Bob olimpico, come è fatta la F1 degli sport invernali
Materiali leggeri, software per creare virtualmente le traiettorie, massima cura di ogni dettaglio tecnico come le scarpe indossate dall'equipaggio. Il bob ha sempre più punti in comune con il motorsport. Vediamo quali
Materiali leggeri, software per creare virtualmente le traiettorie, massima cura di ogni dettaglio tecnico come le scarpe indossate dall'equipaggio. Il bob ha sempre più punti in comune con il motorsport. Vediamo quali
Maurizio Bertera 14 febbraio - 08:25 - MILANO La Germania è il Paese con la maggiore tradizione nel bob olimpicoIl bob olimpico? Velocità, potenza e precisione tecnica su piste di ghiaccio lunghe più di 1,5 km. Dove si alternano curve sopraelevate a costanti cambi di pendenza e rettilinei in cui si toccano i 145 km/h. Sta in questa sintesi la spettacolarità di uno degli sport invernali più pericolosi del programma delle Olimpiadi invernali, ma anche per questo imprevedibile e ricco di adrenalina, sia per chi lo pratica, sia per chi lo guarda. Non a caso, che sia nella forma tradizionale con quattro membri, oppure in coppia o ancora in singolo, il bob è considerato la Formula 1 del ghiaccio. Del resto, gli atleti sono sottoposti a forze gravitazionali superiori ai 5G (simili a quanto sperimentano i piloti dei jet militari) e c'è una costante ricerca di innovazione - sino al minimo dettaglio - del mezzo e degli strumenti che utilizzano i bobbisti. Nonché studiando tecnicamente l'elemento umano durante le tre fasi che caratterizzano la gara: spinta iniziale, guida tecnica e frenata finale.
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La curva sopraelevata è uno dei passaggi cruciali di ogni pistaC'ERA UNA VOLTA IL LEGNO
—Presente nella versione a quattro maschile fin dalla prima edizione delle Olimpiadi Invernali, di scena a Chamonix nel 1924, il bob ha introdotto le competizioni femminili nel 2002 (con la gara in coppia), aggiungendo nel 2022 il monobob. Dai primi esemplari in legno, lo stesso materiale utilizzato dai turisti britannici durante le vacanze sulle montagne svizzere, quando nella seconda metà dell’Ottocento iniziarono a improvvisare discese in slitta per combinare divertimento e competizione, il bob è stato per decenni sinonimo di acciaio. Che ancora oggi è parzialmente in uso, anche se negli ultimi decenni è stato rimpiazzato dalla fibra di carbonio, che garantisce maggiore leggerezza e resistenza. Come tutte le discipline che uniscono lo sviluppo tecnico in una gara contro il tempo, il bob è sempre stato sensibile alle innovazioni tecnologiche, la cui evoluzione è stata contraddistinta da una serie di vincoli legati alla sicurezza degli atleti, come il peso e le misure del mezzo. Il bob a due può avere una lunghezza massima di 2,7 metri e un peso di 390 kg, equipaggio compreso, mentre il bob a quattro non può oltrepassare i 630 kg (bobbisti inclusi) e i 3,8 metri di lunghezza. Il limite del peso è stata una mossa necessaria per uniformare le condizioni di gara e frenare il ricorso a specialisti di atletica leggera che, pur non praticando il bob, in passato si sono rivelati decisivi per il successo finale delle loro squadre grazie a un 'fisico' decisivo in fase di spinta.
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—Come detto la tecnologia, insieme alla preparazione dei bobbisti, è fondamentale per conquistare il successo. Il fatto che storicamente la Germania domini la specialità e ultimamente sia quasi imbattibile (a Pechino 2022, 16 medaglie su 27 sono arrivate da bob, slittino e skeleton) non è solo frutto della tradizione ma anche per il costante progressi tecnico. Tra i partner strategici della Federazione tedesca che riunisce le tre discipline citate, c’è per esempio Bmw, cui si deve persino l'introduzione delle piastre chiodate personalizzate, che si possono integrare in qualsiasi tipologia di scarpa, uno strumento determinante per le prestazioni dei bobbisti. Come dietro la preparazione dei mezzi c'è una società, chiamata Data Coach, società fondata da Julian von Schleinitz, ex campione mondiale junior di slittino e attuale responsabile del comparto Tech & AI Solutions di Bmw Group. A lui si si deve la creazione di un sistema che supera l’impossibilità di provare più volte le piste di gara affidandosi ai dati registrati da sensori installati su una slitta. Il software specializzato di Data Coach ricostruisce con precisione ogni passaggio della discesa e permette di studiare le traiettorie migliori per affrontare le curve: un salto clamoroso nella strategia di gara, con un processo virtuale che come detto non necessita di continue (e costose) discese di prova. Allo stato attuale, in virtù del volume di dati raggiunto, il sistema permette di testare in maniera virtuale nuovi componenti e inedite configurazioni prima ancora di provare fisicamente una nuova slitta. "Abbiamo trasferito metodi da motorsport al bob, allo slittino e allo skeleton, creando possibilità impensabili per queste discipline" spiega Julian von Schleinitz.
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Un bob di fabbricazione cinese per Italia Team alle OlimpiadiFIBRA DI CARBONIO
—In questa direzione, novità rilevanti sono arrivate dalla Cina, dove è stato costruito un bob in fibra di carbonio T800, un materiale composito molto utilizzato nell’industria aerospaziale per la sua leggerezza e rigidità. Oltre ad aver ridotto di quasi il 20% il peso complessivo rispetto ai modelli convenzionali, il bob made in China si è rivelato più sicuro della media, in quanto capace di resistere a impatti fino a 5G di forza, senza compromettere l’integrità della struttura. Fantascienza pura pensando alla prima gara ufficiale nella storia del bob che si tenne a St. Moritz nel 1889. All'epoca, i partecipanti gareggiavano su slitte tradizionali di legno dotate di lame d'acciaio... Ma al debutto olimpico di Chamonix, era già il metallo a regnare incontrastato come materiale. Va detto che alcuni elementi sono rimasti invariati rispetto a quell'epoca pionieristica, come i due anelli di filo metallico che i piloti tirano per direzionare il bob o i freni, che non sono altro che barre frastagliate capaci di scavare nel ghiaccio per rallentare la slitta. Infatti, a differenza degli sport basati sulla velocità, i freni qui non hanno alcuno scopo direzionale: vengono utilizzati solo una volta che gli equipaggi hanno tagliato il traguardo.
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