Migliora "come un vino": dall'ipotesi ritiro a uomo chiave, così Mkhitaryan è l'arma in più dell'Inter
L'ex Roma subentrato e decisivo sia a Bologna in campionato che contro lo Shakhtar in Champions. Il rinnovo di contratto mirava proprio a questo: pochi minuti, molta incisività
L'ex Roma subentrato e decisivo sia a Bologna in campionato che contro lo Shakhtar in Champions. Il rinnovo di contratto mirava proprio a questo: pochi minuti, molta incisività
Gregorio Spigno Giornalista 23 ottobre - 17:19 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa professionalità di Henrikh Mkhitaryan nasce da lontano. Una percorso lunghissimo, partito dall'Armenia e successivamente diviso tra Ucraina, Germania, Inghilterra, Italia. Ovunque sia andato, Miki ha insegnato l'arte del riposo, l'importanza dell'allenamento, educazione, rispetto. E, forse, è proprio per questo motivo che anche a 37 anni l'armeno continua ad incidere ai massimi livelli in nerazzurro. Nel giro di una settimana scarsa la giocata visionaria per mandare Carlos Augusto a servire l'assist per il 3-1 di Bonny a Bologna, qualche giorno più tardi il lancio con cui ha nuovamente mandato in porta il brasiliano, questa volta in versione bomber, per l'importantissimo graffio decisivo contro lo Shakhtar in Champions League.
Se l'Inter può ancora sperare nella qualificazione diretta agli ottavi, almeno parte del merito va a proprio a Mkhitaryan. Subentrato e decisivo, sempre al top nonostante un minutaggio parecchio ridotto, merito di una disciplina decisamente fuori dal comune. Del resto, il rinnovo di contratto arrivato l'estate scorsa, quando l'ex United e Arsenal ragionava profondamente sul ritiro, era arrivato proprio per spezzoni come questi. Cristian Chivu, l'uomo che ha mosso i fili per convincere Miki a prolungare, non avrebbe mica spinto tanto forte senza averne motivo. Ed è già stato ripagato: "Per esperienza e professionalità ci dà tanto - ha riconosciuto il tecnico nerazzurro -. Per come si allena e come si comporta, rappresenta un esempio per tutti. Questo gruppo ha bisogno di una persona come lui".
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—Il compagno di reparto Barella, invece, dopo la partita contro la squadra di Arda Turan ha utilizzato l'accostamento al vino (diciamolo: un po' banale), ma è innegabile che l'armeno "più invecchia e più migliora. È un nostro punto fermo. Quando entra dà sempre il massimo". La gestione dei muscoli ormai naturalmente usurati di Mkhitaryan va precisamente in questa direzione: quando serve, subentra. E spacca le partite con giocate da urlo come a Bologna o contro lo Shakhtar a San Siro. Osservando la classifica relativa al minutaggio generale dell'Inter, non a caso, il nome di Miki figura tra gli ultimi dell'intera rosa: meno dell'"armeno che va come un treno" - come è stato ribattezzato all'interno dello spogliatoio nerazzurro - solo Stanovic, Spence (fresco di rientro) e Stones (ancora infortunato). Ma al tramonto di una carriera ogni minuto vale oro e va sfruttato al massimo, esattamente come sta facendo Mkhitaryan in questa ultima stagione da professionista. Cosa riserverà il futuro non si sa, ma intanto l'Inter si gode l'esempio di Miki.
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