Hamilton: "Io fiero di Kimi, merita il Mondiale". E poi scende in campo pro Palestina
Alla vigilia del Gran Premio di Austin il pilota inglese ha parlato del possibile titolo iridato di Antonelli, della strategia sbagliata in Singapore e della futura gara in Ruanda. E poi ecco la sua battaglia per i diritti civili: "Dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan e la Palestina..."
Alla vigilia del Gran Premio di Austin il pilota inglese ha parlato del possibile titolo iridato di Antonelli, della strategia sbagliata in Singapore e della futura gara in Ruanda. E poi ecco la sua battaglia per i diritti civili: "Dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan e la Palestina..."
Chiara Servino 22 ottobre - 22:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Un consiglio per Kimi? Rallenta" Lewis Hamilton sorride, ma il messaggio ad Antonelli è tutto meno che una provocazione o una presa in giro. Il ferrarista guarda con ammirazione alla crescita del giovane italiano, protagonista di una stagione che lo ha portato a confrontarsi con i migliori della F1."Sta mostrando una grande calma, sono molto fiero di lui, di come interagisce con i piloti, con il mondo dei media". E anche se Lewis non è più il pilota di punta della Mercedes è contento del suo successore: "Anche se non fa parte del mio team, corre per una squadra che conosco molto bene quindi dovesse vincere ne sarei contento". E chiude con la sentenza: "Kimi si merita il titolo".
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—Dopo la strategia sbagliata a Singapore, il presente di Lewis sembra ancora incerto e il pilota Ferrari non vuole creare false aspettative per il weekend ad Austin: "Non so se potremo vincere, se guardiamo alle prestazioni di quest'anno siamo cambiati tanto. Prima andava forte la McLaren, adesso la Red Bull è molto competitiva ed è stata fantastica nelle ultime due gare. Siamo tutti molto vicini, spero che riusciremo a mettere la macchina nelle condizioni migliori". Insomma, per Hamilton l'obbiettivo per questo weekend sarà cercare di sfruttare ogni occasione per portare un risultato alla sua scuderia. È con questa stessa mentalità che i britannico aveva approcciato il Gran Premio di Singapore dove però una scelta sbagliata lo ha portato a perdere posizioni e precipitare dalla terza alla sesta. "Penso ci sia solo da imparare da queste situazioni, ammetto che non sono stato bene nei giorni successivi ripensandoci". La scelta di restare fuori dai box è stata presa in pochissimo tempo e con il desiderio di distaccarsi dal compagno: "Se sono in quella posizione (3°) cerco sempre di fare qualcosa che mi porti a vincere. Non voglio fare qualcosa di uguale a Charles, superando la pitlane mi sono reso conto di aver sbagliato scelta. Mi sono preso le mie responsabilità e basta". Nonostante la strategia sbagliata Lewis rimarca la sua posizione e conferma la volontà di mantenere la sua indipendenza: "Credo che il mio ruolo in Ferrari sia continuare a sfidare il team e me stesso. Ho sempre fatto così sono arrivato fino a qui facendo così". Poi aggiusta il tiro: "Non sono sempre propenso a discostarmi dal team, diciamo che cercherò di non commettere più questi errori".
La f1 in africa
—C'è poi una battaglia che Hamilton porta avanti da anni: riportare la Formula 1 in Africa. Lewis ha raccontato di essersi impegnato molto per riuscire nell'impresa, di aver avuto innumerevoli telefonate con i rappresentanti dei paesi, e incontri con Domenicali per trattare il tema. L'obiettivo focale non è quello di aggiungere una data al calendario ma portare visibilità a realtà raccontate in modo parziale. "È un Continente che merita di avere gare di Formula 1. Non parlo di un singolo Stato, ma dell'intero continente, che è straordinario, con culture bellissime e persone incredibili. Vorrei che il mondo conoscesse queste realtà". L'annuncio del ritorno della Formula 1 in Africa è stato accolto in modi molto diversi, tra molti entusiasti e altri meno convinti, che hanno accusato il Ruanda di sportwashing. Hamilton non ignora i problemi del Paese: "Andare lì non significa cancellare quello che sta succedendo, ma spero che possa spingere le persone a informarsi sempre di più su quello che accade e su quello che è accaduto per secoli anche a causa del colonialismo dell'occidente. Spero possa essere una scintilla per iniziare una conversazione sul tema. Dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan e la Palestina e tutti i paesi che hanno bisogno di libertà". Vegano, ambientalista e pacifista convinto, Lewis si batte da sempre per il rispetto dei diritti umani, e usa la sua voce per raccontare storie poco viste dai media. Oggi ha condiviso con i suoi 44 milioni di followers su Instagram una galleria fotografica sui giovani skateboarder palestinesi e come continuano a praticare il loro sport tra le macerie.
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