Balbo: "L'Inter non mi prese per la firma, per Sensi dissi no alla Juve. Mazzone come un papà, ma con Zeman..."
L'ex attaccante "gioca" la partita del suo cuore: "A Udine mi hanno accolto come un figlio. In giallorosso, poi, mi sono consacrato. La squadra di Gasp è completa, stregato da Soulè e Balerdi"
L'ex attaccante "gioca" la partita del suo cuore: "A Udine mi hanno accolto come un figlio. In giallorosso, poi, mi sono consacrato. La squadra di Gasp è completa, stregato da Soulè e Balerdi"
Lorenzo Cascini Giornalista 31 ottobre - 10:39 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa vita italiana di Abel Balbo è stata scandita da due esperienze agli antipodi, separate a metà da una palla di cannone, come quella del Visconte dimezzato di Italo Calvino, e diverse tra loro come il giorno e la notte. La tranquillità di Udine contro il casino di Roma. Due mondi opposti. “Ero un ragazzino, in Friuli mi hanno accolto come un figlio. Poi a Roma mi sono consacrato. Ho vinto uno scudetto e una Supercoppa, sono grato a Franco Sensi. Per lui ho detto no a tutti, pure alla Juventus”. Oggi Balbo, 60 anni, risponde da Roma in un italiano perfetto e si commuove nel portare indietro le lancette della memoria: l’arrivo all’Udinese, i primi gol, i trasferimenti sfumati, la Roma, le litigate, le vittorie. Sulla partita ha le idee chiare, ma non chiedetegli di tifare. “È come dire se vuoi più bene a un figlio o all’altro”. Le due parti si congiungono, come nel finale del libro di Calvino.
Abel Balbo, per lei Udinese-Roma sarà sempre speciale.
“È la mia partita del cuore, sì. In bianconero sono diventato uomo, mi hanno accolto come un figlio. Sono arrivato a Udine grazie a un guizzo di Marino, che venne a vedermi in segreto in Argentina. Mia moglie era appena maggiorenne, eravamo due bambini. Ci siamo dovuti adattare: lingua diversa, cultura diversa, un altro mondo”.
Abel Balbo Ex attaccanteL'Argentino ha giocato all'Udinese dal 1989 al 1993 e poi alla Roma dal 1994 a 1998 e dal 2000 al 2002
E la Roma?
“Eh, lì sono cresciuto per davvero. Roma è magica, ma devi avere la testa giusta. Se ti butti giù alla prima critica è finita. Rispetto a Udine era come planare su un pianeta nuovo: passi da un paesone di 100mila abitanti a una città di milioni. Cambia tutto. Poi l’Olimpico è incredibile, noi abbiamo vissuto anni spettacolari, specialmente con Mazzone in panchina. Per me Carletto è stato come un papà”.
A proposito della squadra giallorossa, come la vede quest’anno? Piena d’argentini, tra l’altro…
“La Roma è forte, davvero tanto. Ha un gruppo solido, formato da calciatori con gli attributi. Gasp li fa rendere al massimo, loro si butterebbero nel fuoco per lui”.
Chi l’ha stupita più degli altri?
“Se devo sceglierne uno su tutti dico Soulè. Sta facendo quello scatto di cui le parlavo prima, un po’ lo stesso che feci io quando arrivai a Roma. Mati si prende la squadra sulle spalle, è diventato un leader. Un altro che voglio citare è Balerdi: il giocatore perfetto per un allenatore come Gasperini. Per non parlare di Dybala e Malen, ma davvero c’è bisogno di commentare due così?
La Roma sarà l'antagonista dell'Inter per lo scudetto. Non paragonatela a quella del 2001, però. Noi eravamo un'altra roba
Balbo sulla RomaPuò vincere lo scudetto?
“Sì, anche se lotterà con l’Inter che al momento è avanti. La squadra di Chivu è più attrezzata, sia come undici che come seconde linee. La Roma però recita il ruolo dell’antagonista e lo sarà fino alla fine. Se i nerazzurri dovessero fare un passo falso… I giallorossi dovranno essere lì pronti a cogliere l’occasione. Nulla è scontato, possono farcela”.
Le ricorda un po’ la Roma che vinse nel 2001?
"No. Quella era un’altra roba. Avevamo campioni in ogni reparto. Io ero il quarto attaccante e davanti avevo Batistuta, Totti e Montella. Potevamo solo vincere. Il merito di quella vittoria è di Franco Sensi, un presidente illuminato. Non ce ne sono più uomini come lui nel calcio…”
Fu lui a volerla a Roma, vero?
“Sì, e gliene sono infinitamente grato. E pensare che arrivai a Roma quasi per caso. Dovevo andare all’Inter, ma il presidente Pellegrini non mi prese perché avevo una brutta firma. In effetti era davvero orrenda… da lì l’ho cambiata! Però mi ha preso la Roma e non poteva esserci epilogo migliore. Sensi spese tanto per portarmi via da Udine - 18 miliardi delle vecchie lire - e per lui ho detto no a tante offerte negli anni successivi. Pure alla Juve. A Torino non sarei proprio andato, anche per una questione di rispetto”.
Dal secondo anno in poi in attacco con lei c’era anche un giovane Francesco Totti. Un flash?
“Era giovane, ma già molto forte. Cercavamo di rassicurarlo e lasciarlo tranquillo. Dopo l’infortunio di Fonseca giocò spesso in coppia con me. Non gli ho insegnato nulla, a uno così non puoi insegnare nulla, ma ho cercato di metterlo a suo agio, libero di esprimersi. La stessa cosa faceva Mazzone. Se avessi giocato con lui anni dopo avrei fatto valanghe di gol”.
Capitolo allenatori. Con Mazzone fu amore, con Zeman ni…
“Già, ma negli anni ne ho lette di ogni. Si dice che io gli abbia dato del laziale, non è vero. Semplicemente dopo un cambio lo mandai a quel paese. Non ci siamo trovati, capita. Io avevo voglia di sentirmi libero di giocare come sapevo e forse nessuno me l’ha mai concesso a pieno. Eppure io in carriera ho giocato ovunque: in Argentina facevo il trequartista, al Mondiale del ‘90 il terzino e a quello del ‘94 la mezzala. Dove stavo giocavo. In generale, Mazzone è stato il migliore, un vero romanista”.
Sarà una partita tosta, fisica, decisa dai dettagli. La Roma è più forte, ai bianconeri servirà personalità
Balbo su Udinese-RomaTornando alla partita di oggi. Come la vede?
“Sarà una sfida molto fisica, decisa dai dettagli. Hanno obiettivi diversi. La Roma gioca per lo scudetto e per dare continuità a una serie di ottimi risultati, l’Udinese per uscire dalle sabbie mobili. Servirà personalità per vincere, non è mai facile spuntarla in casa dei bianconeri, nonostante il momento di difficoltà”.
A proposito del momento, cosa ci vuole per venirne fuori?
“Intanto, il coraggio. L’Udinese deve essere più consapevole dei propri mezzi e avere fiducia. Può arrivare a essere quello che è diventata l’Atalanta, ha tutto: società solida, un’area scouting che funziona, un allenatore competente. Penso anche abbia una rosa forte, inspiegabile sia in quella posizione di classifica”.
In chiusura, chi vince?
“Chi ha più fame. Ma non chiedetemi per chi tifo: è come dire se vuoi più bene a un figlio o all’altro”.
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