Carera: “Vi spiego la rivoluzione dei contratti delle stelle”
Ciccone, Ganna e Carapaz gli ultimi casi: sempre più spesso ci sono rescissioni anticipate e cambi di squadra, prima non succedeva mai o quasi. Parla l’agente di Pogacar
Ciccone, Ganna e Carapaz gli ultimi casi: sempre più spesso ci sono rescissioni anticipate e cambi di squadra, prima non succedeva mai o quasi. Parla l’agente di Pogacar
Ciro Scognamiglio Giornalista 22 ottobre - 10:59 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna rivoluzione in piena regola, che sta caratterizzando negli ultimi anni il mercato del ciclismo: la rescissione anticipata dei contratti tra corridore e squadre, con conseguente passaggio in un altro team. Nell’ultimo mese ci sono stati tre casi eclatanti a iniziare da Filippo Ganna, che ha lasciato Netcompany-Ineos per raggiungere Lidl-Trek. La stessa Lidl-Trek che ha salutato Giulio Ciccone, dal 2027 con la maglia della Pinarello-Q36.5. E poi Richard Carapaz, dalla Ef alla Nsn. Ma negli ultimi anni big del calibro di Remco Evenepoel, Juan Ayuso, Primoz Roglic pure hanno svoltato prima del previsto. Il mondo femminile non fa eccezione: vedi Paula Blasi, appena passata dalla Uae alla Movistar. L’unica eccezione sicura è Tadej Pogacar, legato a vita alla Uae. Ma perché succede? E quali sono le implicazioni economiche e sportive di questo fenomeno? Gazzetta.it ne ha parlato con Alex Carera, agente di Pogacar, Ciccone, Blasi e di tanti altri corridori di alto livello.
Carera, quali i motivi principali di questa chiara tendenza?
“Anzitutto, la durata media dei contratti si è allungata. Di molto. Dunque, la probabilità che per un contratto lungo si discuta, e si possa anche arrivare alla rottura, cresce. In sostanza: se gli anni di contratto sono solo due, e intervengono dei problemi, non si deve aspettare tanto per la scadenza e non vale neppure la pena scontrarsi. Si sta un anno con il broncio, magari, e poi si cambia. Ma se, per esempio, gli anni sono cinque, si può facilmente capire che è molto diverso”.
E poi?
“Il secondo motivo è ancora più determinante, tenendo presente che se si vuole rompere un contratto in essere, non bisogna solo discutere con un team, ma avere pronta l’alternativa di un altro team che ti prenda. Ecco: fino a 5,6 anni fa, nella maggior parte dei casi i proprietari delle squadre erano i team manager, spesso ex ciclisti. Non avevano visione a lungo termine, e non rischiavano l’eventuale pagamento di penali per prendere corridori di altre squadre”.
Adesso, invece?
“I proprietari dei team sono… gli sponsor stessi. Uae, Decathlon, Lidl, Red Bull, per fare degli esempi. Hanno una visione più manageriale, più a lungo termine. La squadra di ciclismo è un asset fondamentale dell’azienda, o del fondo, al contrario di prima dove spesso non c’era una visione imprenditoriale. E c’è maggiore tendenza ad essere più ‘aggressivi’ sul mercato, perché devono dare un valore all’investimento annuo sul ciclismo. Oltre al fatto che i capitali impiegati sono molto maggiori. Un cambiamento epocale”.
Quale si può considerare il momento di inizio di questa tendenza?
“L’addio anticipato di Cian Uijtdebroeks alla Bora per passare alla Visma, dicembre del 2023, con una rilevanza mediatica importante e due top team coinvolti. Fino a quel momento, i casi di rottura anticipata del contratto erano 1 ogni 3 anni, ora sono circa 10 all’anno. E poi, i capitali sono aumentati enormemente: nel 2020, se un team aveva 25 milioni di budget, poteva considerarsi ricco. Ora, sarebbe nelle ultime cinque posizioni”.
L’eccezione resta Tadej Pogacar?
“Sì, perché ha un valore troppo alto, la clausola è quasi simbolica: Tadej è andato oltre i confini del ciclismo”.
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