La scalata dello scugnizzo dalla C alla Champions: De Pieri, Faticanti, Stabile e... I nuovi Vergara
Dalla Primavera alla Champions League, passando per la Serie C, la B e la A in men che non si dica. Il gioiellino del Napoli, non è un caso eccezionale: ecco altri 10 (più due) nomi di talenti che possono seguirne le orme
Dalla Primavera alla Champions League, passando per la Serie C, la B e la A in men che non si dica. Il gioiellino del Napoli, non è un caso eccezionale: ecco altri 10 (più due) nomi di talenti che possono seguirne le orme
Andrea Barilaro 23 febbraio - 17:39 - MILANOMax Allegri una volta ha detto: “Nel calcio, come nella vita, esistono le categorie”. Antonio Vergara, lo scugnizzo di Frattaminore, le ha scalate tutte: Primavera, Serie C, Serie B, Serie A, Champions League. Due anni fa sfidava il Sangiuliano City, ora segna e giganteggia contro i campioni del mondo del Chelsea. Che significa passare dai posticipi del lunedì con duecento spettatori (familiari e amici compresi) alla musichetta della Champions. E insomma, provateci voi. Quanti come Vergara? Uno su mille, come canta Morandi? Siamo lì. Intanto ce ne sono dieci (più due) che hanno gli occhi giusti per provarci e vogliono farcela a tutti i costi. Prendete Yildiz: nel 2024 faceva la linguaccia all’Ancona e sfidava Gubbio e Fermana, poi abracadabra e in un battibaleno si è ritrovato a disegnare calcio a Euro2024. Per la serie: anche i più grandi si sono sporcati le Adidas sui campi di Serie C. E sì, la scalata si può fare.
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—Prima la B, cioè l’anticamera del paradiso. Il metro di paragone è scomodo: Pio Esposito. Gli ultimi mesi del bimbo d’oro di Castellammare: ha lasciato lo Spezia (in eredità 19 gol), ha convinto l’Inter al Mondiale (per club), s’è ritagliato spazio tra la ThuLa e ora sembra imprescindibile anche per Gattuso in vista dei playoff Mondiali (quelli in America). Dici Inter e pensi a Giacomo De Pieri, 2006, trequartista dal mancino raffinato, girato in prestito al Bari dopo sei mesi alla Juve Stabia. Parola d’ordine qualità. Salta l’uomo e lo fa in vari modi, gli piace rientrare sul sinistro ma se gli lasci spazio dall’altra parte se lo prende e tanti saluti. Lo scorso anno ha vinto lo scudetto Primavera, in più Inzaghi gli ha regalato l’esordio in Champions contro il Monaco. Domanda cattiva: c’è spazio per i De Pieri nel calcio di oggi? Perché è tanto tecnico quanto difficile da collocare, il classico dieci di fantasia che dici “okay, bravo. Ma dove ti metto?”. Intanto si farà altri sei mesi in B, poi chissà. Curiosità. A Bari condivide lo spogliatoio con Giacomo Stabile, 2005, compagno sia nel vivaio dell’Inter sia a inizio stagione alla Juve Stabia. Una vita insieme. A proposito, Stabile è un altro da tenere d’occhio. Alto, mancino, ha la faccia da bravo ragazzo ma quando c’è da fare la guerra è in prima linea. Dopo la gavetta in C con l’Alcione eccolo protagonista in B. Lo paragonano a Bastoni e come caratteristiche siamo lì: nasce centrale, anche se il futuro può fare rima con braccetto mancino. Ormai ex compagno sia di De Pieri sia di Stabile è Alessio Cacciamani, 2007, in prestito dal Torino e ormai imprescindibile per Abate. I numeri parlano da soli: 19 presenze (ben 14 da titolare) e due gol, di cui uno decisivo a novembre contro il Palermo. È un destro che gioca a sinistra, salta l’uomo, sforna assist, segna e fa tutto questo a velocità impressionante. È granata dal 2023 e all’ombra della Mole ha scritto anche un pezzettino di storia: all’esordio in A contro l’Inter è diventato il più giovane a giocare in prima squadra dal 2000. Mica poco.
comotto e palma, i 2008 in liguria
—I più piccoli hanno storie diverse. La particolarità? Giocano entrambi in Liguria e si sono affrontati giusto sabato scorso. Il primo è Christian Comotto, 2008, una vita al Milan e paura zero. Anche se c’è da tirare un rigore all’esordio in prima squadra, come è successo contro il Perth Glory nella tournée estiva. E cos’ha fatto il piccolo Christian? Rincorsa breve, cucchiaio alla Zidane a Berlino nel 2006, pallone che bacia la traversa e gol. La stessa estate avrebbe fatto le valigie direzione Spezia, Serie B, calcio dei grandi. Fin qui 13 presenze: bilancio più che positivo. Qualche chicca: può giocare regista così come interno di centrocampo, ha fatto tutta la trafila con Camarda e il calcio è questione di famiglia. Papà Gianluca ha bazzicato per un decennio in A, mamma Marianna è un’agente con alle spalle esperienze all’Inter e al Milan. L’altro è Matteo Palma, 2008, centralone italo-tedesco che l’Udinese ha girato alla Samp per farsi le ossa. L’esordio, macchiato da un rosso nel finale, rimane positivo: il difficile sarà dimenticare la A (esordio lo scorso maggio con la Fiorentina, cinque uscite quest’anno), calarsi nella parte e ‘mangiarsi’ la B. Magari provando a essere un Leoni-bis, altro difensore centrale passato a Bogliasco. Sempre in B ci sarebbe anche Alphadjo Cisse, ma la storia del 2006 appena acquistato dal Milan è storia nota: rimarrà a Catanzaro (casa anche di Mattia Liberali) fino a fine stagione, poi gli si apriranno le porte di Milanello.
