Dai testi scurrili al duetto con Ditonellapiaga: a Sanremo sbarca il fenomeno Tony Pitony
Nella serata cover oggi canteranno "The Lady is a Tramp"
Nella serata cover oggi canteranno "The Lady is a Tramp"
Francesco Rizzo Giornalista 27 febbraio - 12:40 - MILANOCosa cantano a squarciagola i ragazzi che affollano il centro di Sanremo ben dopo la fine di ogni puntata del Festival? Né Ditonellapiaga né Sayf ma la “macchia sui vestiti di Chanel” di una celebre hit (Donne ricche e, se non desiderate frequentare, vi basti il titolo) firmato da Tony Pitony. Di cui in Riviera spuntano la maschera da Elvis, qualche maglietta celebrativa, un imitatore, locali che assicurano “è passato di qui” e padri preoccupati perché “mio figlio vuole l’autografo”. Anche se non occorre guardarsi intorno, basta aprire i social: è uno dei personaggi più virali del Festival, sfiora i 2 milioni di ascoltatori su Spotify. E con una cifra simile di “like” su TikTok.
Tony Pitony e Ditonellapiaga nel duetto della serata cover
—Ma, per paradosso, non è in gara: lo vedremo stasera sul palco accanto a Ditonellapiaga nella gara delle cover, per la quale interpreteranno The lady is tramp. Un tandem che Pitony presenta con un video su Instagram - in cui, dentro una limousine, autografa una scarpa della cantante - e che promette polemiche. Lui, che fa sembrare “Pucci un boyscout” – copyright Fiorello – ha già animato la festa del Fantasanremo dei giorni scorsi, anche perché ne ha firmato la sigla, Scapezzolate (“Grande scusa per star sul divano/Senza Spid a portata di mano” e chi vuol capire capisca) anche se la sua strategia di comunicazione è comunicare quanto basta. Un felice controsenso rispetto alla sovraesposizione dei cantanti al Festival.
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Chi è Tony Pitony e come è diventato famoso
—Ettore Ballarino (sarebbe il vero nome), classe 1996, originario di Siracusa (“città inutile”, il suo commento ma gli ex insegnanti lo ricordano come uno studente modello allo Scientifico e gli amici ne tutelano i segreti), un passato oltre Manica, si camuffa per “poter mangiare in pace al ristorante” e ha fatto della scorrettezza dei testi – dice lui – una rivalsa contro le porte in faccia ricevute nel mondo dello spettacolo. “Diventando lo zio brillo che durante la cena canta la canzone sporca”, la sua sintesi. Come Mi piacciono le nere (“non è più un colore che mi rattrista”) o Striscia (“picchiamo Brumotti nei vicoli stretti, nei vicoli corti”). C’è chi lo considera un erede di Elio e le Storie Tese o degli Skiantos, chi lo accusa di volersi solo fare notare, chi fa notare come le battaglie contro i testi sessisti di alcuni trapper non si estendano con altrettanto ardore contro di lui.
VIDEO: VIDEO Sanremo, Raf tradito dalle telecamere: il “gesto” diventa viraleHanno scomodato anche la Treccani, sul punto: “Il suo protagonista lirico non è un modello, ma una macchietta grottesca, che quasi prova gusto a perdere la dignità. E questo lo fa diventare oggetto di satira. Quando ride, l’ascoltatore o l’ascoltatrice ride del carnefice, non con lui”, ha spiegato Beatrice Cristalli, formatrice e linguista. Ma lo spirito provocatore ha origini lontane: si può ancora vedere in rete il suo fallimentare provino a X Factor, in cui giocò a distorcere Hallelujah. Sapendo benissimo che non lo avrebbero preso. Adesso è a Sanremo.
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