Tennis, tra racchette lanciate e depressione. L'esperto: "Si rischia un punto di non ritorno"
La Gazzetta dello Sport

Tennis, tra racchette lanciate e depressione. L'esperto: "Si rischia un punto di non ritorno"

Mercoledì 21 ottobre 2026
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Il professor Grauso: "Questi non sono episodi isolati ma rappresentano il malessere sistemico che attraversa l'intero circuito. Bisogna pensare a un modo per fermare gli atleti senza che ne risenta la loro classifica o la loro carriera"

Francesco Palma 21 ottobre (modifica alle 16:47) - MILANO

Il professor Grauso: "Questi non sono episodi isolati ma rappresentano il malessere sistemico che attraversa l'intero circuito. Bisogna pensare a un modo per fermare gli atleti senza che ne risenta la loro classifica o la loro carriera"

Il professor Aldo Grauso, psicologo dello sport

Quanto sta accadendo negli ultimi mesi racconta di un tennis che sta faticando a gestire la salute mentale dei propri atleti. Ad agosto Jack Draper è arrivato al limite della crisi di nervi, scoppiando a piangere dopo il match di Montreal contro Atmane e dopo mesi di continui infortuni. E soltanto pochi giorni fa Julian Ocleppo, costretto a lasciare il tennis professionistico dopo una lunga serie di problemi fisici, ha raccontato pubblicamente i suoi problemi di salute mentale e le sue difficoltà nel parlare di depressione. Ma gli esempi sono tanti: dalla crisi di Tsitsipas agli antidepressivi di Rublev, fino agli attacchi di panico di Dimitrov. L’ultimo episodio, quello di Terence Atmane a Shanghai è particolarmente esplicativo: il francese perde la testa e lancia la racchetta verso gli spalti, rischiando di colpire qualcuno del pubblico. Poi si scusa, rivela di aver avuto problemi di salute mentale e dice addirittura di meritarsi l’odio che sta ricevendo a causa del suo comportamento. Un cortocircuito che esemplifica bene la complessa situazione non solo del francese, ma di tutto mondo il tennis, alle prese con una serie di problemi di salute mentale mai così prorompente, come spiega il professor Aldo Grauso, psicologo dello sport e docente di Psicologia Sociale Università degli Studi IUL – Firenze: “Questo episodio e soprattutto le immediate dichiarazioni successive aprono uno squarcio doloroso sulla complessa architettura emotiva dell’atleta contemporaneo. Rivelare di aver attraversato un periodo buio e contemporaneamente affermare di ‘meritarsi gli insulti’ del pubblico rappresenta la manifestazione lampante di un preciso meccanismo psicologico: il cortocircuito della colpa. Non possiamo però parlare di quanto accaduto come un episodio isolato, perché al momento nel tennis il rischio concreto è quello di varcare un vero e proprio punto di non ritorno psicologico. Quando lo stress cronicizza e il corpo continua a cedere l'atleta non affronta più una semplice crisi di forma, ma va incontro al burnout profondo e al trauma identitario: uno stato in cui la mente rifiuta lo sport e la passione originale viene totalmente sostituita dall'angoscia. A quel punto, nessun recupero lampo o supporto motivazionale può bastare”.

VIDEO: Atmane perde la testa: lancia la racchetta in tribuna, i tifosi urlano per la paura

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