Mattia Tonetto: "I consigli di papà Max e i miei gol per il Guidonia. Ma qui vogliono vincerle tutte!"
Intervista all'esterno del Guidonia: il rapporto con il padre ex calciatore, il modello Theo Hernandez e il sogno di vestire la maglia della Roma, di cui è grande tifoso: "Ero sugli spalti in Champions contro il Real..."
Intervista all'esterno del Guidonia: il rapporto con il padre ex calciatore, il modello Theo Hernandez e il sogno di vestire la maglia della Roma, di cui è grande tifoso: "Ero sugli spalti in Champions contro il Real..."
Lorenzo Topello Collaboratore 21 ottobre - 15:23 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn pomeriggio Mattia torna a casa dopo un provino vincente e si accorge che, per guadagnarsi la fiducia del mister, deve migliorare in un fondamentale. I lanci lunghi: “Non li sapevo fare granché, me ne accorsi proprio quando mi prese il Frosinone. Per fortuna c’era papà: mi disse di seguirlo fuori sul prato, rimanemmo due ore a calciare e uscii rigenerato. Avevo imparato”. Capita, se papà è Max Tonetto, una vita ad arare le corsie di Serie A fra Lecce, Roma, Sampdoria ed Empoli fra le altre. E capita se il figlio è particolarmente ricettivo. Come Mattia, classe 2001, vero valore aggiunto di casa Guidonia: due gol in questo avvio di campionato e tanta gamba sulla fascia sinistra.
Mattia, cosa cerca di rubare a papà Max?
“Ogni beneficio possibile. Mi confronto per fortuna ogni settimana con lui e mi rende orgoglioso il suo passato. Non vedo alcuna pressione, né paragoni scomodi”.
Però nel ruolo iniziate ad assomigliarvi. Lei è un esterno sinistro a tutta fascia.
“Nasco come terzino mancino nella Primavera del Frosinone, poi col 3-5-2 che usano un po’ tutti gli allenatori mi sono adattato come quinto. La genetica mi ha dato una bella gamba, la sfrutto per inserimenti e uno contro uno”.
Max Tonetto con la maglia della RomaA proposito di genetica: un aspetto in cui sente di aver preso molto da suo padre?
“La tattica difensiva e la postura del corpo. Sento di assomigliargli anche grazie ai consigli che mi trasmette”.
E una differenza?
“Penso che fisicamente siamo molto diversi, io sono rapido nel breve e lui aveva una grande falcata. Lui aveva una gamba lunga, quel binario lo asfaltava avanti e indietro. Forse ho meno resistenza rispetto a lui”.
Però ha un gran senso del gol: già due quest’anno col Guidonia.
“Domenica scorsa col Forlì lo sentivo nell’aria che avrei segnato. Gara strana: siamo andati subito avanti di due reti, poi ci siamo fatti rimontare un po’ ingenuamente prima del 3-2 finale che ha rimesso le cose a posto. Dobbiamo migliorare nella tenuta della gara, senza farci prendere dal braccino. Ma la strada è buona. E i gol mi fanno solo piacere ovviamente: tra l’altro riusciamo a segnare in parecchi, siamo una cooperativa”.
E dove vuole arrivare questa cooperativa?
“A inizio anno ci siamo prefissati i playoff: la società ha voluto da subito dimostrare quanto fosse presente e ambiziosa. Il club ha studiato benissimo i giocatori da prendere, gente di esperienza che è reduce da anni di C in piazze importanti. Fino a due anni fa il Guidonia giocava in D, ora vuole fare le cose un po’ più in grande: il presidente quando viene al campo ci dice che vuole vincere tutte le partite e non scherza. Anche il mister ci ricorda ogni settimana che la squadra è completa e lui ha ogni volta l’imbarazzo della scelta. Sta a noi ripagare questa fiducia”.
Il Girone B, al di là della corsa dello Spezia in vetta, pare apertissimo in zona playoff.
“Sì, siamo tutti lì. E soprattutto ho la sensazione che si possa dire la nostra contro chiunque”.
Prima di questo exploit a Guidonia lei era già divenuto virale nel novembre 2019: un gran gol in progressione ai tempi del Frosinone Primavera.
“Fu il mio primo gol in categoria, contro l’Ascoli. Da lì ho scoperto la mia velocità e la sto sfruttando tutt’ora. In Primavera forse ero anche più veloce degli altri e la differenza si vedeva: quel coast to coast è stato l’inizio di tutto”.
Non le ricorda le famose sgroppate di Theo Hernandez ai tempi del Milan?
“Proprio lui. Ho sempre amato la sua gamba, il suo spirito di iniziativa. Ha una falcata clamorosa, è uno dei miei giocatori preferiti”.
Essere figli di un ex Serie A è più facile o più difficile?
“Sinceramente nel mio caso non ha inciso. Quando papà giocava io ero piccolo, mi ricordo solo l’ultima avventura alla Roma e sono state emozioni forti. Andavamo a vederlo in tribuna Montemario, eppure nonostante avessimo il calcio in casa ogni giorno non ne ero così affascinato da voler cominciare subito: ho iniziato il settore giovanile piuttosto tardi, nel mio quartiere a Casal Palocco. Poi, dopo qualche anno, mi ha visto il Frosinone”.
E da lì i famosi provini con le ore “di ripetizione” insieme a suo padre.
“Di consigli si intende: possiede anche una scuola calcio sul territorio, anche se non la gestisce direttamente. Però posso solo ritenermi fortunato”.
Tempo fa Max diceva di non essersi ancora perdonato il rigore con l’Arsenal: lo rammenta anche a casa?
“Non gli darei il peso che gli è stato dato. Sbaglia solo chi ha il coraggio di provarci”.
A Guidonia cosa cerca, esattamente?
“Il riscatto. Ho vissuto mesi difficili a Trieste dentro e fuori dal campo: abbiamo giocato un campionato che fin dall’inizio ci sapeva condannati alla retrocessione, non è stato bello. Poi mi sono fatto male alla clavicola e sono stato fuori tre mesi e mezzo. Sicuramente vorrei giocare e farmi vedere, perché a 25 anni non si è ancora vecchi. Vorrei segnare qualche gol in più e trovare continuità”.
E a livello collettivo, di quale traguardo si sentirebbe soddisfatto?
“Sappiamo di poter puntare ai primi cinque posti. Poi vediamo, i playoff sono lunghi”.
Ma al giallorosso pensa mai?
“Assolutamente sì, sono tifosissimo della Roma. Non nascondo che giocare con quella maglia all’Olimpico è il grande sogno della mia carriera. Sarebbe la chiusura del cerchio perfetta rispetto alla parabola di papà. Che mi accompagna sempre allo stadio: l’altro giorno eravamo a vederci Roma-Real…”.
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