Additivi per il gasolio: che cosa sono, perché sono nati e a cosa servono
L’eliminazione dello zolfo, la presenza di impurità o di acqua e la sensibilità alle basse temperature del carburante possono causare problemi a componenti dei motori diesel come pompe, iniettori e filtri. La disponibilità di prodotti specializzati aiuta però a preservare il circuito di alimentazione e a tenere sotto controllo consumi ed emissioni dei propulsori
L’eliminazione dello zolfo, la presenza di impurità o di acqua e la sensibilità alle basse temperature del carburante possono causare problemi a componenti dei motori diesel come pompe, iniettori e filtri. La disponibilità di prodotti specializzati aiuta però a preservare il circuito di alimentazione e a tenere sotto controllo consumi ed emissioni dei propulsori
Le basse temperature possono creare problemi al gasolio
Fino agli Sessanta e Settanta non solo le auto avevano bisogno di operazioni di manutenzione molto più frequenti, ma anche i prodotti petroliferi erano meno sofisticati: la benzina si divideva in "normale" e "super", a seconda del numero di ottano che ne determinava il potere antidetonante e della quantità di piombo contenuta, e il gasolio era molto più grezzo e più sporco di quello attuale. Per questo, gli additivi, venduti presso le stazioni di servizio e i negozi di autoaccessori, risultavano preziosi. Le auto con motori diesel, meno diffusi rispetto ai decenni successivi perché ancora poco prestazionali, benché robusti e affidabili, potevano per esempio incontrare seri problemi perché il gasolio conteneva molecole di paraffina che, alle basse temperature, cristallizzavano, intasando il filtro del carburante. Prima della diffusione del cosiddetto gasolio invernale, utilizzato nelle località con temperature più rigide, si erano affermati gli additivi fluidificanti, progettati per abbassare il "punto di nebbia", la soglia di temperatura alla quale la paraffina liquida inizia a solidificarsi in microscopici cristalli, rendendo il carburante "nebbioso" e dando inizio al processo che poi porta i filtri a intasarsi. Al tempo stesso venivano sviluppati additivi con il compito di aumentare il numero di cetano (l’indicatore che misura la prontezza di accensione del gasolio), migliorandone la capacità di accendersi rapidamente nei motori diesel. A partire dagli anni Ottanta, la diffusione dell’iniezione elettronica sposta l’attenzione sul sistema di alimentazione. Gli iniettori, infatti, con il passare del tempo tendevano a ostruirsi a causa dei depositi carboniosi derivanti dalla combustione. Iniziavano così a diffondersi additivi di tipo diverso, la cui funzione era mantenere puliti gli iniettori e garantire l’arrivo ottimale, per quantità e regolarità del flusso, del carburante nella camera di combustione. Ogni periodo, insomma, vede svilupparsi additivi con funzioni diverse, studiati per porre rimedio alle carenze che via via l’evoluzione dei motori e delle normative fa venire allo scoperto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA