Gabry Ponte: "Io che chiudo i Giochi... Wow! Emozionato come per i 56mila di San Siro"
La Gazzetta dello Sport

Gabry Ponte: "Io che chiudo i Giochi... Wow! Emozionato come per i 56mila di San Siro"

Sabato 21 febbraio 2026
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Il dj più influente al mondo (oltre 6 miliardi di stream) l'anno scorso ha fatto sold out al Meazza ed è stato scelto per la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina: "Non posso parlarne molto, ma dico che mi sono innamorato del curling, amo lo sci e apprezzo Sinner"

Il dj più influente al mondo (oltre 6 miliardi di stream) l'anno scorso ha fatto sold out al Meazza ed è stato scelto per la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina: "Non posso parlarne molto, ma dico che mi sono innamorato del curling, amo lo sci e apprezzo Sinner"

Gregorio Spigno Giornalista 21 febbraio - 16:03 - MILANO

Ha fatto ballare intere generazioni resistendo al tempo, conquistato il mondo prima in gruppo con gli Eiffel65 e poi consolidandosi in solitaria diventando il dj italiano più ascoltato al mondo con oltre 6 miliardi di stream e adesso è stato scelto per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina: all’Arena di Verona suonerà Gabry Ponte, “nerd” della musica che si divide tra sport e studio e che l’anno scorso ha riempito San Siro (56.000 persone presenti, sold out). 

VIDEO: GP Monza, Gabry Ponte fa impazzire i tifosi con il suo nuovo singolo

Cosa ha provato quando è stato scelto come "uomo Olimpiadi"? 

“La prima sensazione provata è stata “Wow!”. Le Olimpiadi non sono soltanto un evento sportivo, ma un momento che unisce tutto il mondo. L’idea di contribuire nel mio piccolo mi riempie di gioia. E no, non posso ancora svelare assolutamente nulla”. 

Si è lasciato conquistare da qualche sport che prima seguiva poco? 

“Sono uno dei tanti che non conosceva bene il curling, questi ragazzi sono stati bravi a farci appassionare ad una disciplina un po’ fuori dai radar. Miei, ma credo anche di tante altre persone. A me piace molto sciare quindi ho seguito con attenzione. Sullo sport sono un po’ distratto, ma quando c’è l’Italia il mio interesse aumenta. Tutta l’Italia…”. 

Pratica sport? 

“Quando riesco, compatibilmente con gli impegni, mi piace trascorrere qualche giorno in montagna a sciare. Provare il curling? Non so quali siano le skills richieste, non mi è ancora chiaro se bisogna essere bravi a pattinare sul ghiaccio. In quello sono proprio negato: serve precisione, e in alcuni ambiti lo sono, ma in altri sono un gran casinaro. Però da vedere è molto interessante”. 

Altri sport preferiti? 

“Praticarli mi è sempre piaciuto, fin da piccolo ho fatto di tutto: judo, haikido, tennis, basket e calcio nonostante uno scarsissimo successo. Corro, nuoto. Non eccello in nulla, ma mi piace sia fisicamente che mentalmente: dopo tante ore trascorse in studio ne ho bisogno per scaricare la tensione e mi aiuta anche a ritrovare ispirazione”.

Ispirazione: qualche modello sportivo? 

“A me piace l’eccellenza in generale, quando vedo un talento come Sinner o Federer. Amo guardarli, seguirli per capirne le storie. Al di là dell’aspetto sportivo, è bellissimo che una persona riesca a raggiungere risultati così importanti”. 

Si immedesima nel successo raggiunto già così giovane come per esempio Sinner? 

“Le sensazioni devono essere state le stesse, ma non è arrivato tutto subito. Né per me né immagino per Sinner: atleti e artisti si vedono quando già arrivati al successo, qualcuno può pensare sia facile, ma non si conosce ciò che è successo prima. Con gli Eiffel trovai il successo a 25 anni, ma mixavo e smanettavo in studio e in cameretta già da dieci. Il mondo della musica e quello dello sport, però, sono molto vicini”. 