faticanti e cocchi, dalla next gen ai grandi
—Di Yildiz ce n’è uno, chiaro che anche un percorso alla Muharemovic non sarebbe male: Serie C, Serie B e Serie A. Il paragone è calzante perché Tarik dalla Bosnia, difensore del Sassuolo che teme solo Dio, i campi della C li ha calcati con la seconda squadra della Juventus. Cosa che adesso sta facendo Giacomo Faticanti, non più giovanissimo (2004) ma con tutto il tempo di sfondare. Dopo la scalata nel vivaio della Roma, culminata con l’esordio in Europa League con Mourinho, ha detto bye bye a Trigoria: prima Lecce (Primavera), poi Ternana (Serie B, ha anche giocato un playout) e infine la Torino bianconera. Quest’anno tutto gira intorno a lui, gioca sempre (23 partite) e segna pure (due gol). Il piano potrebbe essere un ritorno in B da protagonista, poi chissà. Due nomi da Inter e Atalanta. Prima i nerazzurri di Milano e quindi l’attualità, perché Matteo Cocchi lo scorso mercoledì ha strappato una buona sufficienza in Coppa Italia col Torino. Ha indossato la maschera di Dimarco e non ha toppato: oltre a qualche buono spunto, si è incaricato di angoli e punizioni senza dire beh. Forse dopo la sera di Monza l’avranno capito tutti: il suo mancino vale ben oltra la Serie C, che inizia a stargli stretta. Ha da poco rinnovato fino al 2030, l’Inter ci punta forte e non è utopia immaginare un percorso proprio alla Dimarco: le ossa in B, un anno da apprendistato in A e poi pronto per Appiano Gentile. Magari ancora con Chivu allenatore, uno dei suoi più grandi estimatori già dai tempi della Primavera.
navarro, il compagno di banco di yamal
—Il nerazzurro bergamasco, 2007 come Cocchi, viene dalla Spagna, ha condiviso il banco con Lamine Yamal e ha spinto l’Atalanta a sborsare due milioni di euro per strapparlo al Barcellona. Qui l’appunto scomodo: se Albert Navarro è così bravo, come mai i blaugrana se lo sono fatti scappare? Domanda lecita, ma se questa volta lo sgarro glielo abbiamo fatto noi? Anni 18 e centimetri 190, negli anni alla Masia ha allenato la tecnica per nove stagioni e si vede. Il ruolo? Dietro va bene tutto, centrale come braccetto di sinistra. Può giocare anche a tutta fascia, anche se a Bergamo lo paragonano a Kolasinac e quindi lo immaginano un po’ più arretrato. Per ora Serie C punto e stop, ma tra qualche mese… Mike Aidoo, 2005, non è uno che dà nell’occhio. Nelle giovanili dell’Inter viaggiava a ritmo di sei in pagella: bene, ma mai benissimo. Poi da un momento all’altro lo ritrovi in prima squadra e scopri che sì, se lo merita. Un annetto fa Inzaghi l’ha fatto debuttare in Coppa Italia, lui in estate ha detto arrivederci direzione Pergolettese, Serie C, dove oggi è imprescindibile. L’obiettivo è guadagnarsi il ritorno alla casa madre, poi guai a porsi limiti. Perché ‘Aldo’ - così lo chiamavano in spogliatoio - è un terzino affidabile, generoso, corre e il senso del lavoro ce l’ha nel sangue dai tempi delle giovanili del Chievo. Insomma, poco appariscente ma stai a vedere che non possa ritagliarsi una bella carriera tra i grandi…
sala, in d con il milan next gen
—Serie D? What? ‘Colpa’ del Milan Futuro, ma non solo. La retrocessione della seconda squadra rossonera ha posto l’attenzione anche al re dei campionati dilettantistici, dove farsi le ossa significa affrontare gente che su quei campi ci bazzica da vent’anni e sa come intimidire un giovane. Non è però il caso di Emanuele Sala da Sesto San Giovanni, 2007, mediano o interno di centrocampo che tanto piaceva a Ignazio Abate. Il paradosso l’ha vissuto in prima persona: questa estate esordiva in prima squadra contro il Leeds, poi si è ritrovato a sfidare Nuova Sondrio e Scanzorosciate. In mezzo, come se non bastasse, il Mondiale U20 con l’Italia. Il segreto è stato calarsi nella parte. Il futuro è tutto da scrivere, anche se una certezza c’è: non sarà in Serie D. Che alla fine è anche un campionato per giovani. “Solo per l’obbligo di utilizzo dei fuori quota”, obietterà qualcuno. Vero. Intanto in Lombardia due sbarbati hanno attirato l’attenzione di Inter e Atalanta. Uno è Marcelo Vaz, 2007, esterno sinistro dalla Guinea-Bissau, oggi alla Varesina e sulla lista dell’Inter per la prossima estate. Fin qui 22 presenze in D, spicca anche un gol in Coppa Italia. L’altro nome caldo è Kaire Mor Ndao, mediano 2008 della Casatese su cui avrebbe messo gli occhi l’Atalanta. Grande storia, la sua. Nato in Senegal, muove i primi passi a Dakar fin quando non arriva in Italia. La prima tappa al Seguro, società dilettantistica di Settimo Milanese: un anno da protagonista e via subito tra i grandi. Probabile che dovrà dire addio alla Serie D molto presto.
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