Non più bancomat, ma serbatoio: come devono cambiare Next Gen e giovanili bianconere secondo Carnevali
Nel suo intervento all'assemblea dei soci, l'ad bianconero ha sottolineato la necessità di puntare sempre più sui talenti costruiti in casa. Una strategia in netta controtendenza rispetto al passato
Nel suo intervento all'assemblea dei soci, l'ad bianconero ha sottolineato la necessità di puntare sempre più sui talenti costruiti in casa. Una strategia in netta controtendenza rispetto al passato
Fabio Russo Giornalista 4 novembre - 21:35 - MILANO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Dobbiamo avere un progetto chiaro e totale che riguardi prima squadra, Next Gen e settore giovanile, che deve diventare, come lo è già stato negli ultimi anni, il fiore all'occhiello di questa società. Serve costruire giovani che possano diventare il futuro della Juventus". L'ad e dg bianconero, Giovanni Carnevali, ha indicato chiaramente la strada da percorrere nei prossimi anni per riportare la Vecchia Signora a competere per vincere: tornare a fabbricare in casa quanti più talenti possibili, per abbassare il costo della rosa e concentrare gli investimenti sul mercato sui ruoli che più necessitano di rinforzi di spessore. Ma come riuscire a coniugare questa esigenza con una politica societaria che negli ultimi anni ha finito per utilizzare il settore giovanile come un bancomat per finanziare il mercato in entrata?
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—Nelle ultime 9 sessioni tra estiva ed invernali di trattative, l'unica grande cessione operata dalla Juve con un giocatore della prima squadra è stato Matthijs de Ligt, passato al Bayern nell'estate del 2022 per 67 milioni, con una plusvalenza di oltre 30 milioni. Per il resto, sono stati praticamente solo i giovani a garantire l'ingresso di denaro fresco nel bilancio bianconero: da Soulé (25,6 milioni) a Rovella (17), da Fagioli (16) a Huijsen (15,2), da Iling-Jr. (14) a Kean e Savona (13 entrambi), finendo con Mbangula (10), De Winter e Barrenechea (entrambi 8), Dragusin (5,5), Muharemovic (meno di 4) e Nicolussi Caviglia (3,5). Se, infatti, la cifra complessiva (senza considerare i bonus) delle cessioni operate dalla Juve dal 2022 ad oggi con calciatori della prima squadra (oltre a De Ligt, Kulusevski, Zakaria, Chiesa, Alberto Costa e Weah) supera quella ottenuta con i giovani (159,4 milioni contro 152,8), non c'è paragone dal punto di vista dell'effetto positivo portato al bilancio: appena una cinquantina di milioni con i primi contro circa 150 con i secondi. E pure l'inizio della gestione Carnevali non si è si è discostata dal passato: una sola cessione definitiva dalla prima squadra (Perin per 400mila euro al Palermo) e due giovani: Daffara e Puczka, rispettivamente a Parma e Genoa, per 5 e 6 milioni.
juventus, che mercato attendersi l'estate prossima?
—Certo, il neo ad e dg juventino era subentrato da pochi giorni e aveva la necessità di operare per alleggerire un bilancio in perdita pesante (come certificato dall'assemblea dei soci di ieri) però la sua prima strategia non è parsa in rottura con il passato. Un primo banco di prova arriverà la prossima estate: la Juve riuscirà a cedere quei calciatori che hanno un basso carico a residuo a bilancio (Gatti, Thuram e Cambiaso e Jonathan David, per fare alcuni esempi) e a liberarsi di quelli che pesano maggiormente (Openda, Koopmeiners e Douglas Luiz su tutti), oppure sarà costretta a fare nuovamente bancomat con i prodotti del settore giovanile (Miretti in testa, per non scomodare Yildiz). E come si comporterà con Adzic e Licina, due talenti che stanno crescendo con Sassuolo e Cremonese e che potrebbero essere pronti per far parte con continuità della prima squadra? Sarebbe già un primo segnale di discontinuità con il passato.
Destiny Elimoghale posa con Claudio Chiellini e Massimiliano Scaglia dopo il rinnovo di contratto fino al 2029 con la Juve. getty Imageschi sono i migliori giovani talenti della juve
—Vale la pena ricordare che, nella scorsa stagione, per la prima volta dopo 12 anni, la Juventus non ha fatto debuttare neanche un giovane proveniente dal settore giovanile. C'è, infatti, da valutare la qualità dei giocatori attualmente presenti in Next Gen e Primavera: le due squadre sono rispettivamente in zona playout nel girone A di Serie C e appena un punto sopra gli spareggi nella classifica della Primavera 1. Qualche talento c'è (su tutti Owusu, Elimoghale, fresco di rinnovo fino al 2029, e Verde), ma il meglio sembra essere tra nelle formazioni più giovani: da Davide Marchisio a Thomas Corigliano, da Ghiotto a Pipitò. Servirà tempo perché possano far parte con continuità della Next Gen prima e della Juve dei grandi poi. Una rivoluzione a lungo termine, insomma, quella annunciata da Carnevali ieri: l'ambiente sarà in grado di supportarla?
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