Horner: "Tornerei in F1 per vincere, non per partecipare. Vorrei un ruolo da azionista, in Ferrari..."
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Horner: "Tornerei in F1 per vincere, non per partecipare. Vorrei un ruolo da azionista, in Ferrari..."

Martedì 13 ottobre 2026
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L'ex team principal di Red Bull al Guardian: "Non pensavo di scatenare tutto questo". Poi su Marko e Verstappen: "Hanno tentato di minare la mia autorità"

L'ex team principal di Red Bull al Guardian: "Non pensavo di scatenare tutto questo". Poi su Marko e Verstappen: "Hanno tentato di minare la mia autorità"

13 ottobre (modifica alle 13:38) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

A distanza di 2 settimane dalle dichiarazioni rilasciate al Times, Christian Horner torna al parlare del tema Ferrari. In un'intervista al quotidiano inglese The Guardian, l'ex numero uno della Red Bull ha spiegato ulteriormente la sua posizione su un possibile rientro in F1 e sulla rossa di Maranello. "È sicuramente il marchio più importante della F1. Ma ho accumulato un capitale che mi permette di valutare le prossime mosse in questo sport: vorrei avere un ruolo da proprietario, ma a Maranello non c'è l'intenzione di vendere quote. Quindi sono felice di rimanere fuori dal mondo delle corse e vedere quali opportunità si presenteranno nei prossimi mesi o anni". Poi pizzica la scuderia: "Ritornerei solo per la giusta opportunità, con persone che la pensano come me e che vogliono vincere. Non tornerei mai solo per partecipare". 

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la parabola red bull

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Horner ha parlato anche dei rapporti con la Red Bull, scuderia che ha guidato dal 2005 come più giovane team principal nella storia della F1: "Quando ho iniziato c'erano meno di 400 persone. Quando me ne sono andato, ce n'erano 2.200. Ho dedicato anima e corpo a quell'azienda e ho convinto le persone a lasciare altri team per la Red Bull. Non ho mai avuto un grande ricambio di personale perché c'era un'enorme lealtà nel corso del tempo". Una parabola che è iniziata con la sostituzione di Tony Purnell, definita come "spietata", e che anche per lui si è conclusa pressoché allo stesso modo: "La storia si ripete. Non tutte le squadre si comportano in questo modo. Molte non hanno mantenuto le promesse negli anni, ma non si vede la stessa brutalità di quando me ne sono andato. Avevamo la pole position nella gara precedente". Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, soprattutto in vista dell'attività di sviluppo dei motori fondata nel 2021 su sua spinta: "Ho provato una grande tristezza nel non vedere quel motore in una macchina". Ma dopo Sepang: "Mi sono sentito molto orgoglioso. Mi ha confermato che, se si riuniscono le persone giuste con la giusta cultura e gli strumenti necessari, tutto è possibile".

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questione di gerarchie

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Su Helmut Marko e Jos Verstappen? Horner ha raccontato di come dopo la morte di Dietrich Mateschitz, fondatore miliardario dell'azienda, si sia scatenata una lotta di potere interna alla scuderia e di come la sua autorità sia stata minata dai due: "Helmut poteva essere schietto e sono rimasto deluso dal fatto che fosse ospite della nostra famiglia due giorni prima del mio licenziamento. Verstappen senior? Non c'è niente da dire".  Ultima nota nei confronti dello storico avversario Toto Wolff: "Ha detto che questo motore sarebbe stato una schifezza totale e un disastro. Al momento se la passa piuttosto bene: Zak Brown e la McLaren sono compromessi perché usano il motore di Toto, quindi non può creare problemi. Ogni sport ha bisogno di rivalità, che si tratti di Ferguson e Wenger, Mourinho e Guardiola. Fa fermentare e polarizza. Io l'ho usata per galvanizzare le persone giuste e sfidare la Mercedes".

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