Rino e Pippo, campioni di lavoro: vent'anni dopo Berlino sono in vetta insieme
Nel ventennale del Mondiale, Gattuso guida la Serie A con la Lazio, Inzaghi la B con il Palermo. A unirli la passione per il calcio, la gavetta e persino un paio di scarpe...
Nel ventennale del Mondiale, Gattuso guida la Serie A con la Lazio, Inzaghi la B con il Palermo. A unirli la passione per il calcio, la gavetta e persino un paio di scarpe...
Luigi Garlando Giornalista 20 ottobre - 07:39 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCoverciano, maggio 2012. Mentre l’Italia di Prandelli preparava l’Europeo, 11 eroi del 2006 seguivano un corso allenatori speciale. Incontrammo Rino Gattuso al bar: "Sapete chi diventerà il più bravo di noi? Inzaghi, perché aveva già la testa da mister. Voi raccontavate la favola che il pallone lo seguiva... Palle. Era tutto studio. Pippo schedava i difensori. Sapeva che quello stopper faticava a voltarsi a destra e lo attaccava da quel lato". Nella bella casa di Pieve Ligure, Ciso Pezzotti, collaboratore tecnico di Marcello Lippi, conserva tra i cimeli più cari la foto di un abbraccio di Gattuso, allievo prediletto. Ciso, sapiente artigiano dei fondamentali, gli lanciava la palla e lui la restituiva al volo, mentre i compagni erano già sotto la doccia. "Allenamento invisibile", lo chiama Rino. Per rimontare il talento degli altri. Domenica, spiegava: "Provstgaard è un lavoratore. Per migliorare si ferma a fare allenamenti invisibili". Chi aveva limiti da giocatore sa insegnare come si superano.
VIDEO: Gattuso: “Lazio da scudetto? Non dobbiamo pensarci. E sulla Nazionale…”L’allenatore Platini invece confidava: "Non capisco perché ai miei giocatori non riescano cose che per me erano elementari". Per divinità come Falcao e Maradona la panchina era un passatempo, per Rino e Pippo è una passione assoluta che inonda il cuore e guasta i sonni. Basta seguirli in campo... Per questo è bello vederli entrambi in testa alla classifica, di A con la Lazio e di B col Palermo, nel ventennale del Mondiale. In comune tante cose, oltre a Milan e Berlino: una partenza troppo ambiziosa, una gavetta sofferta e istruttiva. Anche un paio di scarpe: Pippo segnò con quelle rubate a Rino e non voleva restituirgliele.
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