Italrugby, Parisse si racconta in un libro: "Svelata la parte di me finora nascosta da una corazza"
La Gazzetta dello Sport

Italrugby, Parisse si racconta in un libro: "Svelata la parte di me finora nascosta da una corazza"

Mercoledì 21 ottobre 2026
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In "8 a modo mio" il grande capitano azzurro, ora nello staff della Nazionale, ripercorre la vita fra L'Aquila, l'Argentina, Treviso, la Francia, Roma... La famiglia, la Nazionale, gli amici: "E il rugby, una passione che è stata anche un'ossessione"

In "8 a modo mio" il grande capitano azzurro, ora nello staff della Nazionale, ripercorre la vita fra L'Aquila, l'Argentina, Treviso, la Francia, Roma... La famiglia, la Nazionale, gli amici: "E il rugby, una passione che è stata anche un'ossessione"

Andrea Buongiovanni Giornalista 21 ottobre - 19:59 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

“Quella di Sergio Parisse è una storia che ispira: la conosco bene e consiglio a tutti di approfondirla”: parole di Gonzalo Quesada, dal 2024 ct azzurro che, in primavera, ha voluto l’ex capitano della Nazionale quale assistente con la responsabilità della touche. Parole pronunciate alla libreria Ubik Monterosa a Milano, in occasione della presentazione di “8 a modo mio”, autobiografia edita da Rizzoli, scritta dall’ex terza linea in collaborazione con Gianluca Barca, giornalista che ne ha accompagnato l’intera carriera. Parisse e Quesada, quando Sergio era ancora giocatore e con l’Argentina a far da comune denominatore, avevano già lavorato insieme allo Stade Français, in due diverse parentesi, vincendo anche un titolo nazionale transalpino.

la parabola

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C’è anche quel periodo, nel libro che racconta gli intensi 43 anni di vita di Parisse: “Tutto quello che ho dato al rugby, tutto quello che il rugby ha dato a me” recita il sottotitolo, in copertina. Ma tra le pagine c’è tanto di più. C’è anche il Parisse fuori dal campo, quello più intimo, quello meno conosciuto dai tifosi e dagli appassionati. Da papà Sergio senior, ex rugbista ingegnere con uno scudetto conquistato a L’Aquila nel 1969, a mamma Carmela, cosentina, emigrati dall’Italia in Argentina, dove Sergio junior ha presto cominciato a giocare col pallone ovale tra le mani, dimostrando subito una spiccata personalità. Parisse nasce leader, uomo di responsabilità, un riferimento per tanti. Fino all’approdo nelle giovanili azzurre (si faccia un monumento a chi agevolò le operazioni), a Treviso, al debutto in Nazionale maggiore a 19 anni, grazie al ct di allora, John Kirwan, che lo fece esordire in casa All Blacks, in Nuova Zelanda, una terra promessa e alle 141 presenze-record in Nazionale che sono seguite, 94 delle quali da capitano. Poi tanta Francia, a Parigi e a Tolone. Nel mentre cinque Mondiali e un sesto mancato di poco. E adesso il ritorno nel Paese che più sente suo, facendo base a Roma, insieme alla moglie Silvia.

passione e ossessione

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“Questa esperienza di scrittore, per me inedita, è stata molto interessante - ammette Sergio -: mi ha permesso di mettere a fuoco la mia parabola. Al rugby, come alla mia famiglia, devo tanto: è uno sport duro, ma leale. All’interno del quale parole come rispetto e inclusione recitano ruoli fondamentali. Perché “A modo mio”? Perché ho sempre avuto molta fiducia nelle mie qualità e ho interpretato il rugby con il mio modo di essere e di vedere”. Sergio ha spesso indossato una corazza sotto la quale proteggere tutti e se stesso e ha vissuto l’ovale come passione e ossessione: “Al punto di far soffrire chi ti vive accanto” ammette. La Ghirada, le tante amicizie, quelle con Gonzalo Canale e Martin Castrogiovanni in particolare, il divorzio dalla prima moglie, i figli, la morte del papà. Lo storico successo sul Sudafrica e le quattro lingue parlate indifferentemente.

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determinazione

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“Non ho mai conosciuto un giocatore con la determinazione di Sergio” sintetizza Quesada. Servirà anche al futuro di una Nazionale che nell’ultimo Sei Nazioni ha battuto per la prima volta l’’Inghilterra. “8 a modo mio” racconta tutto questo - e molto altro - con dovizia di particolari. E, naturalmente, con tanta passione. "Non so se piacerà - riassume Sergio - ma dentro c’è tanta verità e autenticità”.

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