Padre e figlia, allenatore e atleta: la storia di Hannah e Armin Auchentaller
La Gazzetta dello Sport

Padre e figlia, allenatore e atleta: la storia di Hannah e Armin Auchentaller

Lunedì 16 febbraio 2026
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Lei in pista, lui al poligono, entrambi a casa: Anterselva abbraccia la famiglia Auchentaller nella stessa Olimpiade ma su fronti opposti

Lei in pista, lui al poligono, entrambi a casa: Anterselva abbraccia la famiglia Auchentaller nella stessa Olimpiade ma su fronti opposti

Francesco Albanesi 16 febbraio - 15:43 - MILANO

Nella bellissima cornice di Anterselva il biathlon parla la lingua degli affetti. Ai Giochi di Milano Cortina 2026, Hannah e Armin Auchentaller stanno vivendo un’esperienza unica: lei in pista con l’Italia, lui al poligono come capo allenatore della nazionale statunitense. Padre e figlia, fianco a fianco nella stessa Olimpiade di casa, ma su fronti opposti.

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sogno realizzato

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Per la famiglia originaria di Anterselva è un sogno che si realizza proprio nel luogo dove tutto è iniziato. E qui oggi gareggia ai Giochi. “Non è qualcosa che capita tutti i giorni”, racconta una raggiante Hannah in una soleggiata giornata ad Anterselva. “Sono felicissima di essere qui, è un sogno che si avvera. Questo è il posto dove sono cresciuta e ho imparato a sciare. Sto cercando di godermi ogni momento, ogni secondo, assaporando tutto.” Per Armin il cerchio si chiude. “Vedere i Giochi Olimpici Invernali qui mi dà una soddisfazione enorme. Era un sogno custodito in un cassetto. Si chiude un cerchio iniziato da mio padre, che lavorò alla costruzione di questo impianto. Io ho continuato qui prima come atleta e poi come allenatore, in tanti ruoli diversi. E ora mia figlia gareggia su questa pista. Le emozioni di questa Olimpiade me le porterò dentro per altri 50 anni.”

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padre e figlia

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A rendere tutto ancora più speciale è il legame familiare, anche se al via di ogni gara diventano tecnicamente rivali. “Non è un allenatore in più per me, è mio papà, ed è giusto così”, spiega Hannah. “È importante avere la propria famiglia accanto, non un altro coach. Alcune emozioni è bello condividerle con la famiglia, non con l’allenatore. È giusto che i ruoli siano ben separati.” “Io li tengo distinti in modo molto chiaro”, aggiunge Armin. “Qui sono l’allenatore della mia squadra. Se poi Hannah mi chiede un consiglio, posso darglielo da tecnico. Ma quando siamo insieme, sono suo padre, non il suo coach.” L’influenza di Armin, però, resta fondamentale nel percorso sportivo e personale di Hannah. “Ha avuto un impatto enorme su di me, come biatleta e come persona. Le qualità che lo rappresentano come allenatore sono le stesse che ha nella vita: è una persona gentile, ma ambiziosa. Ci sono tante cose che ammiro di lui.” Il complimento finale è reciproco. “La cosa più bella di Hannah è che è sempre se stessa: sincera, onesta, con grandi capacità relazionali”, dice Armin. E lei chiude con semplicità: “Mi piacciono i nostri piccoli rituali e il tempo passato insieme. E il fatto che mi apprezzi semplicemente per quella che sono.”

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