"Se devo morì, voglio morì a casa mia": Totti racconta l’incubo Covid e la chiamata ai figli
La Gazzetta dello Sport

"Se devo morì, voglio morì a casa mia": Totti racconta l’incubo Covid e la chiamata ai figli

Sabato 17 ottobre 2026
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La leggenda della Roma racconta nella sua autobiografia il dramma vissuto durante la pandemia: “Non so se ce la faccio”. E spunta un retroscena su Piersilvio Berlusconi 

La leggenda della Roma racconta nella sua autobiografia il dramma vissuto durante la pandemia: “Non so se ce la faccio”. E spunta un retroscena su Piersilvio Berlusconi 

Francesco Balzani Collaboratore 17 ottobre - 21:57 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La paura di morire e la chiamata ai figli: "Forse papà non ce la fa". Era l’autunno del 2020, in piena pandemia da Covid-19. Francesco Totti aveva da porco perso papà Enzo proprio a causa del coronavirus. Qualche giorno dopo anche l’ex campione ha dovuto fare i conti con la malattia. Con un peggioramento evidente dello stato di salute e il terrore di non riuscire a sopravvivere. Lo ha raccontato lo stesso Totti nella sua ultima autobiografia "Oltre" che lo storico capitano romanista presenterà lunedì sera al Teatro Brancaccio. 

la paura

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Il contagio è arrivato quando Totti stava ancora elaborando la morte del papà avvenuta il 12 ottobre di quel maledetto anno. "Ci rivedremo, un giorno. Il fatto è che quel momento ha rischiato di arrivare troppo presto. Mi sono ammalato anch'io", racconta nel libro. La febbre è salita fino a 39 e sono comparsi tosse, dolori e soprattutto affanno. Così tanto “da non riuscire a respirare”. Le cure non sembravano sortire alcun benificio. ”All'inizio ho affrontato la situazione con lucidità - prosegue Totti -. poi però ho iniziato a cagarmi addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà". Uno stato di ansia che ha convinto Francesco a chiamare i figli: "Non so se ce la farò", ha detto. I ragazzi pensavano a una provocazione, a uno scherzo. Lui, però, ha ribadito: "Credetemi, non so quanto resisterò ancora". A quel punto è stato trasportato al Campus Bio-Medico dove Totti è stato sottoposto agli accertamenti. La saturazione dell'ossigeno era scesa all'88% e gli esami avevano evidenziato una polmonite bilaterale. I sanitari gli hanno raccomandato di farsi ricoverare. Totti, però, ha rifiutato: "Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli”. 

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la chiamata di pier silvio

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Per sorvegliarlo era stata predisposta una telecamera nella stanza. In un momento decisamente delicato e fin qui tenuto segreto è arrivata anche la telefonata di Pier Silvio Berlusconi tramite Silvia Toffanin, legata da una forte amicizia con Ilary Blasi. Il presidente di Mediaset gli ha offerto un trasferimento a Milano con un aereo privato per affidarlo alle cure di Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele e medico di riferimento della famiglia Berlusconi. Un intervento che forse ha salvato la vita di Francesco. "Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?", ha risposto immediatamente Totti. E nel libro compare proprio il discorso avuto dall’ex numero dieci e Zangrillo che in primis ha cercato di capire come il paziente affrontasse le ore notturne, chiedendogli quale posizione assumesse a letto. Totti ha spiegato di dormire lateralmente, con un cuscino sistemato tra le gambe. Il medico gli ha suggerito di provare a distendersi a pancia in giù, appoggiando il torace al materasso e tenendo le braccia aperte. "Come Gesù in croce?", ha chiesto l’ex calciatore. 

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il recupero

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Il professore ed ex presidente del Genoa gli ha detto che se non avesse ottenuto benefici in quel modo avrebbe dovuto ricoverarsi per forza in una struttura. Le indicazioni ricevute hanno accompagnato la ripresa. La temperatura corporea è tornata pian piano nella norma e i valori dell'ossigeno sono migliorati fino a raggiungere il 99%. "Mi sono sentito rinascere", racconta Totti che nel libro ringrazia pubblicamente Berlusconi e Zangrillo. Il recupero, però, non ha eliminato completamente i problemi: ancora oggi Francesco riferisce di non respirare più come prima della malattia. La perdita del padre, inoltre, lo ha segnato profondamente: "È stato il mio numero uno, e purtroppo anche una cifra in più nel conteggio dei morti". Tra i ricordi più dolorosi ci sono le immagini provenienti da Bergamo, dove i camion dell'esercito venivano impiegati per trasferire le bare: "Mi sono scese le lacrime. Le persone soffrivano, soffocavano, morivano. Tutti i presunti esperti dicevano la loro, la verità è che nessuno ci stava capendo una mazza".

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