Winks: "Conte mi ha cambiato, grazie a lui ho scelto la A. E l'Italia è un Paese bellissimo"
Il centrocampista del Cagliari ha sposato la sua Lowri a Portofino: "Gli inglesi scelgono la A perché si cura il gioco, la vedono come un'opportunità. La mia vita è stata il Tottenham, ma ora è solo Cagliari"
Il centrocampista del Cagliari ha sposato la sua Lowri a Portofino: "Gli inglesi scelgono la A perché si cura il gioco, la vedono come un'opportunità. La mia vita è stata il Tottenham, ma ora è solo Cagliari"
Francesco Velluzzi Giornalista 23 ottobre - 08:36 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’amore fa miracoli. Harry Winks e Lowri si sono innamorati dell’Italia a tal punto da sposarsi a Portofino a giugno. L’hanno scoperta quattro anni fa quando quello che oggi è il playmaker del Cagliari decise di lasciare l’Inghilterra, la Premier, il suo Tottenham per una nuova esperienza, alla Sampdoria. Genova per loro. Lui, Lowri e l’inseparabile cocker Belle (da 18 mesi c’è anche Manowe). "A 27 avevo voglia di cambiare. Volevo la Spagna o l’Italia. Parlai con Fabio Paratici, allora al Tottenham, e il mio manager (allenatore) Antonio Conte e mi hanno descritto la Samp come un club con tifosi fantastici e una grande storia. Il tecnico Marco Giampaolo mi voleva. Ho riflettuto. Ma volevo un calcio basato su nuovi concetti tattici".
VIDEO: "Ti do uno schiaffo": Spalletti-Pisacane rissa sfiorata, l'arbitro li espelle. Il VIDEOConte è stato importante nella sua carriera, quindi.
"Ho avuto tanti allenatori in carriera, ma lui è stato il primo vero tecnico con cui ho capito il calcio in modo diverso, tatticamente. Mi sono trovato molto bene".
Cosa significano 20 anni al Tottenham? Ci è entrato da bambino. La sua famiglia l’ha trascinata nel calcio?
"Mio papà, che oggi si occupa di sicurezza e videosorveglianza, ha giocato nella cittadina in cui sono nato, Hemel Hempstead. Ho cominciato a 5 anni. Mi accompagnava lui (mamma porta il cibo agli anziani in difficoltà), come finiva di lavorare, due volte a settimana. La mia vita è stata il Tottenham. Ma ora tifo per la squadra in cui gioco: il Cagliari".
L’esperienza da titolare in una finale di Champions League, anche se persa contro il Liverpool (2019), resta l’apice di una carriera che l’ha anche vista 10 volte nella Nazionale inglese?
"Il risultato è stato triste, ma l’esperienza è stata fantastica. In particolare tutto quel che ha preceduto l’appuntamento. È stato fantastico giocare con calciatori straordinari".
Ad esempio Harry Kane in ballo per il Pallone d’oro. Lo merita lui o Lamine Yamal? Kane è il più forte compagno avuto?
"Lo merita Kane. Un campione incredibile per mentalità. Ha lavorato duro. Ma il migliore con cui ho giocato è Moussa Dembélé, il belga. Da lui ho imparato tantissimo per la mia crescita".
Comunque, tornando al suo innamoramento per l’Italia, oggi si sta invertendo la tendenza e ci sono 18 inglesi che hanno scelto la serie A che prima snobbavano. Perché?
"Credo che oggi guardino alla A con maggior serietà, a un’opportunità interessante. Certo significa uscire dalla propria confort-zone, ma conoscono un calcio diverso che apprezzano. In Premier conta la fisicità, la forza, la potenza atletica. Invece in serie A si gioca a calcio. Si approfondiscono gli aspetti tattici. Vedo come si diverte a giocare uno come McTominay. E poi ci sono i tifosi che hanno una passione diversa, viscerale. Per esempio a Cagliari tutto va oltre il club, c’è l’entusiasmo di un’isola intera. E’ bello giocare per loro".
Bisogna adattarsi a una vita diversa. Sa le battute sul cibo... Mi tolga una curiosità: cosa mangia a colazione e nei pasti?
"Uova e avocado. Poi verdure fresche e pesce. Amo il caffè italiano. Ma il cibo è uno dei motivi per cui si sceglie l’Italia. E’ straordinario. In Inghilterra non è una priorità. Il nostro portiere Caprile mi spiega che il pesce non puoi mangiarlo insieme a pollo e carne".
Prima di Cagliari c’è stata la Samp. Non è andata benissimo. Ebbe un infortunio. Poi però l’avvocato Antonio Romei, allora a Genova e oggi consulente legale rossoblù, ha fatto il suo nome.
"E’ stata un’esperienza diversa rispetto al Tottenham, anche come strutture. A Genova tifosi e proprietà erano in conflitto. Ho dovuto affrontare situazioni insolite come i ritardi nei pagamenti e le forti tensioni con la tifoseria. Ma è stato il luogo in cui ho cominciato a concepire il calcio in modo diverso. Genova mi piace ancora molto. Quella di Romei è stata una figura straordinaria sia alla Samp che per il mio approdo a Cagliari. Mi aveva già accennato dell’interesse del club a gennaio. In estate ci siamo riparlati e gli ho detto quanto mi sarebbe piaciuto venire a Cagliari. Credo che mi abbia aiutato parlando col club. Ho firmato un biennale. Mi trovo bene, è un luogo meraviglioso. Mi ha aiutato anche parlare con l’allenatore Fabio Pisacane. Uno che è destinato a fare molta strada. Una persona onesta".
Lei ha avuto al Leicester, ultima esperienza inglese, anche Enzo Maresca. Sa che è stato a Cagliari da calciatore?
"Certo. E ne abbiamo parlato. Poi mi sono confrontato con Pisacane. Che vede il calcio come Enzo. Maresca mi ha fatto crescere. Lo apprezzo tanto e sono ancora in contatto con lui. Mentre non ho sentito colleghi. In Inghilterra i rapporti sono diversi, non si è amici, ma colleghi".
Perché Tottenham e Leicester sono in crisi?
"Vanno risolte le questioni interne. Al Leicester c’erano parecchi problemi all’interno del club".
Torniamo al Cagliari: che squadra è, obiettivi? Romano può diventare un big?
"Good player, ha la mentalità giusta. Il primo obiettivo deve essere mantenere la categoria. La squadra è forte, lo staff è valido. Siamo giovani, ma all’interno c’è anche esperienza. Quel che ho notato subito è che è una squadra umile. Ma non bisogna mai smettere di lottare".
Cosa le chiede Pisacane?
"Da quando sono arrivato vuole che io sia un leader, specialmente per i più giovani. E che parli in campo. Per lui devo essere quello che si fa dare la palla, che detta i tempi e cerca di controllare la partita. Chiede che guidi la squadra e che sia quasi un allenatore aggiunto in campo".
Si è fatto sentire dopo il 4-0 di Monza?
"A caldo bisogna mantenere la calma. Ci ha detto di stare tranquilli. A Monza dopo il secondo gol c’è stato un calo. La cosa più importante è stare umili e combattere sempre. Credo che tutti abbiano compreso questo aspetto".
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