Plushenko: "Sì, Malinin è il mio erede. Senza atleti russi, però, non sono veri Giochi"
La Gazzetta dello Sport

Plushenko: "Sì, Malinin è il mio erede. Senza atleti russi, però, non sono veri Giochi"

Venerdì 13 febbraio 2026
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Intervista all'oro di Torino 2006, simbolo di quei Giochi: "Ilia è la star di una generazione. Il vostro bronzo a squadre è straordinario. Con mia moglie ho fatto due piste a Mosca e alleno, e appena i rapporti internazionali miglioreranno..."

Intervista all'oro di Torino 2006, simbolo di quei Giochi: "Ilia è la star di una generazione. Il vostro bronzo a squadre è straordinario. Con mia moglie ho fatto due piste a Mosca e alleno, e appena i rapporti internazionali miglioreranno..."

Luca Bianchin Giornalista 13 febbraio 2026 (modifica alle 19:49) - MILANO Plushenko, al centro, oro a Torino 2006

Vent’anni fa, il biondo era lui. Evgeny Plushenko non vinse solo l’oro nel pattinaggio maschile, dominò e diventò uno dei personaggi dei Giochi. Aveva una sicurezza impressionante, una testa gialla e un vestito nero con inserti dorati. Tutto uguale a Ilia Malinin, e il suo quadruplo axel era il quadruplo toeloop. L’Italia scoprì quel ragazzo, che pattinava su musiche italiane – la Tosca di Puccini nel corto, Il Padrino nel libero – e si era sposato da poco con una ragazza agganciata a un semaforo. O almeno, così diceva. Tutti innamorati (di lui, non della ragazza), come oggi tutti parlano di Malinin. 

A Milano c’è il meglio del pattinaggio, ma dov’è Plushenko?

"Sono a Mosca, alleno i ragazzi nelle mie due scuole. Ho due piste, le ho costruite con mia moglie. Poi faccio spettacoli, nell’ultimo anno 80 show, compresi 'Il lago dei cigni' e 'Lo schiaccianoci'. Vengono anche campioni olimpici ed europei". 

Evgeny Plushenko star dei pattini Plushenko è nato in Siberia nel 1982. Nel singolo è stato oro a Torino, argento a Salt Lake City e Vancouver. Il ritiro definitivo nel 2017

E da lì, come sono i Giochi? 

"Molto belli, guardo tutto e tifo per gli italiani. Nella gara a squadre sono stati tutti fantastici: è stato un bronzo straordinario. L’Italia è la mia seconda casa, da voi ho vinto tanto. A Torino 2006, e quello ve lo ricordate tutti, ma anche a Milano". 

Domanda difficile. Malinin è all’altezza di Plushenko? 

"Sì, certo, possiamo dire che è il mio erede: sarà per Milano quello che io sono stato per Torino. Mi pare in grande condizione, mi aspetto il quadruplo axel e una vittoria. Il quintuplo lo ha fatto in allenamento, questo credo di averlo capito. Penso sia pronto con il quintuplo salchow e il quintuplo toeloop". 

Ilia Malinin

Che ha di così speciale il biondino? 

"Ha fatto il quadruplo axel e questo basta a fare di lui un eroe. Ehi, su questo pianeta non lo aveva mai fatto nessuno. Ilia è la star di questa generazione e poi è molto forte, i suoi quadrupli molto rapidi mi piacciono molto". 

Quante volte vi siete parlati? 

"Qualche volta, abbiamo lo stesso agente e gli ho dato qualche consiglio. Roman e Tatiana, i suoi genitori, gareggiavano nei miei anni, io e suo papà siamo stati avversari. Sono molto contento per loro, hanno fatto un grande lavoro". 

Senza atleti russi non sono veri Giochi. Io dico che tutto cambierà, presto ci incontreremo di nuovo e sorrideremo

Evgeny Plushenkooro nel pattinaggio a Torino 2006 e a squadre a Sochi 2014

Vent’anni da Torino 2006. Sembra ieri o una vita fa?

"Di Torino mi resta tutto nella testa, amo tutto di quell’Olimpiade. Il Villaggio, gli impianti, l’organizzazione, le cerimonie di apertura e di chiusura. Sono stati giorni unici, la gente mi supportava, mi spingeva. Vi dico che, appena i rapporti internazionali miglioreranno, inviterò tanti pattinatori italiani a Mosca". 

Il ricordo preferito di quei Giochi? 

"Io con coach Mishin. È stato il mio allenatore, abbiamo lavorato insieme per 20 anni e quattro Olimpiadi. Abbiamo spinto molto insieme, è stato un grande lavoro di squadra".

Plushenko nel programma libero a Torino 2006

A Milano invece ci sono appena due pattinatori russi, sotto la bandiera degli Atleti Neutrali. Giusto o sbagliato? 

"Credo che tutto il mondo vorrebbe tutti i pattinatori russi a Milano, come vorrebbe la nazionale di hockey, i nostri atleti di punta di bob e skeleton... Senza Russia, non sono veri Giochi Olimpici. Spero andrà tutto bene tra quattro anni. Io dico che tutto cambierà e presto ci incontreremo di nuovo, sorrideremo, ci abbracceremo".

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