Trieste è viva e ha trovato una stella, Lajae Jones: "Mi mandano i Warriors"
Scelto da Golden State, è la nuova stella della Lba e della squadra di coach Taccetti: "Qui è il trampolino giusto per la Nba"
Scelto da Golden State, è la nuova stella della Lba e della squadra di coach Taccetti: "Qui è il trampolino giusto per la Nba"
Giuseppe Nigro Giornalista 20 ottobre - 08:32 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Noi siamo ancora qua". Lo striscione di inizio stagione racconta l’anno dell’orgoglio di Trieste, che dopo la partenza di Paul Matiasic per intraprendere il suo nuovo progetto a Roma si gode la Serie A che temeva di perdere. Oggi con un budget diverso (quello complessivo è meno della metà), una nuova società e la necessità di prendere le misure. Ma con la risposta del territorio testimoniata dagli sponsor locali rimasti ma anche da un legame immutato con una delle piazze più calde d’Italia: abbonamenti attorno a quota 3500 con la campagna ancora aperta, e presenze oltre le 4600 di media, per una squadra partita per salvarsi. Poi chissà. Ma anche in campo con coach Taccetti, senza i grossi nomi dell’anno scorso, si respira un altro clima, più familiare, e con più fame. E che conta di aver trovato un nuovo idolo in Lajae Jones, 22 anni: contro Cantù, nella prima vittoria stagionale, 21 punti, 13 rimbalzi, 6/12 da tre, 4 recuperi, una stoppata, nessuna persa e +17 di plus/minus. Nella storia della Serie A, una partita da 20 punti, 13 rimbalzi e 6 triple è riuscita solo a sei giocatori, tra cui nientemeno che Oscar: Jones è il più giovane a riuscirci. Lo mandano i Warriors di Steph Curry, che lo hanno scelto all’ultimo draft, al secondo giro.
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—Con i Warriors ha già passato l’estate, ed è stato come un bambino in un negozio di giocattoli: "Ho trovato un approccio scientifico dal sollevamento pesi, in cui sai perché fai un certo tipo di lavoro e ti accorgi della differenza, alla nutrizione, col cibo giusto in base al lavoro che hai fatto per recuperare meglio. Gli allenamenti sono stati una grande esperienza, con tanti ragazzi in lotta per un posto e i veterani che ogni tanto venivano a lavorare con noi". E poi con la maglia Warriors addosso: "La Summer League è stata super, nella Cali Classic giocando in casa i tifosi hanno creato una grande atmosfera: la Dub Nation sa come riempire l’arena. Ma anche quando siamo andati a Las Vegas sono arrivati tanti tifosi, e abbiamo vinto". E visto che "l’obiettivo è la Nba", Trieste è la prima tappa scelta lungo il percorso per tornarci: "Il piano Warriors era scegliermi e farmi giocare all’estero - racconta Lajae -. Noi abbiamo pensato che fosse il posto migliore per la mia crescita nel lungo periodo. Giocando una volta a settimana posso lavorare sul mio gioco, oltre ad avere l’opportunità di giocare ad alto livello. Sento che questa è la strada migliore per tornare ai Warriors". Jones si lancia in un parallelo che diventa una dichiarazione d’amore per la sua nuova casa: "Trieste è molto bella. Vi dirò, sembra San Francisco: c’è il centro, ci sono le colline, c’è il mare, ci sono le stradine, il traffico. E qui la tifoseria è incredibile, me ne sono accorto alla prima in casa: pazzesca. Un ambiente fantastico, molto meglio del college. C’è un rumore incredibile, domenica è stato emozionante. E poi i cori dopo la partita… Grande esperienza. Guardando i video vedi quanto sono coinvolti i tifosi, ma stando qui lo senti di persona, capisci di che si tratta".
Sviluppo
—Candidato Jones, si presenti: punti di forza? "Il tiro, attaccare il ferro, la difesa, i rimbalzi". E pensare che la stampa Usa identifica la continuità al tiro tra i margini di miglioramento per conquistarsi un posto: "In Nba il modo migliore per stare in campo è tirare, soprattutto da tre, perché si punta molto sui giocatori ‘3-and-D’, per rendere la vita più facile alle star - risponde lui -. Quindi devi essere un grande tiratore, costante. Ed è la strada migliore per me per avere un’opportunità". Capace di giocare guardia, ala o secondo lungo, la definizione del ruolo è un altro pezzo dell’identità che la Nba si aspetta da lui. O magari è solo una ricchezza da cavalcare. "Mi piace usare tutte le mie caratteristiche: a volte allargarsi per tirare, altre volte blocchi per liberare i compagni, altre ancora attaccare in uno contro uno e segnare di più. Semplicemente fare quello di cui la squadra ha bisogno". Un multiforme ingegno a cui si aggiunge l’attaccamento alle radici, quelle che lo hanno spinto a coltivare l’ambizione di poter giocare nella nazionale israeliana: "Il mio agente ci sta lavorando. Mia madre viene da lì, dove è nata e cresciuta, tra Haifa e Rishon. Io ci sono stato un paio di volte e vorrei tornarci presto, sto cercando il momento giusto per andare a trovare la famiglia". Gustiamocelo, ne sentiremo parlare.
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