serie B e io ho accettato la proposta, per ambizione, nonostante Manna e Cherubini, i miei dirigenti alla Juve, persone fondamentali nel mio percorso, mi chiedessero di rimanere. Sognavo la scalata, ma al Südtirol è tutto finito prima di cominciare, per incomprensioni. Con il senno di poi, ho sbagliato. Anzi, sono stato un pazzo. Non si lascia la Juve".
VIDEO: Zauli: "Le seconde squadre funzionano, che crescita dei giovani" Leggi anche Il giro del mondo di Diego Longo: "Ho allenato Chivu, ora ho vinto due trofei nella città di Stalin"Bentivegna, che storia: "Messi mi 'raccomandò', dissi 'no' all'Inter e feci espellere Donnarumma..."© RIPRODUZIONE RISERVATA