Baggio, il rigore di Pasadena e un dolore ancora vivo: il sortilegio di Usa '94
La Gazzetta dello Sport

Baggio, il rigore di Pasadena e un dolore ancora vivo: il sortilegio di Usa '94

Venerdì 23 ottobre 2026
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La storia del rigore sbagliato da Roberto Baggio nella finale di Usa '94 contro il Brasile: tra infortuni, il caldo di Pasadena e il ricordo di Ayrton Senna

Questa non è la storia di una maledizione, ma di un sortilegio. Ovvero di un incantesimo, di una pratica magica che, all’improvviso, in una bollente giornata d’estate, nel luglio del 1994, si è manifestata in tutta la sua potenza e violenza. Lasciando sul campo tracce di dolore, un dolore che il tempo non ha attenuato perché quando è vero, profondo e intenso quello non ti abbandona mai per il resto dell’esistenza. Unica soluzione: conviverci, cercare di fare pace con lui, non affrontarlo di petto e sfidarlo, sarebbe come consegnarsi al nemico. L’incantesimo, dunque. Siamo al Mondiale di Usa ’94, l’Italia di Arrigo Sacchi è in finale. Se la giocherà contro il Brasile. Come siano arrivati fino lì gli azzurri non lo sanno, forse non se ne rendono conto. A una manciata di minuti dal termine della sfida contro la Nigeria, valida per gli ottavi di finale, l’Italia è fuori, imbarcata sull’aereo di ritorno tra mille polemiche, mille critiche e parecchi insulti. Poi una lampadina accende e Roberto Baggio, il più talentuoso dei nostri eroi, fa il miracolo, neanche fosse un santo venerato e adorato da un intero popolo. Due gol, qualificazione ottenuta, Sacchi finalmente felice (anche se mai rilassato), i giocatori piegati sulle ginocchia per la fatica, i muscoli che urlano, le energie che ormai non ci sono più. E dopo i quarti di finale contro la Spagna e la semifinale contro la Bulgaria: tutto ok, Roberto Baggio il Codino s’inventa cose che neanche il mago Houdini avrebbe immaginato e l’Italia che ha deluso nella prima parte del torneo vola a Pasadena per giocarsi il titolo di campione del mondo. 

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