Filip saracinesca, Ale al debutto: Venezia-Inter, si scrive la favola degli Stankovic
La Gazzetta dello Sport

Filip saracinesca, Ale al debutto: Venezia-Inter, si scrive la favola degli Stankovic

Mercoledì 28 ottobre 2026
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I due figli di Dejan si sfidano in Venezia-Inter: l’infanzia ad Appiano, il mito Mihajlovic. E in futuro...

I due figli di Dejan si sfidano in Venezia-Inter: l’infanzia ad Appiano, il mito Mihajlovic. E in futuro...

Filippo Conticello Giornalista 28 ottobre - 07:52 - MILANO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

D rvo se na drvo naslanja, dice il saggio a Belgrado. “Un albero si appoggia a un altro albero”. L’antico adagio serbo ha portato Filip e Aleksandar Stankovic fino alla Laguna, dove oggi si compie il destino di famiglia: a Venezia si gioca la prima sfida tra gli eredi del grande Dejan. Sono figli del centrocampista tripletista, ma figli anche dell’Inter, che li ha cullati sin da bambini prima che i destini si separassero. Al Penzo Filip, classe 2002, proverà a strabiliare come l’ultima volta contro il Napoli, stavolta contro il miglior attacco della A, mentre Aleksandar, tre anni più giovane, dovrebbe avere finalmente l’agognata prima da titolare. Un debutto da libro cuore, contro la squadra del fratellone: forse questa attesa lunga due mesi aveva un senso.

Aleksandar e Filip Stankovic

Favola

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Gli Stankovic si appoggiano davvero l’uno all’altro, come alberi. Hanno imparato a farlo a distanza, adesso che uno vive nella vecchia casa di famiglia a Milano e l’altro scopre la magia delle calli a Venezia. Di solito incastrano i giorni liberi per ritrovarsi, ma ci sono sempre nei momenti che contano. Ad esempio, quando quest’estate Ale è stato ricomprato dall’Inter, ad assistere alla firma in sede c’era proprio Filip. E con loro, Stefan, il terzo fratello, quello più grande. Anche lui è stato svezzato a Interello. Ma a 17 anni, un bel giorno, ha detto basta: il calcio aveva smesso di piacergli, il cognome gli creava troppa pressione. Gli altri fratelli calciatori, invece, hanno meno paura del confronto con papà: Ale ha pure ereditato il vecchio 5 nerazzurro e la stessa posizione di Deki, mentre Filip ha almeno cambiato ruolo, anche se spesso da bambino si è sentito chiamare “raccomandato”. Il carattere, però, unisce i rivali di oggi: introversi fuori, determinati in campo. La personalità, però, la vedevi già nelle giovanili nerazzurre, quando entrambi portavano la fascia da capitano delle rispettive Primavere. Scontrarsi in famiglia è sempre stato normale, l’animo balcanico ultra-competitivo li portava a sfidarsi anche a tennis e a basket: Filip di solito faceva coppia con Stefan, mentre il piccolo di casa aveva dalla sua papà Dejan. Dei pomeriggi passati ad Appiano Filip ricorda i guanti di Julio Cesar e i passaggi con Ibra e Milito. Aleksandar, invece, conserva l’immagine di una partitella davanti a Mou, stupito dal suo calcio potente. Il centro sportivo è stato un pezzo di infanzia, prima di diventare un luogo di lavoro, lasciato in tempi e con modi diversi. Anche per questo Venezia-Inter è la partita della vita: gli Stankovic la sognano da quando si sono impegnati a costruire una carriera lontana da Milano.

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carriere

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Il portiere è partito per primo: nel 2021 due stagioni al Volendam, Paesi Bassi, dove ha conosciuto la vita da solo, poi la Samp, dove ha imparato a convivere con l’errore. Adesso il Venezia si appoggia alle sue manone, chiedere a De Bruyne per conferma. La società veneta lo aveva riscattato nel giugno 2025 per 1,5 milioni e quest’estate gli ha allungato il contratto fino al 2030, ma l’Inter conserva il 50% sulla rivendita. È una percentuale che può rendere meno costoso un riacquisto, ma non è certo una clausola di recompra. Quella, invece, era dentro al contratto belga di Aleksandar: l’Inter l’ha esercitata spendendo 23 milioni per riprenderlo dal Bruges. Dopo un passaggio al Lucerna, proprio in Belgio il più piccolo dei fratelli è esploso: campionato vinto, partite in Champions, esperienza che ha portato Chivu, altro amico di famiglia, a rivolerlo indietro, ance se ha giocato finora 46’ in 4 partite. Il romeno lo aveva allenato in Primavera, dove c’era anche il solito Pio, compagno fin da bambino. Risalire nelle gerarchie per non essere costretto a ripartire ancora è la sua missione.

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Sinisa Mihajlovic e Dejan Stankovic

sinisa

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Mentre seguiva la sua strada da allenatore – ultimo passaggio in patria alla Stella Rossa – Dejan è entrato nelle loro carriere con consigli pratici: ricorda sempre di non montarsi la testa, di non concedersi pause perché il calcio non aspetta, di mettere sempre lo stemma davanti al cognome. Il padrino di entrambi, da lassù, oggi sarà felice quasi quanto Deki: Sinisa Mihajlovic, amico di papà, è stato una presenza costante. La sua morte ha lasciato ferite, lacrime, ma pure fotografie che i due ragazzi tengono sempre con sé: Ale aveva fissato sul profilo quella in cui Sinisa lo teneva in braccio da piccolo, Filip sente ancora i figli di Mihajlovic, soprattutto Dusan, suo coetaneo. Tra l’altro, la sfida fraterna arriva mentre la loro Serbia si infiamma per la vittoria elettorale della Lista degli studenti contro l’ex presidente Aleksandar Vucic. Certi giovani connazionali coraggiosi hanno festeggiato anche a Milano, la casa in cui Filip e Ale sono cresciuti prima di scegliere la nazionale serba. A fine partita, però, i figli di Deki non guarderanno le notizie da Belgrado, ma solo il calendario: quale sarà il prossimo giorno libero da passare insieme?

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