Tutti i moduli di Ruben: è diventato Amorim il trasformista (e Modric ne guadagna)
La Gazzetta dello Sport

Tutti i moduli di Ruben: è diventato Amorim il trasformista (e Modric ne guadagna)

Lunedì 19 ottobre 2026
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Il tecnico portoghese sta trasformando il Diavolo in una squadra poco decifrabile, variando sistema di gioco più volte nell'ambito della stessa partita. E adesso Luka è più protetto

Il tecnico portoghese sta trasformando il Diavolo in una squadra poco decifrabile, variando sistema di gioco più volte nell'ambito della stessa partita. E adesso Luka è più protetto

Marco Pasotto Giornalista 19 ottobre - 19:26 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim, 41 anni. Getty

Sempre più trasformista. E una maschera che cade: quella apparentemente inscalfibile con cui Ruben Amorim si era presentato al mondo rossonero. L'integralista che diventa liquido, la roccia che diventa acqua e si adatta al recipiente che la contiene. Non viceversa. Amorim in questi primi quattro mesi fra le varie cose ne ha capite due in particolare: la necessità di levigare almeno in parte il suo approccio tattico in modo da non schiantarsi come a Manchester, e quella di mettere a disposizione della sua squadra diversi abiti. Perché, come ha già detto anche lui, il campionato italiano magari non è al top di tutto come quello inglese, ma in Serie A i tecnici avversari ci mettono poco a prenderti le misure se ripeti sempre lo stesso spartito.

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mantra

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E così il 3-4-2-1 di riferimento è diventato un sacco di altre cose. Contemplando buona parte dei moduli disponibili. Lui, quando gli si chiedono lumi su questi aspetti, pare divertirsi parecchio: "Vi piace molto parlare di queste cose, vero?". Be', è ovvio, aiutano a capire come legge il calcio un allenatore. Amorim però ripete il solito mantra, che utilizzano molti dei suoi colleghi: il modulo c'entra poco, a contare sono posizioni e interpretazione. Nelle ultime settimane il Milan quei vestiti li ha indossati più o meno tutti. Il 3-4-2-1 in realtà non è stato disconosciuto. Semplicemente viene utilizzato in modo parziale. Nelle ultime partite, in particolare, di quell'impianto è rimasta - parzialmente - soltanto la linea difensiva a tre. E' comunque un Milan difficile da confinare in termini di modulo all'interno di un tabellino, perché all'interno della stessa partita varia di continuo. Dipende ovviamente dagli esterni, ovvero da quanti metri avanzano i terzini. Contro l'Atalanta la linea è stata per lo più a quattro, ma diventava a tre in due circostanze: quando Gila saliva a destra o Moreira a sinistra. Fermo restando l'aiuto costante di un centrocampista - per lo più Modric - che si abbassava tra i due centrali in avvio di azione.

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sacrificio

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Anche la mediana è diventata un territorio poco decifrabile per gli avversari. Contro la Dea Rabiot è stato la carta vincente di Amorim per evitare di lasciare da solo Ramos per l'ennesima volta, ma anche per rinforzare il centrocampo in fase di non possesso. Adrien ubiquo, anche grazie alla copertura di Pulisic, un altro che non si tira indietro se c'è da correre e sacrificarsi. E' stato un Milan che, a seconda dei momenti, era identificabile col 4-2-3-1 (Rabiot dietro la punta, con Chukwueze a destra e Pulisic a sinistra), o col 4-3-3. Quest'ultimo probabilmente è ciò che più si avvicina ai recenti cambiamenti messi in atto da Amorim, ed è una novità di cui beneficia in particolare Modric, non per caso più incisivo e prezioso rispetto alle apparizioni di inizio stagione. Il concetto è semplice: se Luka, invece di un solo socio in mediana, ha due angeli custodi (in quest'ultimo caso Musah fisso e Rabiot a seconda dei momenti), riesce a garantire il consueto lavoro di taglia e cuci ad alto livello esibito per tutta la scorsa stagione.

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