Fattore C, approccio e snobismo: attenta Inter, così rischi grosso
Il derby di sabato e il Feyenoord martedì in Champions dovranno essere affrontati con animo diverso
Il derby di sabato e il Feyenoord martedì in Champions dovranno essere affrontati con animo diverso
Dal nostro inviato Sebastiano Vernazza 29 ottobre - 07:44 - VENEZIA Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleRoma chiama, Milano sonnecchia. Risponde soltanto l’Inter, con molta fatica e altrettanta fortuna. Va bene che uno dei massimi godimenti dei tifosi è vincere su autogol allo scadere, ma a Venezia si è esagerato, le autoreti sono state due, di Moreno e di Halhal, nel quarto d’ora finale, agli ultimi chilometri di una partita che la squadra di Davide Nicola a un certo punto avrebbe potuto vincere, e nel caso non ci sarebbe stato scandalo. Il Venezia ha scosso una traversa, si è visto annullare due gol per fuorigioco, uno dei quali per mezza spalla, e ha fallito con Busio, a quattro passi dalla porta, la chance del possibile 1-0. L’Inter ha combinato poco. Si è limitata a far valere la superiorità fisica e tecnica sul lungo periodo. Quando al Venezia, depresso dallo sciupio di reti, sono calate le difese immunitarie, l’Inter con cinismo ha abbattuto gli avversari. Sono bastati due cross da sinistra, uno su corner, e i relativi sfigatissimi tocchi dei difensori di casa, per racimolare i tre punti e rimanere in cima alla classifica, assieme alla Lazio. L’Inter ha vinto, viva l’Inter, ma la prestazione è stata mediocre, a Chivu non manca il materiale su cui riflettere.
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—Solito approccio svagato dei campioni d’Italia, una costante della prima parte di stagione: nasino all’insù, presunzione di superiorità. Per contro, Venezia sul pezzo. Nicola ha ristretto gli spazi con Sohm falso regista davanti alla difesa, più guardiano che altro. Il gioco lo sviluppavano le mezzali, Perez e Helgason, specie questi sul centro-sinistra. Esterni bloccati per una linea di fatto a cinque. L’Inter attaccava con lentezza, si infrangeva sul muraglione arancioneroverde. Giusto sulle fasce trovava sfogo, in particolare sulla destra con Diouf, titolare della corsia, e con Thuram a sprazzi. L’Inter ha avuto un’unica vera palla gol, Carlos Augusto ha verticalizzato per Bonny, ma Filip Stankovic in uscita bassa ha detto di no. La contabilità del primo tempo ha premiato il Venezia. Provedel ha deviato un tiro di Adams. Il computer ha annullato un gol di Lauberbach per fuorigioco di spalla su una punizione di Perez, sporcata dalla barriera prima e sventata da Provedel poi, l’attaccante aveva segnato sulla respinta. Il fallo era stato commesso da Alessandro Bastoni su Adams lanciato nello spazio. Bastoni è stato ammonito e scusate se insistiamo sul fatto che la sua nuova posizione di centrale di una linea a tre non ci convince, per due motivi. Primo: si costringe Bastoni ad agire da ultimo uomo quando la squadra è in possesso e lo si perde in costruzione come regista aggiunto. Secondo: l’azzurro non è abbastanza veloce per contenere i tipi svelti. Nicola ha impostato le ripartenze proprio sulle verticalizzazioni per Adams, ci sarà stato un motivo. Poco dopo la rete cancellata per l’offside millimetrico, Lauberbach, su cross da sinistra di Helgason, ha costretto Provedel a salvarsi con la benedizione della traversa. Nei primi 45 minuti, il vantaggio lo avrebbe meritato il Venezia. Inter graziata.
Il fattore C
—Alla pausa, Chivu ha ribaltato la squadra, forse con le urla, di sicuro con i tre cambi: fuori Bisseck, Sucic e Aleksandar Stankovic, dentro Akanji, Barella e Calhanoglu. In pratica Chivu ha bocciato la catena di centro-destra (Bisseck e Sucic), tenuta in ostaggio da Helgason, e ha giudicato tenera la prova di Aleksandar Stankovic, forse emozionato dal confronto a distanza con il fratello Filip, portiere del Venezia, e dalla presenza di papà Dejan a bordo campo. Il rimescolamento non ha fruttato granché, se non una generica predominanza, un’alzata di baricentro positiva per un verso e negativa per l’altro, perché ha acuito la pericolosità del Venezia in ripartenza. Lo scatenato Adams in vetrina. Prima da destra ha pescato Busio tutto solo in area, ma l’americano ha sciaguratamente sparato alto con la porta spalancata. Poi ha segnato con tanto di dribbling a Provedel su un filtrante di Yeboah, ma il guardalinee ha alzato la bandierina e da Lissone hanno confermato l’offside. Lì si è capito che il Venezia avrebbe rischiato la fregatura. Se non fai i gol che devi, specie contro una grande, gli dèi del pallone ti puniscono con perfidia e somma ingiustizia. All’origine dell’harakiri di Moreno su cross di Thuram, c’era un fallo di Carlos Augusto su Sohm. Ok, il metro arbitrale è cambiato e la stessa Inter ne sa qualcosa con i rigori negati a Thuram nelle ultime giornate, però… Per somma beffa, su corner di Calhanoglu e deviazione di Carlos Augusto, Halhal ha raddoppiato la dose di masochismo. Il trionfo del fattore C, ma il risultato contrasta con la realtà. Se giocherà sempre così, il Venezia risalirà, nei bassifondi si dimenano squadre più scarse. Se continuerà a fare la snob, l’Inter faticherà. Il derby di sabato, contro un Milan colpito al cuore dal Bologna, e il Feyenoord martedì in Champions dovranno essere affrontati con animo diverso, praticamente opposto.
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