Ringiovanire le cellule per curare le malattie dell'età? Forse si può
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Ringiovanire le cellule per curare le malattie dell'età? Forse si può

Venerdì 23 ottobre 2026
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La FDA americana ha autorizzato uno dei primi studi clinici sulla riprogrammazione cellulare. L'obiettivo è recuperare le funzioni compromesse dall'età, a partire dalla vista

La FDA americana ha autorizzato uno dei primi studi clinici sulla riprogrammazione cellulare. L'obiettivo è recuperare le funzioni compromesse dall'età, a partire dalla vista

Eugenio Spagnuolo 23 ottobre - 08:58 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L'idea di riportare indietro l'orologio biologico delle cellule circola da anni nei laboratori della longevità, accompagnata da promesse formidabili e non poche incognite. Finora, però, il ringiovanimento cellulare mediante riprogrammazione epigenetica apparteneva soprattutto al mondo dei piccoli animali da laboratorio. Ma qualcosa potrebbe essere cambiato: tre persone con glaucoma hanno ricevuto negli Stati Uniti una terapia sperimentale progettata per riportare le cellule danneggiate dell'occhio verso uno stato biologicamente più giovane. Si tratta di uno dei primi studi clinici autrizzati dalla Food and Drug Administration (FDA) americana basati sulla riprogrammazione cellulare, una tecnica che punta a ringiovanire le cellule per recuperarne le funzioni compromesse dall'età o da una malattia. In due pazienti, dopo otto settimane, i test hanno registrato primi segnali di miglioramento del campo visivo.E se è prematuro parlare di vista "rigenerata", i tempi sono maturi perché la sperimentazione prosegua anche su altri volontari. 

nuova terapia

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La terapia si chiama ER-100 ed è stata sviluppata da Life Biosciences. Il bersaglio sono le cellule gangliari della retina, neuroni che collegano l'occhio al nervo ottico e nel glaucoma possono perdere progressivamente la capacità di trasmettere al cervello i segnali visivi. Un'idea frutto delle ricerche dello scienziato giapponese Shinya Yamanaka, premiato con il Nobel nel 2012 per aver scoperto come riportare cellule adulte a uno stato simile a quello embrionale.Il problema è che, durante il processo, le cellule possono perdere le loro caratteristiche originarie e cominciare a moltiplicarsi senza controllo, con il rischio di sviluppare tumori. Per ridurre il rischio, il gruppo di David Sinclair (foto in basso), genetista della Harvard Medical School e cofondatore di Life Biosciences, ha scelto una riprogrammazione parziale, utilizzando solo tre dei quattro fattori di Yamanaka, ossia proteine capaci di modificare l'attività dei geni. L'obiettivo è far recuperare alle cellule dell'occhio alcune caratteristiche della giovinezza, senza trasformarle in cellule staminali. "Stiamo invertendo scientificamente l'età epigenetica per ripristinare una funzione giovanile", ha spiegato Sinclair a Time. 

Il precedente importante risale al 2020. In uno studio pubblicato su Nature, Yuancheng Lu, Sinclair e colleghi mostrarono che l'espressione dei tre fattori di riprogrammazione nelle cellule della retina dei topi poteva ripristinare alcuni meccanismi di regolazione del DNA tipici delle cellule più giovani, favorendo la rigenerazione delle connessioni nervose e recuperando parte della funzione visiva. Il passo alla sperimentazione umana è stato relativamente breve: i primi tre partecipanti hanno ricevuto una singola iniezione nell'occhio di ER-100 e assunto doxiciclina per otto settimane. L'antibiotico funziona in pratica come un interruttore, permettendo di attivare il processo di riprogrammazione e poi spegnerlo. Fino al giorno 56 non sono stati osservati eventi avversi attribuiti alla riprogrammazione; gli effetti segnalati erano legati all'iniezione. Due persone hanno inoltre riconosciuto nei test punti luminosi in zone del campo visivo che prima percepivano peggio. Il comitato indipendente di sicurezza ha così autorizzato il passaggio a una dose tre volte superiore. 

longevity valley

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Ed è qui che un piccolo esperimento sull'occhio incontra una delle scommesse più ricche della ricerca sulla longevità. Come racconta Business Insider, la riprogrammazione cellulare sta attirando capitali da alcuni dei più importanti miliardari della Silicon Valley. Altos Labs, sostenuta da Jeff Bezos, ha assunto Joan Mannick, esperta di sperimentazioni cliniche, per guidare lo sviluppo dei propri prodotti. New Limit, finanziata anche dal Founders Fund di Peter Thiel, ha raccolto 435 milioni di dollari e punta ad avviare nel 2027 studi sull'uomo riguardanti la riprogrammazione delle cellule epatiche. Anche Retro Biosciences, sostenuta da Sam Altman, lavora sulla stessa tecnologia. L'interesse, del resto, va ben oltre il recupero della vista: Michael Ringel, direttore operativo di Life Biosciences, ricorda che negli animali sono stati ottenuti risultati promettenti anche per l'artrite e l'ipertensione, e c'è speranza anche per le malattie epatiche e neurodegenerative. 

L'ambizione è arrivare a una tecnologia capace di intervenire contemporaneamente su più malattie legate all'invecchiamento. Ringel parla addirittura di una possibile "chiave universale", pur riconoscendo che la sua efficacia dovrà essere dimostrata. James Tsai, specialista del glaucoma del Mount Sinai non coinvolto nello studio, però invita a non correre troppo: il miglioramento osservato potrebbe derivare da una migliore trasmissione dei segnali nelle cellule ancora funzionanti, senza implicare una vera rigenerazione dell'occhio. "Abbiamo bisogno di molte più informazioni per dire che siamo davvero al Santo Graal dell'inversione della perdita della vista", ha spiegato. E per ora sono tre pazienti. Ma è anche vero che è la prima volta che una tecnologia nata per ringiovanire cellule anziane arriva fino alle persone e mostra, insieme alla tollerabilità iniziale, un segnale misurabile di recupero funzionale.

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