Così lontani e così vicini: Gasp e Mou, due stili a confronto. Ma i romanisti sono pazzi di entrambi
Sono nati il 26 gennaio, ma hanno approcci differenti. I tifosi sono pazzi di entrambi
Sono nati il 26 gennaio, ma hanno approcci differenti. I tifosi sono pazzi di entrambi
Elisabetta Esposito Giornalista 13 ottobre - 12:07 - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCosì lontani, così vicini. Gian Piero Gasperini e José Mourinho sono profondamente diversi, come uomini e come allenatori. Ad unirli - oltre alla data di nascita, il 26 gennaio, a cinque anni l’uno dall’altro - la passione immensa per il calcio e la loro straordinaria capacità di far innamorare una città, diventando, ognuno a modo suo, condottieri giallorossi. E se ci intravedete un po’ di abusata epica, sappiate che è voluta, perché è quello che sentono i tifosi della Capitale, vivendo di cuore, testa e pancia.
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—Mou e Gasp, gemelli diversi. Basta riavvolgere il nastro per capire quanto la storia dei due con la Roma e i romanisti abbia seguito da subito due spartiti diversi. Il 4 maggio 2021 era un martedì qualunque. Oggi ogni vero tifoso giallorosso ricorda esattamente dove fosse e che cosa stesse facendo quel giorno, quando poco dopo l’ora di pranzo si è diffusa la notizia che Mourinho sarebbe stato il nuovo allenatore della Roma. L’incredulità si è confusa con la gioia, un’emozione difficile da gestire per un popolo che vive la passione per la sua squadra estremizzando ogni singola sensazione, nel bene e nel male. Sorpresa e gratitudine, poi la speranza, soprattutto quella. Di un futuro da grande squadra con un grande tecnico. Anzi con lo Special One. Quattro anni dopo, il 6 giugno del 2025, è arrivata l’ufficialità che sarebbe arrivato Gasp. La cosa girava da qualche tempo, quindi niente effetto wow, anche se quell’avvicinamento dell’ultimo minuto della Juve aveva fatto rivalutare a molti l’ipotesi di accogliere il tecnico che aveva reso grande l’Atalanta. Ma il dibattito era aperto, Gasperini si portava dietro il peso di qualche parola di troppo che ai tifosi non era piaciuta, doveva conquistare la sua gente con i fatti, con il campo. Ci è riuscito piuttosto in fretta, non era semplicissimo. E il tempo ha reso il rapporto tra lui e i romanisti molto più che solido.
Cuore e stomaco
—Mou e Gasp dunque, in quest’ordine soltanto per dare una sequenza cronologica ai fatti. Perché "Mou Prima", ma Gasp è il presente e in tanti sperano anche il futuro. I due hanno avuto due modi differenti non solo di far giocare la squadra, ma anche di approcciarsi a calciatori e tifosi. Mourinho parlava al cuore e allo stomaco, proteggendo il gruppo come fosse la sua famiglia, esattamente come fanno i sostenitori giallorossi. In lui, l’uomo solo al comando, la gente ha proiettato tutti pensieri, ambizioni e anche rabbia. Quello che dicevano uscendo sconsolati dallo stadio dopo un grave torto arbitrale subìto, era più o meno ciò di cui, senza giri di parole, si lamentava Mourinho davanti ai microfoni nel dopopartita. I giocatori lo seguivano, i tifosi lo idolatravano. Un amore diventato eterno con la vittoria della Conference League, un trofeo dopo 14 anni di latitanza e prima vera coppa internazionale dal 1961... L’uomo dei sogni era uno di loro, tanto da prenderne pubblicamente le difese quando, a dicembre del 2023, a qualche mese dalla delusione profonda della finale di Europa League di Budapest, iniziavano ad emergere le prime crepe nel rapporto con i Friedkin. In Sud appare uno striscione: "Gli occhi inebriati di giallorosso, l’anima pervasa dal romanismo. José Mourinho romanista a vita".
Testa e gambe
—Gasperini è sempre stato più da testa e gambe, con un impatto forse meno empatico sulla gente, ma quando l’Olimpico ha iniziato a vedere girare la Roma come un ingranaggio perfetto e aggressivo si è innamorato anche di questo apparentemente ruvido signore di Grugliasco. La sua sinfonia giallorossa è stata in crescendo e adesso risuona in modo trionfale, più o meno sugli stessi toni di quella del portoghese. Ci è riuscito sul campo, perché è pensiero comune da queste parti che una Roma così bella non si vedesse da parecchio, ma ha regalato pure qualche gesto sorprendente. Come quando a Parma non è riuscito a guardare il rigore segnato al 101’ da Malen o quando dopo il gol di Soulé nell’ultimo Roma-Atalanta ha iniziato a correre come un pazzo verso la Sud. "Alla Mourinho", ha detto qualcuno... Domani lo Special One ritroverà i tifosi che non hanno mai smesso di amarlo (e il sentimento è reciproco), Gasp lo lascerà fare. Sa che cosa voglia dire allenare in questa città. E probabilmente sorrideranno entrambi. Solo fino al fischio d’inizio.
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