Conosce qualche sportivo che la ascolta per gasarsi? 

“No, ma mi è capitato molte volte di ricevere video di squadre di Serie A che negli spogliatoi mettevano la mia musica per festeggiare. Cose che fanno molto piacere, come vedere uno stadio che balla”. 

San Siro l’anno scorso ha ballato eccome, e a giugno si ripeterà… 

“Ma prima di annunciare il Meazza avevo grossi dubbi: avevo visto i numeri dei tour nei palazzetti ed ero sicuro che sarebbero stati buoni anche nel caso di San Siro. Però c’era questa incognita: nessun deejay, almeno in Italia, aveva organizzato un evento di questa portata, in uno stadio, in un orario più da concerto che da club. Ma alla fine bisogna sempre buttare il cuore oltre l’ostacolo. È bastato qualche minuto di riflessione… Poi vedere lo stadio pieno è stata una sensazione che non sono riuscito ad anticipare: vedere 56.000 persone che ballano e saltano lì per te è qualcosa di pazzesco, probabilmente non mi ci abituerò mai”. 

Perché ha scelto di replicare lo show? 

“Mi sono chiesto se il successo fosse stato un caso dato dalla singolarità dell’evento, ma in realtà anche la seconda data (27 giugno prossimo, ndr) sta andando molto bene. A distanza di un anno non era facile. Sto lavorando per organizzare uno spettacolo diverso, possibilmente più bello di quello scorso. Lo show verrà costruito intorno alla musica, e non ho ancora una scaletta. Voglio inserire tracce inedite, ancora non pubblicate, dischi vecchi che ho intenzione di rinfrescare. Man mano passerò al resto dei contenuti, ospiti compresi”. 

Tifa qualche squadra? 

“Sono un italiano un po’ atipico: non ho mai seguito il calcio. Guardo l’Italia quando va ai Mondiali, ma non ho mai tifato. Forse perché quando ero giovane io in discoteca si andava alla domenica pomeriggio e allora dovevi scegliere tra ballare e lo stadio. Però San Siro è San Siro, anche per i concerti, anche se non sei tifoso respiri il peso e la magia di questo posto iconico”.

A proposito degli Eiffel65, all’epoca il suo gruppo, sa che “Quelli che non hanno età” è diventata una canzone da stadio? 

“Non lo sapevo! Come fa?”. 

Che piacere la telefonata per gli Agnelli e la Juve, ma io non tifo squadre

Gabry Ponte

Non so cantare… mi racconta di quando venne invitato dalla famiglia Agnelli? 

“Mi chiesero di andare a Torino, la città in cui sono nato e cresciuto, per il 100° anniversario della loro proprietà bianconera. Accettai con piacere e fu molto bello, c’era anche una bella coreografia costruita dalla Juve. Anche se mi chiesi cosa c’entrasse la mia musica all’interno di un contesto come quello…”. 

E al GP Monza? 

“Emozioni contrastanti, alla fine prevale sempre la voglia di fare qualcosa di nuovo. Sei in una location talmente iconica che, pur non avendo mai seguito la Formula 1, esserci è un’emozione. E vedere tutta la pista piena che ballava dopo la corsa è stato pazzesco”. 

Ok San Siro, ma mi piacerebbe uno show all'estero come a LA

Gabry Ponte

Prossimo obiettivo? 

“Il primo è andato, non so se lo farà qualcun altro ma io sto già pensando ad altro. Mi annoio facilmente. Non dico che mi annoi suonare a San Siro, ci mancherebbe, ma dopo averlo fatto cerco di trovare un altro posto dove posizionare l’asticella”. 

E cosa c’è dopo San Siro, il Bernabeu? 

“Non lo so, probabilmente uscire dall’Italia però sì. Riuscire a replicare una cosa simile lontano da qui. Anche se lo feci già, allo stadio dei Dodgers a Los Angeles con gli Eiffel65. Altri tempi, ma che sogno”.

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