Franzoni: "I tatuaggi, i manga, la musica e... mio papà. Vi racconto chi sono (per davvero)"
L'argento olimpico in discesa: "Sciare con Sinner? Sarebbe bello, lui in pista mi starebbe dietro mentre io a tennis zero..."
L'argento olimpico in discesa: "Sciare con Sinner? Sarebbe bello, lui in pista mi starebbe dietro mentre io a tennis zero..."
dal nostro inviato Andrea Fanì 14 febbraio - 07:46 - LIVIGNOSeduto su un divano bianco e ondulato come una pista da sci, Giovanni Franzoni sembra un guerriero della mitologia. Più il troiano Ettore che Achille l’acheo, perché questo ragazzone bresciano ha sì muscoli d’acciaio, ma modi gentili ed educati. Sarà merito della mamma Irene, che si è impuntata perché "facesse un liceo con il latino"? O del papà paracadutista Osvaldo (sì scusi, non si riesce a chiamarla “Osvi”...) che da ragazzino gli ha insegnato - predicato - l’antica arte del rispetto per tutti? Non ci sarà mai risposta. Eppure lui, Giovanni Franzoni, sempre seduto sul divano bianco e ondulato di Casa Italia, periferia nord di Livigno, di risposte ne dà.
Riproviamoci Giovanni: spieghi cosa si prova con questo argento olimpico tra le mani.
"Eh, fa un po’ strano. Rimettere assieme tutto quello che è successo. A inizio stagione partivo indietro in discesa e mi ritrovo con la medaglia. Ero partito con gigante e slalom, poi sono evoluto in superG e la discesa è stata solo l’ultima cosa. Non tutti ci credevano invece ho fatto l’ultimo step in questa disciplina, sono migliorato tanto nella scorrevolezza. E anche la prova olimpica l’ho gestita bene di testa. Nemmeno mi rendo conto di quanto vale questa medaglia, ma quest’estate, quando correrò sotto il sole, forse realizzerò meglio. Per chi non segue lo sci questa medaglia è la cosa più evidente, ma tutta la mia stagione è stata incredibile, con Wengen e Kitzbuhel, quindi posso solo ringraziare il mio skiman Riccardo Corriani e il mio preparatore atletico perché sono arrivato a Bormio al top. Mi dà un po’ fastidio non aver preso l’oro però sono salito sul treno in corsa".
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"No no. Ma io non ho neanche esultato all’arrivo perché mancavano ancora tanti big. E se guardi troppo al risultato poi ti metti addosso pressione. Invece se pensi a come scaldarti, come sciare, come prepararti, ottieni il massimo però non realizzi subito cosa hai fatto. Magari tra qualche giorno...".
Cosa le ha detto suo papà “Osvi”?
"Ah lui è sempre stato un criticone, con me. In realtà è molto orgoglioso dei propri figli. Per la medaglia mi ha detto ‘bravo, ce l’hai fatta’. È stata una delle poche volte, a Bormio e a Kitz, che mi ha detto ‘oh hai sciato proprio bene’. Di solito mi dice ‘eh qua hai fatto il compitino, qua questo’, invece stavolta era proprio contento".
C’è il gigante; ha detto che scierà libero di testa.
"Il gigante è la specialità con la quale ho iniziato ma poi ho fatto fatica. Quest’estate andavo forte ma sono riuscito ad allenarmi poco. Però la pista è per me, non è da gigantista puro, è da scorrevolezza. Ho una medaglia quindi potrò concentrarmi più a fare bene le cose che a fare risultato a tutti i costi".
Si prospettano stagioni molto impegnative a lavorare sulla polivalenza. Come la vede?
"Non pensavo sarei arrivato così presto ai 500 punti Fis per stare in alto anche in gigante. Quest’estate dovrò fare lavoro intenso per una stagione con tre discipline. Andremo a Soelden, poi in Usa, qualche gigante lo scarterò per lavorare bene sulla velocità e vedremo. Ma si va avanti con tre discipline".
La musica è parte della sua vita?
"Sempre, ogni giorno, dalla mattina alla sera. Musica italiana, rap, rock. Non quella di Domme eh, quella è troppo heavy. Poi adoro fare surf e kitesurf, un hobby iniziato da bambino. In bici, downhill, mi sono anche fatto male ogni tanto, mentre le discipline dell’acqua mi aiutano a staccare dalla neve".
Quei tatuaggi sul braccio?
"Questo uccello è dedicato a Matteo, io e Franzoso in volo. Questi numeri sono l’ultimo intermedio che ha staccato prima di cadere. Questa scritta, Aliud Iter, è latino, vuol dire “percorso diverso”: io mi sono sempre confrontato con svizzeri e norvegesi, e li ho sempre visti arrivare prima di me. Dopo l’infortunio del 2023 a Wengen, il mio preparatore mi ha mandato un docufilm su Marvin Hagler, il pugile: lui da giovane non era fortissimo, però sentiva una voce che gli diceva “il tuo momento non è ancora arrivato, farai un percorso diverso”. Questa cosa mi è rimasta impressa ed è stata un po’ la mia filosofia per tornare dall’infortunio".
La cosa più inaspettata che le è capitato da sabato?
"Mah, di inaspettato niente. I messaggi di Sinner e Jacobs e tanti altri, la festa, mi era già successo tutto dopo Kitz. Il resto l’ho vissuto con tranquillità, mi sono rilassato, ringrazio quelli dell’hotel Genzianella che mi hanno proprio trattato come un Papa".
E la passione per i fumetti?
"Beh, adoro gli anime giapponesi. Leggo Naruto e Dragon Ball, fa tutto parte del mio modo di essere: staccarsi un po’ dalle tensioni del quotidiano ed essere in pace con la mia testa. In generale leggo biografie sportive: lo faccio quando ho più tempo, leggere fa parte del mio mindset".
Scierà con Sinner prima o poi?
"Ah sarebbe bello! Ma dipende da lui, io a tennis dovrei prendere lezioni mentre lui in pista mi starebbe dietro sicuro".
I suoi idoli da ragazzino?
"Da bambino Ted Ligety, l’ho conosciuto in questi giorni, un’emozione incredibile. Poi ammiro la tecnica di Kristoffersen, io non è che guardassi le gare di velocità, volevo diventare slalomista ma per fortuna ho cambiato...".
E la passione per la velocità, quando le è venuta?
"Sono molto tranquillo ma da sempre ho bisogno di uno sfogo, come andare sui kart. È una scarica di adrenalina che mi serve: da bambino ero iperattivo, non mangiavo neanche seduto, un boccone e mi alzavo. È un modo di sfogarmi, velocità pura, ma è difficile spiegarla".
Lei parla benissimo, legge. Chi l’ha ispirata?
"È una cosa un po’ innata ma curata grazie ai miei genitori, che mi hanno incoraggiato. Loro hanno sempre messo la scuola al primo posto, poi se avessi preso buoni voti avrei potuto sciare. Dopo ci ho messo del mio, lettura, film, musica: la cultura non fa male, ha contribuito alla mia crescita".
Le piacerebbe laurearsi?
"Sì ma non è una necessità impellente, anche perché al momento non ho il tempo per farlo".
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