Kukushkin, unico tennista in attivo con Sinner: "Vi dico perché lui e Alcaraz sono di un altro livello"
Battuto da Tsitsipas all'Atp di Almaty, il 38enne kazako si ritira: "Nell'unico incrocio, ho battuto Jannik quando aveva 18 anni, ma dalla sicurezza in sé stesso si capiva che era destinato a esplodere"
Battuto da Tsitsipas all'Atp di Almaty, il 38enne kazako si ritira: "Nell'unico incrocio, ho battuto Jannik quando aveva 18 anni, ma dalla sicurezza in sé stesso si capiva che era destinato a esplodere"
Dal nostro inviato Marco Iaria 21 ottobre - 20:35 - ALMATY (KAZAKISTAN) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Mikhail Kukushkin, 38 anniC’è un tennista che può vantarsi di aver chiuso la carriera in vantaggio negli scontri diretti con Jannik Sinner. Non è Novak Djokovic, né Carlos Alcaraz. È Mikhail Kukushkin, 38 anni, kazako di adozione, che ad Almaty ha salutato il tennis professionistico perdendo la sua ultima partita contro Stefanos Tsitsipas. Il bilancio con Jannik resterà per sempre sull’1-0. Bisogna tornare al 16 settembre 2019, al primo turno dell’Atp 250 di San Pietroburgo. Sinner aveva da poco compiuto 18 anni, era entrato in tabellone grazie a una wild card e si trovò di fronte un avversario molto più esperto. Kukushkin vinse 6-3 7-6(4), in un’ora e 39 minuti, sul cemento indoor. Eppure, il giovane altoatesino ebbe le sue occasioni: tre palle break già nel primo game, altre quattro nel settimo gioco, oltre alla possibilità di trascinare il match al terzo set. Il kazako fece valere la maggiore esperienza, senza immaginare che quella vittoria sarebbe diventata, con il passare degli anni, una piccola medaglia da esibire. “Ricordo quella partita. Sinner era giovanissimo, ma giocava già benissimo. Si vedeva che aveva qualcosa di speciale. Mi aveva colpito soprattutto il suo atteggiamento: era molto aggressivo, concentrato, sicuro di sé. Credo che proprio questa fiducia nel suo tennis sia stata fondamentale per la sua crescita. Fin da giovanissimo credeva moltissimo nel proprio gioco e ha continuato a fidarsi delle sue caratteristiche. Non era facile prevedere che sarebbe diventato il numero uno del mondo e avrebbe vinto così tanti Slam, ma già allora aveva qualità diverse dagli altri. Colpiva con un’aggressività impressionante, realizzava tantissimi vincenti”. Poi arriva la battuta: “Sono contento di essere ancora in vantaggio 1-0 negli scontri diretti! È una bella statistica per me. Naturalmente so che allora era molto giovane, ed è anche per questo che sono riuscito a batterlo”.
VIDEO: Infortunio Sinner, Djokovic: “Dovrà gestire più problemi del solito al rientro”SINCARAZ
—Kukushkin ha attraversato vent’anni di tennis professionistico, affrontando generazioni diverse di campioni. Da Federer, Nadal e Djokovic fino ai due fenomeni che stanno dominando il circuito. E proprio a Sinner e Alcaraz dedica un’analisi interessante, soprattutto dal punto di vista tecnico. “Sono semplicemente a un altro livello. Riescono a fare cose che la maggior parte degli altri giocatori non può fare, credetemi. Sono incredibili fisicamente e atleticamente. Oggi tutti giocano in maniera aggressiva, colpiscono forte, sono preparatissimi. Ma loro hanno qualcosa in più”. Le differenze? “Jannik riesce a colpire fortissimo dalla linea di fondo, sembra che possa fare qualsiasi cosa con la palla. E ha migliorato moltissimo anche il servizio, un elemento fondamentale nel tennis moderno. Carlos, invece, può fare davvero qualsiasi cosa con la racchetta. Ha una smorzata incredibile, trova angoli straordinari”. Ma c’è un particolare di Alcaraz che impressiona soprattutto Kukushkin: “Il modo in cui usa le gambe. Se lo osservate attentamente, anche quando si sposta lateralmente non le distende quasi mai completamente. Rimane sempre molto basso, con le ginocchia piegate. È una cosa difficilissima dal punto di vista fisico, ma gli permette di essere aggressivo e allo stesso tempo costante. Ha una stabilità incredibile. Quando riesci a colpire così forte mantenendo quella regolarità, diventa difficilissimo affrontarti”.
EMOZIONI
—Per Kukushkin, intanto, è arrivato il momento dei saluti. Nato in Russia, diventato kazako nel 2008, ex numero 39 del mondo, ha scelto di congedarsi proprio ad Almaty, davanti al pubblico di casa e alla famiglia. L’ultima partita, persa contro Tsitsipas, ha chiuso una lunga storia professionistica. “È molto emozionante concludere la carriera qui, con i miei familiari sugli spalti. È qualcosa che ho sempre sognato. Sto cercando di godermi ogni secondo di questa esperienza”. Il torneo di Almaty è stato l’ultimo capitolo di una storia nel Paese che gli ha cambiato la vita. “Quando mi sono trasferito in Kazakistan ero intorno al numero 130 del mondo. Avevo la possibilità di entrare tra i primi cento, ma non riuscivo a fare quel salto. Attraversavo un momento difficile e non avevo il sostegno necessario. L’opportunità della Federazione kazaka è stata decisiva. Mi ha aiutato moltissimo, permettendomi di migliorare e restare nel circuito per tanti anni. È stata una scelta assolutamente giusta”. Nel suo album dei ricordi ci sono soprattutto le battaglie in Coppa Davis e le sfide contro i più grandi. “Giocare per il proprio Paese regala emozioni particolari. E poi ho avuto la fortuna di affrontare Federer, Nadal, Djokovic. Sono partite che ricorderò per tutta la vita”. Rimpianti? “Non ne ho di particolari. Certo, si può sempre pensare che qualcosa si sarebbe potuto fare meglio. Ma ho sempre cercato di dare il massimo. Mi sono goduto la carriera, è stata un’esperienza straordinaria”.
Leggi anche Sinner già in campo nel 2026? Il Six Kings Slam, lo slittamento e l'indizio sul posterLo sfogo di Atmane dopo la follia di Shanghai: "Insulti meritati, ma ho avuto problemi di salute...© RIPRODUZIONE RISERVATA