Julio Cruz: "L'Inter farà una montagna di punti, ma a Rotterdam deve vincere: occhio al De Kuip..."
La Gazzetta dello Sport

Julio Cruz: "L'Inter farà una montagna di punti, ma a Rotterdam deve vincere: occhio al De Kuip..."

Martedì 3 novembre 2026
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Il doppio ex: "Van Bronckhorst e Chivu sono tosti, con una grande etica del lavoro. Entrambi hanno superato qualche dubbio iniziale ma quando alleni grandi squadre le critiche arrivano subito..."

Il doppio ex: "Van Bronckhorst e Chivu sono tosti, con una grande etica del lavoro. Entrambi hanno superato qualche dubbio iniziale ma quando alleni grandi squadre le critiche arrivano subito..."

Dal nostro inviato  Filippo Conticello 3 novembre - 07:55 - ROTTERDAM (OLANDA) Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

È appena passato un weekend di calcio, sentimenti e Clasicos mondiali per Julio Cruz, indimenticato “Jardinero” del gol. Ha guardato San Siro e poi verso la Bombonera, da cuore nerazzurro e da vecchio centravanti del River. Oggi si sposta verso il giardino olandese: in Feyenoord-Inter si scontrano due pezzi di cuore, il 52enne argentino ha passato sei stagioni fiorenti a Milano dopo tre a Rotterdam e altrettante a Bologna. 

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Cruz, che impressioni le ha lasciato il derby milanese? 

“Intenso, ma più tranquillo di Boca-River… Peccato per quei due gol presi subito dall’Inter, dopo è diventato tutto più difficile. Maignan, poi, è stato semplicemente fenomenale. Il problema, però, è che l’Inter si è abituata a rimontare, ma non puoi pensare di prendere due gol e farcela sempre. A volte le cose si mettono troppo in salita. È comunque la prima sconfitta in campionato, non drammatizziamo: mantenendo questo ritmo, la squadra farà una montagna di punti”. 

Il Feyenoord arriva immediatamente: è un bene o un male? 

“Un bene, non hai il tempo di rimuginare e farti prendere dal pensiero negativo. Il Feyenoord ha appena battuto il Como e in casa vola, ma l’Inter a Rotterdam deve vincere: servono punti”. 

Nel derby Chivu ha dovuto usare Thuram da unica punta. Che ne pensa dell’esperimento? 

“Può giocare anche da solo, ma quando prendi due gol così velocemente diventa difficile sviluppare il gioco preparato. Thuram sta bene, segna, è forte fisicamente, però la mancanza di Lautaro si sente. Non dimentichiamo comunque Pio e Bonny, giovani e forti: per l’Inter è una fortuna averli. Esposito è quello cresciuto di più, l’anno scorso è stato fondamentale per lanciarlo e spero diventi l’uomo che ridarà il Mondiale all’Italia”. 

Chivu ha detto che rispetto all’anno scorso manca qualcosa, forse fame e attenzione. Condivide? 

“Non saprei. L’Inter gioca molto bene, corre tantissimo, manca un po’ di concentrazione all’inizio, ma non credo sia questione di poca fame o di giocatori troppo… tranquilli. Quando hai vinto uno scudetto e una Coppa Italia, porti quei successi sul petto e vuoi fare ancora meglio”. 

Chi la sta stupendo in questa stagione? 

“Sono sicuro che Dimarco tornerà al suo livello, non c’è da preoccuparsi. Ci aveva abituati troppo bene, era una potenza, forte come un camion quando partiva. Può capitare un momento di calo, ma nella mia squadra un Dimarco lo voglio sempre”. 

Sulla panchina del Feyenoord c’è Giovanni van Bronckhorst, suo ex compagno. Che rapporto avete? 

“Ci sentiamo ancora, parla benissimo spagnolo. Al Feyenoord abbiamo vinto campionato e Supercoppa e condiviso cene e momenti felici fuori dal campo. È un ragazzo in gamba, ha il fuoco dentro. Mi ha sorpreso quando ha scelto di allenare e ha vinto subito il campionato dopo tanti anni. Ora è tornato con ancora più esperienza e ha in rosa un ragazzo da tenere d’occhio: Valente, mezzo italiano, molto interessante”. 

Ha giocato anche con Chivu. In che cosa si somigliano i due allenatori? 

“Sono molto tosti, con una grande etica del lavoro. Entrambi hanno superato qualche dubbio iniziale rispondendo con i risultati. Quando alleni Inter o Feyenoord, le critiche arrivano subito e devi saper gestire la pressione. Loro non si tirano indietro, sudano sul campo: hanno in comune serietà, personalità e voglia di migliorare. Pretendono molto, prima di tutto da se stessi”. 

Il De Kuip è davvero così speciale? 

“È uno stadio molto particolare, con le tribune vicinissime al campo e tifosi caldissimi. Sembra l’Argentina. Mi aveva sorpreso anche per la modernità già 25 anni fa. In inverno arrivavamo alle 11 per giocare alle 14.30 e trovavamo tutto coperto di neve. Due ore dopo il campo era verde e asciutto, grazie al riscaldamento sotto il terreno. A Rotterdam ho vissuto con gioia e, quando vinci, la gente non ti dimentica. Poi, nel mio caso, c’è pure qualcosa di più…”. 

Che cosa? 

“Mi ricordano tutti per quella doppietta nel 2-0 contro la Juve. Al museo del Feyenoord ci sono ancora la mia maglietta e le scarpe di quella partita. Van Persie un giorno mi disse: “Io c’ero in quella notte magica, facevo il raccattapalle”“. 

Ha visto il progetto del nuovo San Siro?

 “Sarà tra i cinque migliori stadi del mondo: Milano avrà un impianto bellissimo. È normale provare nostalgia per San Siro, però la vita va avanti. In tutto il mondo gli stadi vengono ricostruiti”. 

Ma alla fine lei per chi fa il tifo? 

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“Beh, Inter, non si discute”.

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