Renault Megane e Clio rischiano lo stop delle vendite in Germania
La casa della losanga perde in tribunale in Germania: ha usato chip di fornitori esterni che violano un brevetto europeo di Broadcom
La casa della losanga perde in tribunale in Germania: ha usato chip di fornitori esterni che violano un brevetto europeo di Broadcom
Giuseppe Croce 11 febbraio - 18:05 - MILANO Renault Clio MY 2026Una tegola giudiziaria si è abbattuta su Renault: a causa di una complessa disputa legale legata a brevetti tecnologici, due dei modelli più iconici e venduti del marchio francese rischiano concretamente di sparire dai concessionari in Germania, creando un precedente che sta facendo discutere l'intero settore automotive europeo e che evidenzia le difficoltà dei costruttori tradizionali nell'era dell'auto connessa. Il problema è sempre lo stesso: la dipendenza da fornitori esterni per moltissime componenti elettroniche ormai essenziali nelle automobili.
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—La sentenza emessa dalla settima sezione civile del Tribunale Regionale di Monaco è stata netta nel stabilire che Renault ha violato il brevetto europeo EP1903733 di proprietà del gigante americano Broadcom. La tecnologia al centro della contesa riguarda lo standard Ethernet, fondamentale per la comunicazione dati interna ai veicoli moderni ed essenziale per il funzionamento dei sistemi di bordo. Nello specifico, i giudici hanno individuato la violazione nel sistema di navigazione della Clio e nell'unità di controllo telematico (Tcu) della Megane, ordinando di conseguenza il divieto di vendita per questi modelli sul suolo tedesco. La decisione del tribunale è stata particolarmente severa, prevedendo non solo il blocco della commercializzazione, ma anche il richiamo e la distruzione dei prodotti che violano il brevetto. Tuttavia, quest'ultima decisione potrebbe tradursi nella semplice rimozione e sostituzione dei componenti hardware incriminati anziché nella rottamazione dell'intera vettura. Secondo la corte, l'offerta di licenza proposta da Broadcom rientrava nei parametri di equità Frand (Fair, Reasonable and Non-Discriminatory), mentre la controfferta di Renault è stata giudicata insufficiente, portando i giudici a considerare il costruttore come un licenziatario non disposto a collaborare.
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—La casa francese non ha intenzione di accettare passivamente il verdetto e ha già annunciato l'intenzione di presentare appello contro la decisione del tribunale bavarese. Parallelamente alla difesa in appello, Renault ha avviato procedimenti legali per tentare di invalidare il brevetto stesso oggetto della disputa. È fondamentale notare che, nonostante la sentenza, lo stop alle vendite non è ancora immediatamente esecutivo: affinché il blocco diventi effettivo, Broadcom deve prima depositare una cauzione milionaria a garanzia presso il tribunale, un passaggio procedurale che serve a tutelare Renault nel caso in cui la sentenza venisse ribaltata in futuro. Un portavoce del marchio francese ha confermato che, finché questa procedura non sarà completata, non ci saranno restrizioni dirette per i clienti e le auto potranno continuare ad essere commercializzate, sebbene l'azienda sia impegnata in una corsa contro il tempo per gestire questa delicata grana legale.
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L'abitacolo di Renault Megane, ricco di tecnologiaDIPENDENZA TECH
—Questa vicenda mette in luce un problema strutturale sempre più pressante per l'industria automobilistica moderna: la profonda dipendenza dai fornitori esterni di tecnologia. Le case auto integrano nei loro veicoli chip e sistemi complessi prodotti da terzi (nel caso specifico, Renault utilizzava chipset forniti da aziende esterne), trovandosi spesso esposte a contenziosi legali su tecnologie di cui non hanno il pieno controllo diretto. Sulla questione è intervenuta con decisione anche la Vda, l'associazione dell'industria automobilistica tedesca, sottolineando come l'attuale sistema di licenze per i brevetti essenziali standard (Sep) sia diventato macchinoso, insicuro e potenzialmente dannoso per l'innovazione. Secondo l'associazione, questa instabilità rischia di frenare la concorrenza leale, motivo per cui il settore guarda con favore alle nuove proposte della Commissione Ue per creare un quadro normativo più stabile e chiaro per la gestione di queste licenze ormai indispensabili per l'auto connessa. Renault non è l'unica casa automobilistica ad aver avuto problemi di brevetti tech: Bmw si sta difendendo dalle accuse mosse dall'azienda americana Onesta (ma un giudice sembrerebbe già dar torto al fornitore del marchio dell'elica), e Ford quattro anni fa ebbe grossi problemi con Avanci, azienda che si occupa di intermediazione di brevetti dietro pagamento di royalties.
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