Signori: "Con la maglia azzurra la mia terza vita. Scommesse? Mi hanno assolto, ma ho ancora gli incubi"
L'ex centravanti di Lazio e Bologna sarà il capo delegazione dell'Italia Under 20: "Ai giovani parlerò di responsabilità, sacrificio e passione"
L'ex centravanti di Lazio e Bologna sarà il capo delegazione dell'Italia Under 20: "Ai giovani parlerò di responsabilità, sacrificio e passione"
Matteo Dalla Vite Giornalista 23 ottobre - 08:34 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Baggio e Signori prima di un Brescia-BolognaAvere un nonno come Giuseppe Signori, col ciuffo da Beppegol e una vita da biblioteca, sa di privilegio e arricchimento. Nonno felice. Beppe sorride con orgoglio, la sua nipotina ha tre anni, lui ha sei figli e quindi non c’è dubbio che coi ragazzi ci sappia fare, vista anche l’Academy a suo nome. Protezione, insegnamenti, calcio e astuzie calcistiche, umanità, ironia, esperienza, qualità: nel nuovo Beppe Signori capo-delegazione dell’Under 20 di Carmine Nunziata – il suo debutto avverrà il 12 novembre contro il Portogallo a Padova - c’è tutto questo e anche altro. Per esempio una dedica. Doppia. "La prima va a Giovanni Malagò. La seconda a me stesso: diciamo che entrambi hanno creduto in Signori. Perché questo nuovo incarico che mi inorgoglisce profondamente arriva anche dalla mia testardaggine. O, diciamo, dall’aver avuto due p... così". E si parte da qui, trattando anche quella “notte” durata ingiustamente dieci anni per l’inchiesta-scommesse. Una notte che porta ancora incubi.
Signori, è la sua terza vita?
"In fondo è poi una ruota che gira: dopo anni che girava male adesso ha girato bene. Devo dire che assomiglia anche un po’ alla mia carriera: gli anni fantastici fra Foggia e Lazio, poi il buio e la rinascita a Bologna. E allora sì, diciamo che è proprio un po’ la mia terza vita".
Lei ha incontrato Giovanni Malagò al Dall’Ara per Italia-Turchia. E’ nato tutto lì.
"Più o meno sì. Io e lui abbiamo un grande rapporto da molti anni, ci siamo salutati, abbiamo fatto due chiacchiere veloci e mi ha detto: “Non ti preoccupare che poi ti chiamo”. Ecco: a volte, sa com’è, diventa un modo dire ma con Giovanni no, quel suo “ti chiamo” sapeva di concreto, di “ti chiamo” veramente. È successo e ne sono felice. Non vedo l’ora di cominciare e, in un certo senso, ricominciare in questo ruolo differente. Sono molto, molto motivato".
Le prime tre cose che direbbe adesso se fosse davanti ai suoi nuovi ragazzi?
"Utilizzerei tre parole-chiave: responsabilità, passione e sacrificio. Il messaggio è raccontare la bellezza di poter indossare la maglia del proprio paese, perché ogni bambino ha quel sogno e per portare avanti quel sogno serve impegno, costanza, sacrificio e la passione, perché è quella che ti dice che fai un lavoro che adori e che va preso con estrema serietà ma anche come divertimento".
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"Tutti e tre abbiamo vestito la maglia dell’Italia, insieme parliamo di più di mille presenze in Serie A, di un vissuto che può essere insegnamento. Fra l’altro, andrò a lavorare assieme a ragazzi coi quali, tre su quattro, ho giocato: Nunziata ha fatto le giovanili dell’Inter con me e poi ci siamo trovati a Foggia, con Ferron abbiamo fatto sei mesi alla Samp, con Matteo Brighi a Bologna".
Amici quindi. Un curiosità: ha ancora gli incubi legati a quei 10 anni vissuti a lottare contro la falsa accusa nell’inchiesta-scommesse?
"Ormai gli incubi fanno parte della mia vita ma almeno ora (sorride, ndr) hanno un finale molto diverso. Quando è successo tutto ho semplicemente pensato che sarebbe stato inutile piangersi addosso, serviva reagire".
Anche questo può essere un tema per i giovani azzurri.
"Quella parte della mia vita non la auguro a nessuno, quando nel febbraio 2021 mi hanno assolto con formula piena ho pensato che quei dieci anni nessuno me li ridarà. Ma mi hanno fortificato, reso più consapevole e fatto anche capire chi c’è stato davvero e chi no, chi è rimasto e chi a un certo punto non si è visto né sentito più".
Il messaggio più bello ricevuto davanti all’ufficialità della nuova carica da capo-delegazione?
"Tanto affetto da parte di moltissime persone, tante congratulazioni, nel calcio e fra gli amici più cari, stretti. Ringrazio ogni persona: ho cercato di rispondere a tutti e spero di averlo fatto...".
Sono arrivati anche messaggi di chi in quei dieci anni di sue lotte era sparito?
"Per educazione ho risposto anche a quelli. In tanti sparirono...".
Beppe Signori piace in maniera trasversale: oltre alla gioia di poterlo constatare, perché?
"Perché ho sempre vissuto la mia vita e la mia carriera cercando di essere un riferimento, anche un esempio. Quando lasci segni importanti, e ho smesso nel 2004, la gente la ritrovi, ti ferma per strada. “Sai, sono diventato laziale grazie a te” mi ha detto un signore pochi giorni fa. Sono stato capitano in due club (Lazio e Bologna, ndr) ed esserlo significa metterci sempre la faccia, arrivare per primo e andare via per ultimo, esserci per chi ha bisogno, avere l’atteggiamento giusto sempre, fuori e dentro".
Capodelegazione dell’Under 20 azzurra: lei a vent’anni com’era?
"Ero a Foggia e avevo prima di tutto l’attitudine a imparare. Ho letto una frase prima, che è verità assoluta e che non scade mai: il talento da solo non basta. Non basta mai. Servono sacrifici, costanza, anche rinunce, allenamenti duri. Se vuoi arrivare, poi, non ti devi sentire mai... arrivato: quando vinsi per la prima volta la classifica cannonieri guardavo già oltre. Per arrivare a rivincerla".
Ma... anche fra i ragazzi dell’Under 20 esporterà la sfida del Buondì Motta, quello da finire in 30 passi?
"È una sfida vecchia (sorride, ndr) ma sempre valida. E sa perché? Perché nessuno fino ad oggi l’ha mai vinta...".
Chiudiamo: come sarà “nonno” Beppegol coi suoi nuovi ragazzi?
"Intanto mi lasci dire: diventare nonno è una delle gioie più grandi della vita perché segue un percorso di affetti e amore. E comunque, beh, ai ragazzi posso fare anche da papà se vogliono eh...".
Gol. Beppegol.
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