Profilo anonimo attacca Curry, Westbrook, Irving e Sengun su X. Pare sia Kevin Durant, Nba in subbuglio
Il profilo sospetto è @gethigher77: forse non si saprà mai la verità, ma il sospetto è enorme per vari indizi...
Il profilo sospetto è @gethigher77: forse non si saprà mai la verità, ma il sospetto è enorme per vari indizi...
Riccardo Pratesi Collaboratore 21 febbraio - 15:18 - MILANOC’è ricascato. E stavolta l’ha fatta grossa. Kevin Durant è probabilmente inciampato, un’antica sua cattiva abitudine, nel trappolone social media. Su X, usando un profilo anonimo, ha attaccato tutto e tutti. Sparato a zero su compagni di squadra attuali agli Houston Rockets, Alperen Sengun e Jabari Smith, su quelli del passato, Devin Booker e Russell Westbrook, Steph Curry e James Harden. E a Nikola Jokic e Luka Doncic le aveva cantate pubblicamente prima dell’All Star Game.
ferocia social
—Durant invecchia, ma resta prevedibile come un libro aperto: canestri facili e commenti difficili da accettare per chiunque. Lui contro tutti, il ritornello di carriera di un magnifico solista che svetta in un sport di squadra. Figlio del suo passato: non s’è mai fidato di nessuno, emerso da un tremendo background adolescenziale. Mors tua, vita mea. Con una sola fetta di torta da accaparrarsi e tanti pretendenti, in una realtà sociale ingiusta, ha imparato a eliminare la concorrenza. C’è chi, come LeBron James e Jimmy Butler, ha saputo perdonarsi e perdonare gli altri. Lui no. Sul campo sa mettere la maschera di scena per aggrapparsi al salvagente basket, sui social media, in incognito, rivela il volto peggiore. Feroce e implacabile come i suoi canestri. Il morso del Serpente, l’antico soprannome.
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—Il profilo sospetto è @gethigher77. Privato. Secondo i bene informati sarebbe gestito in modo anonimo da Durant, visto postare col telefonino persino a bordocampo. Il “succo”: anzitutto i presunti attacchi ai compagni di squadra: “Il tuo giocatore franchigia non sa tirare o difendere. Questo è un problema molto più grande delle mie palle perse”. Riferito a Sengun. Su Smith: “Non posso fidarmi di Jabari, che segni un (accidente) di canestro. Un discreto ri.ard..o”. Ne ha per tanti big, dopo aver definito Houston una squadra “di me..a”. Per James Harden: “un po’ delirante, ma lo capisco”, poi con un tweet solo colpisce due bersagli: Curry e Westbrook. “Non direi che lui (Kyrie Irving) fosse in competizione con me, ma quel pellechiara e l’orso cocainomane da tripla doppia lo erano”. Non serve Sherlock Holmes per immaginare i destinatari delle parole. Ce n’è anche per Irving: “Si comporta perbene vicino all’europeo (Doncic), ma tratta la sua gente come se gli dovessimo qualcosa”. Poi: “Steve Kerr non ha mai organizzato schemi o suggerito giochi eppure ha vinto un sacco di titoli”. E ancora: “Due dittatori. Stalin e Hitler. Mussolini e Kim jong un. I Suns sono la mia squadra quando perdiamo e la sua (di Devin Booker) quando vinciamo”. Riferito a Booker e Frank Vogel che ha allenato Durant a Phoenix. Sfiora persino il grottesco: “Giuro che mi manca Ben Simmons. Almeno lui mi passava la palla”. Tana libera tutti. Forse non sapremo mai se il profilo è gestito dal 15 volte All Star. Ci sono tutele di privacy. I messaggi in questione sono diretti, chat tra amici. E pubblicare conversazioni private riservate è un reato perché sono intese come tali e i toni risentono di quel requisito. A meno di denunce, procedimenti legali, non avremo la certezza che sia Durant versione fuoritutto quello che fa capolino dietro @gethigher77 su X, la app di Elon Musk. Ma il sospetto è grosso come l’ombra da 211 cm di KD. Che pure alla luce del sole non le manda a dire. Commentando la poca competitività dell’All Star Game ha dichiarato: “Dovreste chiederlo agli internazionali se intendono competere. Guardate Luka Doncic e Nikola Jokic come giocano l’All Star Game, per voi quell’atteggiamento è competizione?”.
i precedenti
—Aumentano i sospetti sino a renderli maledettamente credibili. Nel 2017 è stato beccato quando s’è confuso, ha risposto dal profilo ufficiale su Twitter quando intendeva farlo da un suo profilo anonimo. All’epoca per confondere la sua identità, parlò di sé in terza persona, postando: “A lui non piaceva l’organizzazione Thunder e giocare per Billy Donovan. Quell’organico non era così buono. C’erano solo lui e Westbrook..”. Si difendeva dalle critiche social. Nel 2019 Durant ammise a Espn l’utilizzo di un burner account: “Non ero abituato a quel tipo di (enorme) attenzione. Volevo un posto dove parlare coi miei amici senza nessuno che potesse intervenire o estrapolare le mie parole fuori contesto e mi piaceva farlo lì (Twitter)”. Quando nel 2023 Meta ha lanciato Threads Durant su X ha postato: “Su Threads con un burner account, venite a trovarmi”. Con oltre 13 milioni di visualizzazioni.
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—L’Nba ha le mani legate. Può fare poco su conversazioni private considerando la forza del potente sindacato giocatori. Il discorso fu diverso per Bryan Colangelo che nel giugno 2018 fu costretto alle dimissioni da presidente dei Philadelphia 76ers dopo un’investigazione sui presunti profili anonimi su Twitter. Li gestiva la moglie Barbara che diffondevano informazioni confidenziali della franchigia e criticava giocatori (in particolare Joel Embiid), colleghi e giornalisti difendendo il compagno. Stavolta i danni per Durant saranno probabilmente circoscritti al brand. La sua reputazione non è comunque candida, s’è lasciato male quasi ovunque, a Oklahoma City mai perdonato per le modalità di addio da pugnalata alle spalle, passando ai nemici Warriors. Nessuno ha mai raccontato che Durant sia un capobranco. I suoi unici trionfi sono arrivati “a casa” Curry, da leader di campo, mai di spogliatoio o di franchigia. Status diversi, mestieri diversi.
risposta di campo
—Al solito le risposte ai microfoni hanno convinto pochino. “Non mi occupo delle sciocchezze di Twitter”. Non una smentita. Al solito le risposte di campo hanno convinto tutti: 35 punti a Charlotte tirando 14/20 dal campo. Ma quanto potrà durare, a 37 anni? O ferma il tempo oppure cancella i profili anonimi. Altrimenti prima o poi si troverà non solo nei pasticci, ma senza difesa.
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