Berti: "Bravo Leao a caricare il Milan, visto che è inferiore. Mi piaceva essere il più odiato dai rossoneri"
La Gazzetta dello Sport

Berti: "Bravo Leao a caricare il Milan, visto che è inferiore. Mi piaceva essere il più odiato dai rossoneri"

Martedì 3 marzo 2026
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L'ex interista, anima di tanti derby: "Dieci punti di differenza non sono casuali, in città tutti sanno che c'è un cugino che è meglio dell'altro. È una partita che il mondo ci invidia, non bisogna essere pole. Io mi sentivo come Michael Jordan"

L'ex interista, anima di tanti derby: "Dieci punti di differenza non sono casuali, in città tutti sanno che c'è un cugino che è meglio dell'altro. È una partita che il mondo ci invidia, non bisogna essere pole. Io mi sentivo come Michael Jordan"

Filippo Conticello Giornalista 3 marzo - 10:15 - MILANO Nicola Berti, 58 anni, ha vinto con l'Inter lo scudetto 1988-89 

Chiedete a un tifoso interista da chi vorrebbe farsi rappresentare in un sacro derby, a chi delegherebbe tutto il proprio “interismo“ in una sfida al Diavolo, e è assai probabile che vi risponda Nicola Berti. Non è un giocatore, ma il custode di un sentimento, soprattutto nella settimana più importante dell’anno in città. 

Berti, ha sentito la chiamata alle armi di Leao a Cremona?

"Sapete che vi dico? Ha fatto bene, bravo Leao! In una partita così è giusto caricare il proprio esercito, soprattutto se sei palesemente inferiore all’avversario: questi dieci punti di differenza in classifica non sono casuali: in città c’è un cugino che è nettamente meglio dell’altro, lo sappiamo noi e lo sanno pure loro... Detto questo, il derby è bello anche perché non devi essere per forza politicamente corretto: devi farti trasportare perché questa partita ti eccita prima, durante e dopo. Sopra e sotto. Non dico che si debba fare come ai nostri tempi, quando ci tiravamo le pallonate durante il riscaldamento, ma evviva queste bollicine. Ricordiamo che è una partita che ci invidia tutto il mondo, unica e speciale, a maggior ragione se si affrontano la prima contro la seconda... a distanza". 

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Chi tra i milanisti caricava particolarmente ai suoi tempi? 

"Con gli italiani era diverso perché giocavamo insieme anche in Nazionale e capitava di incontrarsi spesso in città. Ma i tre olandesi, credetemi, erano particolarmente molesti... Oggi forse tutti sentono molto meno questo derby, ma noi non ci guardavamo davvero in faccia". 

Lei avrebbe usato parole simili a quelle di Leao vista la classifica?

 "Lo sanno tutti che ho la lingua lunga... Una volta dopo un derby di Coppa Italia dissi “meglio sconfitti che milanisti” e lo ripeterei altre cento volte. Ma ci tengo a chiarire un concetto: chi ha deciso che per la tensione da derby non si dorme? Io, ad esempio, dormivo benissimo... Anche perché così poi potevo essere me stesso in campo, spensierato e leggero. E riuscivo a fare male ai milanisti spesso e volentieri. Se lo ricorderanno sicuro...". 

Quale derby dovrebbero ricordarsi di più? 

"Nel 1992-93 dopo un tunnel a Costacurta litigai anche con Baresi che mi tirò una pallonata: presi un giallo, ma mi sentivo che avrei segnato in qualche modo. Lo dicevo anche a loro: 'Vedete che adesso vi segno!'. Mi sentivo come Michael Jordan, mostravo la linguaccia e alla fine... tac! Poi pareggiò Gullit dopo un errore di Taccola. Ma mi ricordo anche il tiro al volo e la capocciata di Rossi con la palla che entra dentro: quel gol è mio, ci tengo. Comunque, mi è sempre piaciuto essere il più odiato dai milanisti. Sapeste quante botte ci siamo dati, ma sempre in amicizia (ride, ndr)". 

Nello stesso tempo, però, lei resta ancora tra i più amati dagli interisti. 

"L’affetto dei tifosi dell’Inter è sempre tanto, ogni volta che vado allo stadio incontro i tifosi e mi sorridono. Questa cosa mi fa impazzire. Si vede il piacere che hanno nell’incontrarmi, ed è reciproco. Non sono uno a cui non piace essere salutato, anzi mi gasa ancora. Come quando, prima di un derby in casa, stavo dentro San Siro a prendermi tutta l’energia". 

Francesco Pio Esposito, 20 anni

Oggi chi sono i custodi del suo stesso interismo? 

"L’anima italiana che traina il gruppo da anni. Gente come Bastoni, che è stata messo in croce senza un motivo per puro perbenismo. O come Barella, il mio preferito: N.B. è sempre una garanzia. È vero che Nicolò è stato un po’ in calo perché tutti vogliamo il massimo da un fenomeno così, però me lo terrò sempre stretto. E ovviamente metto dentro anche Dimarco, con quel piedino lì...". 

Si è dimenticato di citare Pio? 

"Il mostro! Quanto mi gasa anche lui quando mostra i muscoli dopo un gol. Gli altri se lo sognano un bomber così, potrebbe fare il titolare ovunque, dal Milan alla Juve, invece da noi cresca tranquillo con Lautaro e Thuram. Abbiamo in casa il talento migliore di questa generazione e dobbiamo aiutarlo. Su questo aspetto Chivu è un maestro, ma io non ho mai avuto il minimo dubbio su Cristian". 

Cristian Chivu, 45 anni, primo anno all'Inter da allenatore

Ci spieghi meglio. 

"Parliamo di un interista vero, di un ragazzo intelligentissimo e di un allenatore preparato. Mi piace sempre cosa dice e come lo dice, e mi piace anche il tipo di squadra killer che ha creato: non era facile farsi seguire così, ma adesso trascina tutti. A capo dell’Inter ora c’è lui".

Dalla Champions, però, si aspettava qualcosa di più. 

"Questi norvegesi sono tosti, dovremmo saperlo. È stata una delusione considerando il punto di partenza, ma mai come quest’anno ci serve uno scudetto perché ne abbiamo buttati già troppi in passato: direi almeno due negli ultimi quattro anni. In Europa ci sono purtroppo squadre più attrezzate, ma in Italia possiamo continuare a fare il vuoto come adesso". 

Ma si è spiegato perché la sua squadra non vince un derby da due anni? 

"Un po’ di sfortuna e qualche errore, ma sono semplicemente cicli: a volte ti va bene e a volte ti va male. Il derby, però, ti mette davanti a uno specchio, ti obbliga a capire se hai anima e questa Inter ce l’ha: poco, ma sicuro. Però, ora è arrivato il momento di scacciare tutta questa sfiga". 

In caso di vittoria nel derby il campionato è finito? 

"Beh, direi di sì, a +13 non ci prendono neanche se ci inseguono in motoretta. Vincere questo derby è importante anche per il giorno in cui cade. Alla mezzanotte di domenica sarà il 9 marzo, l’Inter festeggerà il suo 118esimo compleanno: questo è un meraviglioso segno del destino. Può mai esistere un regalo più bello che vincere contro quelli là?". 

Berti, per chiudere, come finisce la stagione? 

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"Vinciamo lo scudetto sul Milan con duecento punti di distanza, così tanti che se ti giri non li vedi neanche alle spalle. E aggiungiamo pure la Coppa Italia anche se adesso battere il Como non è facile. Poi, con la pancia piena, torneremo a parlare di Europa perché ci interessa anche quella".

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