Papin e il Milan, un amore mai finito: "Berlusconi mi mandò a prendere in elicottero"
Il Pallone d’Oro francese ripercorre la sua esperienza in rossonero tra il 1992 e il 1994 nel libro autobiografico "Itinerario di un bambino non così viziato": "Il Milan è il club di una vita"
Il Pallone d’Oro francese ripercorre la sua esperienza in rossonero tra il 1992 e il 1994 nel libro autobiografico "Itinerario di un bambino non così viziato": "Il Milan è il club di una vita"
Alessandro Grandesso 17 ottobre - 17:52 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleÈ stata una delle star del Milan di Berlusconi degli anni ‘90. Pallone d’oro e bomber, Jean Pierre Papin oggi torna in primo piano in Francia con un documentario e un libro autobiografico, dove ripercorre la lunga carriera tra la Milano rossonera, tra il 1992 e il 1994, il Bayern Monaco e il Marsiglia, sfiorando anche il Napoli.
VIDEO: Il Brasile ha trovato il nuovo Neymar? A 14 anni segna così con il SantosELICOTTERI
—"Un giorno – intitolato "Itinerario di un bambino non così viziato", edito da Talent Editions – mi chiamò Berlusconi che mi voleva al Milan, ma furono i dirigenti del Napoli a venire a casa, in modo molto cerimonioso. Poi fui invitato a Villa d’Este sul lago di Como da Berlusconi che mi mandò a prendere in elicottero, per portarci ad Arcore, in una villa di un lusso che non ho mai visto altrove, con un Rembrandt e un Caravaggio appesi al muro, ma anche le repliche di tutti i trofei del Milan. Berlusconi si mise al piano per cantare in francese un pezzo di Gilbert Becaud. Poi in elicottero andammo a San Siro per vedere Milan-Lazio e annunciò il mio acquisto per la stagione seguente. Mi regalò un orologio e un’orchidea d’argento per mia moglie, ma anche delle cravatte del Milan: firmai il contratto e rientrammo a Marsiglia".
STILE
—Prima ancora di tornare in Italia da rossonero, Papin studiò l’italiano, quotidianamente anche durante l’Europeo del 1992. Quando arrivò a Milano, a fargli da interprete furono Costacurta e Nava: "E i miei compagni mi aiutavano a correggermi e migliorarmi". Fu al Milan che Papin scoprì anche lo stile all’italiano, vestendo degli abiti su misura, camice e cravatte, così differenti dalle tute che riempivano il suo guardaroba. Accolto dai vari Baresi, Maldini, Gullit, Rijkaard e Van Basten, Papin si legherà in particolare con Marco Simone, ma entrò in una nuova dimensione calcistica grazie a Fabio Capello, il tecnico con cui non tutto andò liscio. Il turnover fu una fonte di tensioni, perché il francese non era abituato a fare panchina: "Mi spiace che non mi sia stato spiegato all’epoca, altrimenti sarei rimasto a vita al Milan, ma con Capello ci chiarimmo anni dopo".
CUORE
—Con il Milan, Papin perse la finale di Champions contro il suo Marsiglia nel 1993, e nel libro ricorda come a riconfortarlo fu proprio Berlusconi, invitandolo a cena, e poi organizzandogli la festa dei trent’anni, dopo aver vinto un derby, anche grazie a un suo gol. Una stagione, quella del 1994, conclusa con la vittoria della Champions contro il Barcellona. Il preludio dell’addio: "Incontrai poi Giovanni Trapattoni che allenava il Bayern Monaco e mi convinse di trasferirmi in Germania. E siccome non giocavo abbastanza, decisi di andare via. Ma ho avuto torto: il Milan è il club di una vita e con a Milano ho scoperto la cultura italiana". Dopo 31 gol in 63 partite, Papin disse addio al club rossonero, rimastogli comunque nel cuore.
Leggi anche In rossonero un flop milionario, nella Dea un riferimento: chi ha sbagliato tra De Ketelaere e il...Seedorf carica il Corinthians: "Anche il mio Milan nel 2014 era quartultimo, poi..."© RIPRODUZIONE RISERVATA