L'Inter aspetta gli inglesi: Spence resta un'incognita, per Stones e Jones il rientro è vicino
I “Tre Leoni” non hanno ancora giocato insieme, ma i due fermi ai box possono tornare prima della sosta
I “Tre Leoni” non hanno ancora giocato insieme, ma i due fermi ai box possono tornare prima della sosta
Guendalina Galdi Giornalista 23 ottobre - 12:45 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleAncora non ha giocato novanta minuti complessivi con la sua nuova squadra ma al momento è l’unico inglese a disposizione di Cristian Chivu. Djed Spence c’è, dopo un paio di mesi in cui ha corso soltanto ad Appiano Gentile, ma resta ancora un’incognita. Contro lo Shakhtar è arrivata la sua prima da titolare con l’Inter e "abbiamo scelto lui per avere gamba in ripartenza e copertura sui loro due esterni, veloci e bravi dal punto di vista tecnico" ha detto il suo allenatore. Peccato però che di tutto questo si sia visto ben poco. Sia martedì nella serata di Champions League, sia in generale negli 88 minuti in cui in totale si è visto l’ex Tottenham fin qui. L’ultima gara che l’inglese aveva giocato dal primo minuto era stata la finalina del Mondiale contro la Francia, ma di quello Spence americano — tanti sprint e grandi rientri e recuperi difensivi — a Milano non c’è traccia. L’Inter lo aspetta ancora, i tifosi anche.
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—Il fantasma di Dumfries continua ad aleggiare sulla corsia di destra, territorio di proprietà inglese (almeno sulla carta) ma con un’importante influenza francese, leggi Diouf. Chivu ha sempre protetto la sua novità di fascia evitando qualsiasi paragone col passato. E a ragione, anche perché Djed deve calarsi in un sistema di gioco diverso. Esterno a destra, sì, ma in nerazzurro gioca nella linea a cinque in mezzo, altra cosa rispetto a una difesa a quattro. Diversamente terzino. Qui i compiti di spinta sono decisamente maggiori e allo stesso tempo gli obblighi difensivi restano quasi invariati. All’Inter gli viene chiesto di fare da pendolo sulla sua corsia, sfruttando le sovrapposizioni di Barella, con licenza di accentrarsi oppure di andare in fondo e cercare le torri lì davanti. Qualità, queste, che appartengono all’inglese e che hanno convinto l’Inter a puntare su di lui in estate e a strapparlo agli Spurs per 35 milioni bonus compresi. È tutto parte del pacchetto Spence che però all’ombra del Duomo ancora deve esprimersi al suo massimo. Un gigante assopito di cui la squadra di Chivu ha bisogno ma che deve riprendersi da quei due lunghi mesi lontano dal campo. Parentesi lunga che in qualche modo giustifica anche quel suo fare ancora confusionario in campo; un’attenuante per l’unico inglese ora a disposizione, quello che di fatto ha iniziato la stagione il 10 ottobre...
Infermeria british
—E nel momento in cui Spence è tornato a disposizione, l’Inter ha dovuto rinunciare agli altri due “Leoni”. Tutti e tre a disposizione, la squadra non li ha mai avuti. In campo insieme, nemmeno a dirlo. Potrà diventare una primizia dell’autunno inoltrato, o almeno è quello che si augurano Chivu e il club. Significherebbe avere i tre nuovi dell’estate scorsa in contemporanea a pieno regime, a faticare per il primato in classifica e per non ridimensionare troppo le ambizioni di Champions. John Stones e Curtis Jones hanno preso il posto di Spence in infermeria ed entrambi continuano con i rispettivi programmi di recupero. Jones (come Pavard) dovrebbe tornare ad allenarsi in gruppo la prossima settimana; se tutto procederà nel verso giusto, l’intenzione è riaverlo almeno convocabile per il prossimo impegno europeo, in trasferta col Feyenoord il 3 novembre. Stones, invece, è più indietro. Alla parola “cautela” qui è indispensabile accompagnare una buona dose di pazienza in più. Ma, salvo ricadute o problemi durante il percorso, la speranza di rivederlo contro il Como — ovvero prima della prossima sosta — non è utopia. E non lo è nemmeno un’Inter all’inglese, anche se fin qui non si è proprio vista.
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