Solito copione: l'Inter parte male e Chivu la raddrizza coi cambi. Ma Bastoni centrale mai più...
La Gazzetta dello Sport

Solito copione: l'Inter parte male e Chivu la raddrizza coi cambi. Ma Bastoni centrale mai più...

Giovedì 22 ottobre 2026
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L'Inter si conferma pazza: contro lo Shakthar vince quando tutto sembra perduto, in 10, grazie a un invenzione di un 37enne (Mkhitaryan) per un Carlos Augusto che sta superando i limiti. Bastoni invece finisce espulso in una posizione non sua, come con l'Italia in Bosnia

L'Inter si conferma pazza: contro lo Shakthar vince quando tutto sembra perduto, in 10, grazie a un invenzione di un 37enne (Mkhitaryan) per un Carlos Augusto che sta superando i limiti. Bastoni invece finisce espulso in una posizione non sua, come con l'Italia in Bosnia

Sebastiano Vernazza Giornalista 22 ottobre - 08:46 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Che Inter sarebbe, se non vincesse così, in 10 contro 11, quando tutto sembra perduto? Viva l’Italia del 20 e del 21 ottobre, che alla terza giornata di Champions ha centrato quattro vittorie su quattro e ha lavato l’onta delle quattro sconfitte nel turno precedente. L’Inter, contro gli encomiabili ucraino-brasiliani dello Shakhtar, ci è arrivata per la via più tortuosa. Ha giocato un brutto primo tempo e per paradosso, ma neppure troppo, ha ritrovato se stessa, la sua anima di squadra folle, mai banale, quando, nel cuore della ripresa, si è ritrovata in dieci per il rosso a Bastoni, schierato al centro di una difesa a tre come nell’Italia dello spareggio con la Bosnia e come allora espulso.

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martinez decisivo

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Per essere chiari, mai più Bastoni in quella posizione, porta sfortuna. I tre punti raddrizzano la classifica Champions in chiave playoff, ma Chivu farà bene ad analizzare la prestazione nel complesso. Se guardiamo al gioco, non ci siamo ancora, e alcuni giocatori non performano, restano sotto standard. Altri, come Carlos Augusto, esplorano i propri limiti e li superano, però i rendimenti vanno equilibrati, per una media che deve essere superiore, pena altre sofferenze. Menzione speciale per Josep Martinez. La vittoria è in gran parte sua. Tre bellissime parate di “Pepo” hanno salvato l’Inter, una alla fine del primo tempo e altre due nei pressi del 90’. Criticatissimo fin qui per certi svarioni, forse ieri sera Martinez ha convinto gli interisti. “Pepo” è pazzo come l’Inter, non conosce medietà, tutto o niente.

inter inibita

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L’Inter è partita forte grazie a un regalo dello Shakhtar, un passaggio sbagliato di Ocheretko ha innescato una combinazione che ha liberato Bonny al tiro, bravissimo il portiere Riznyk a deviare. Un fuoco di paglia. Più scorrevano i minuti più si capiva come l’Inter rispettasse un po’ troppo i palleggiatori brasiliani dello Shakhtar e perdesse il controllo del gioco, fino a rattrappirsi, a sfilacciarsi, a perdere i collegamenti tra i reparti. L’Inter si è intruppata nel solito 3-5-2, con la novità di Bastoni centrale difensivo e con un atteggiamento meno spavaldo rispetto al Bruges. Sembrava inibita, timorosa di rischiare. Lo Shakhtar ha trascorso i primi venti minuti a difendersi con un 4-4-2 diligente, poi ha fiutato il vento, ha capito che non era contrario e ha acquisito fiducia. Fino a distendersi nel 4-1-4-1 o 4-3-3, dipendeva dai momenti e delle situazioni. Fino a prendere il comando, non per caso il primo tempo si è chiuso con un possesso a favore dello Shakhtar per 55 a 45, ucraini a un passo dal vantaggio poco prima dell’intervallo. Su un angolo da destra, Bondar è svettato di testa e ha costretto Martinez a un intervento prodigioso e riparatore dei vari errori compiuti fin qui dal portiere spagnolo. Nell’Inter, non funzionava il solito melenso palleggio e non si capisce perché si continui a insistere su un giro-palla stanco. Le rare volte in cui si puntava sulla verticalizzazione, si creavano dei pericoli. Per esempio, un lancio di Akanji ha pescato Bonny in area e il franco-ivoriano ha costretto Riznyk a un’altra parata di spessore. Spence, titolare a destra in luogo di Diouf, ha creato confusione, non ha spinto come ci si aspettava e ha difeso male, disorientato dalle scorribande centrali di Pedro Henrique, suo teorico dirimpettaio, di fatto quasi un trequartista aggiunto per i suoi inserimenti da sinistra al centro. Un’Inter prevedibile, a ritmi bassi e lontana dal livello di calcio che la Champions esige.

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L'Inter festeggia la vittoria. Getty

così ha battuto lo shakhtar

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L’Inter ha approcciato la ripresa con più convinzione. Immaginiamo che, come a Bologna, Chivu abbia sbraitato in spogliatoio durante la pausa. Per ottenere qualcosa di più, però, l’allenatore ha dovuto operare tre cambi. Fuori Spence, Dimarco e Calhanoglu, sostituzione quest’ultima che ha provocato una piccola crisi diplomatica, il turco non ha gradito. Dentro Zielinski, Bisseck e Diouf. E come era accaduto a Bologna, proprio Diouf ha subito innervato la fascia destra. Peccato che nel giro di due minuti Bastoni si sia fatto ammonire due volte, la prima per proteste e la seconda per una stupida manata a Ocheretko. Rosso inevitabile e karmico, Bastoni ha detto che la Champions non è un obiettivo dell’Inter ed è subito stato punito dagli dei della coppa più bella. Sotto di un uomo, Chivu ha deciso di togliere Bonny per inserire Mkhitaryan e lì ha vinto la partita, perché l’armeno con una giocata da fuoriclasse ha spedito Carlos Augusto in porta per la rete del successo. Poi Mkhitaryan si è divorato il 2-0 a porta aperta, ma che cosa si può rimproverare a un 37enne che dipinge ancora assist del genere? Il resto lo ha fatto Martinez — Pepo, non Lautaro, fuori per infortunio — con gli interventi straordinari su Newerton e Matviyenko nel finale, specie il secondo, un riflesso superlativo con un volo a ritroso. Notti simili alimentano il mito e la mitologia della pazzia dell’Inter e va bene così, come canta l’interista Vasco Rossi.

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