Resident Evil Requiem, la recensione: un capitolo eretico che riscrive il mito di Raccoon City
Il nono capitolo della saga zombie Capcom promette di connettere tutti i punti. Ma quanti rischi…
Il nono capitolo della saga zombie Capcom promette di connettere tutti i punti. Ma quanti rischi…
Paolo Sirio 25 febbraio - 17:01 - MILANO183 milioni di copie vendute in 30 anni, compiuti proprio nel 2026. 7 film live-action usciti al cinema, senza contare quelli d’animazione, anch’essi molto apprezzati. Sono solo alcuni dei numeri del franchise di Resident Evil, che bastano però a spiegare come mai ogni lancio legato alla saga sia un piccolo, grande avvenimento. E un piccolo, grande rischio. Come quello che Capcom, lo sviluppatore di Osaka da cui tutto è partito, ha voluto prendersi con il nono capitolo principale disponibile dal 27 febbraio: Resident Evil Requiem.
VIDEO: Sanremo, la Roma si è presa l'Ariston: da Mara Sattei alla maglia (sbagliata) di GassmannGrace, l’agente dell’FBI
—Requiem torna alla formula a due protagonisti, non esattamente una novità per Resident Evil, sebbene non sia mai stata esplorata negli episodi mainline a giocatore singolo. Grace e Leon. La prima è un’agente dell’FBI senza esperienza di campo e questo traspare nitidamente dalla lettura delle atmosfere. Il gameplay con Grace (raccomandato in prima persona, ma c’è un comodo switch in terza per chi lo volesse) è esattamente quello che siamo arrivati ad aspettarci dopo la sterzata di RE7: esplorazione, risorse scarse, mostruosità dietro ogni angolo. La componente degli enigmi è però semplificata, le motivazioni dietro il backtracking asciugate, presumibilmente per non abbassare troppo il ritmo. Tuttavia, non è solo una reiterazione delle basi acquisite con Village. E alcune nuove meccaniche sono interessanti. Gli zombie mantengono memoria dei loro ruoli da umani - cosa che viene poi ripresa nelle aree di Leon, dove ci ritroviamo ad affrontare non-morti in grado di maneggiare armi - ed è spassoso come possiamo sfruttarlo a loro svantaggio. Un’altra? Gli iniettori possono sia raccogliere il sangue degli infetti per agevolare la creazione, sia far esplodere gli zombie nelle fasi stealth. Ne conseguono Gore e splatter come non mai, con corpi mutilati, esplosioni di membra, pareti e arredamenti imbrattati. A proposito di stealth: sa essere sì inventivo (nemici che sentono ma non vedono) e suggestivo (camminarci vicino è inquietante il giusto), perché qualcosa oltre al buio soffocante inevitabilmente serviva, ma è in genere comunque lineare, costretto e rudimentale.
leon, l'action hero
—L’alternanza tra le parti con Grace e Leon è ben scandita. Vestire i panni di Grace può essere opprimente, un’esperienza dalle sfumature psicologiche e delle atmosfere radicate nell’horror, ma le sue fasi non si prolungano mai eccessivamente. L’action hero Leon subentra sempre nel momento giusto e, a parte l’inquietante esordio à la RE6, nel modo giusto. Compreso quando, a livello di gameplay, ricorda il piccolo playground a bordo del motoscafo inaugurato nel remake di Resident Evil 4. Di RE4 torna anche l’elemento della “giocosità”, con piccoli shop, sfide, personalizzazioni, elementi lanciati lì senza grosse spiegazioni per il gusto dell’arcade. Perché, alla fin fine, Requiem è un videogioco e lo sa molto bene. Paradossale e cringe come il quinto capitolo, di cui mantiene la passione per il machismo (battutine dell’agente della DSO comprese) e l’audace trovata dell’horror diurno; blockbuster come il sesto, ma consapevole di cosa sia andato storto, prova a bilanciare una componente azione/avventura più accessibile che Capcom ha comunque tentato ripetutamente di inserire nella saga. E diverte. Persino nelle dinamiche d’azione, accettate con una punta di rassegnazione dopo gli exploit puramente survival, lo studio giapponese non si è accontentato: nonostante le storiche legnosità del sistema di movimento, nuovi elementi come l’uso sorprendente dell’ambiente contribuiscono a creare diverse scene memorabili e risolvono il tipico crollo nella seconda metà.
Ho gli incubi, o son desto?
—In termini di sceneggiatura, Resident Evil Requiem è stato evidentemente lavorato in parallelo con la saga dei Winters, che ignora in lungo e in largo. Con ogni probabilità, sarà ricordato insieme a RE6 come il capitolo eretico ma, mentre quest’ultimo lo era per il gameplay, Requiem lo è più per una storia che lascia spiazzati. Capcom ha (finalmente) assunto la titolarità di una trilogia che è sembrata per anni intoccabile. Com’era stato per Final Fantasy, con quell’aura di sacralità e i dogmi che riguardavano l’era PlayStation 1, ci aveva girato attorno senza mai affondare il colpo. Adesso, si è presa la responsabilità, la briga per certi versi, di scriverci sopra: di chiudere, ritoccare, inserire, continuare quel racconto. In modi nuovi, diversi, forse nemmeno necessari. Il ritorno nei luoghi iconici di Raccoon City non aggiunge granché, è veloce (tendenzialmente poco screentime pure per i nuovi villain, una decisione forse voluta in ottica “introduttiva” del prossimo arco) ma, almeno, sufficientemente rispettoso. Mentre la domanda - ma serviva davvero? - rimane largamente senza risposta, restano con essa l’ingombrante desiderio di collegare l’originale Umbrella ad un universo più ampio e l’innamoramento palese per il personaggio di Leon. A volte sembra tutto un pretesto per vederlo fare lo splendido, tra una posa plastica, una power fantasy estrema e una resa dei conti annunciata ad ogni sua esibizione. Altre volte, invece, non fa centro.
Resident Evil Requiem, il verdetto
—Resident Evil Requiem non manca certo di generosità: si dà tanto, persino troppo, e non è del tutto chiaro il perché. Avrete tanto da elaborare dopo averlo completato: la strada che ha scelto è assurda in molteplici sensi e, se l’assurdità in fondo rispetta il DNA di Resident Evil, profanare un mito suscita sempre sentimenti contrastanti. Rispettiamo, almeno, il tentativo di fondere anime, di cercare un equilibrio - non privo di sacrifici, ora che i remake stanno per finire - laddove l’ultimo grande eretico l’aveva apertamente demolito.
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