Iran, risorse strategiche: petrolio, materiali critici e automotive
Con il controllo di vaste riserve di petrolio e gas e giacimenti strategici di materie prime critiche — dal litio alle terre rare, fondamentali per veicoli elettrici e industrie high-tech — l’Iran detiene una leva globale in grado di influenzare rapidamente mercati energetici, catene di approvvigionamento e settori industriali chiave come l’automotive
Con il controllo di vaste riserve di petrolio e gas e giacimenti strategici di materie prime critiche — dal litio alle terre rare, fondamentali per veicoli elettrici e industrie high-tech — l’Iran detiene una leva globale in grado di influenzare rapidamente mercati energetici, catene di approvvigionamento e settori industriali chiave come l’automotive
Riccardo Rossi 3 marzo - 14:56 - MILANO Volumi giornalieri di transito di petrolio e altri liquidi attraverso i principali chokepoint marittimi mondiali (milioni di barili al giorno) (2023). Fonte: U.S. Energy Information AdministrationIl 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, provocando la morte del leader Ali Khamenei, scatenando l’immediata reazione di Teheran, colpendo basi statunitensi nel Golfo Persico e chiudendo lo stretto di Hormuz, causando un immediato aumento del prezzo del greggio. L’episodio conferma la centralità geoeconomica dello Stretto e del ruolo strategico dell’Iran, grande produttore energetico del Golfo Arabico e possessore di ingenti giacimenti di materie prime critiche (Mpc) e terre rare (Ree), fondamentali per la produzione dei veicoli elettrici e delle tecnologie pulite. Vale quindi la pena valutare i rischi derivanti dalla posizione iraniana, con implicazioni operative per la sicurezza energetica globale, la competitività industriale e la resilienza dei trasporti, per poi definire scenari a breve e medio periodo.
Indice
- Punti chiave
- L’Iran nella regione mediorientale
- Le riserve fossili iraniane
- Materie prime critiche e terre rare iraniane
- Commercio bilaterale Cina-Iran
- Il ruolo strategico dell'Iran
- Gli scenari e i rischi
- Raccomandazioni politiche ed economiche
- Elementi da monitorare
- Conclusioni
1 Punti chiave
—La centralità delle risorse fossili e minerarie dell'Iran è direttamente connessa a quattro fenomeni principali.
- La morte di Ali Khamenei, con la conseguente escalation militare tra Teheran e la partnership Usa-Israele, ha aumentato il rischio geopolitico di un conflitto che comprometta la stabilità del Medio Oriente.
- Il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz interrompe circa il 20 % del traffico marittimo petrolifero globale e di un quinto di quello del gas naturale liquido, minacciando la tenuta delle catene di approvvigionamento energetiche europee e asiatiche.
- L’Iran controlla la terza riserva di petrolio mondiale (209 miliardi di barili) e la seconda di gas naturale (1.200 trilioni di piedi cubi), oltre a giacimenti poco sviluppati di materie prime critiche (Mpc) e terre rare (Ree), fondamentali per batterie di veicoli elettrici e tecnologie pulite. Decenni di sanzioni e infrastrutture obsolete ne limitano la produzione e compromettono l’affidabilità delle esportazioni.
- La Repubblica Islamica dell’Iran valuta le partnership commerciali con la Repubblica Popolare Cinese (Rpc), come un asset strategico per sostenere buona parte del bilancio statale e mantenere una credibilità all’interno dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Opec+).
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Fonte: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.
2 L’Iran nella regione mediorientale
—L’importanza economico-strategica attribuita dagli Stati Uniti e dal mercato energetico internazionale alla Repubblica Islamica dell’Iran non deriva esclusivamente dalle sue riserve fossili (petrolio e gas naturale), dai giacimenti di materie prime critiche e terre rare e dall’adiacenza allo Stretto di Hormuz, ma anche dalle caratteristiche geofisiche del Medio Oriente, riassumibili in due punti principali. Il primo si riferisce alla concentrazione nella regione tra il 48 e il 50% delle riserve petrolifere provate a livello globale e a una quota significativa delle risorse di gas naturale. Tale caratteristica rende il Medio Oriente la principale piattaforma di esportazione energetica a servizio delle economie europee e asiatiche, in primis la Repubblica Popolare Cinese, dipendenti dalle importazioni di fonti fossili per l’approvvigionamento delle rispettive supply chain. Il secondo punto riguarda la presenza di tre stretti marittimi strategici nella regione — lo Stretto di Hormuz, tra Iran e Oman; lo Stretto di Bab el-Mandeb, tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden; e il Canale di Suez, collegato al sistema di oleodotti Sumed tra il Mar Rosso e il Mediterraneo — che costituiscono un elemento centrale per il commercio energetico globale. Nel 2023, dallo Stretto di Hormuz sono transitati circa 20,9 milioni di barili al giorno di petrolio greggio, pari a circa il 20 % del consumo globale, oltre a quasi un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl). Nello stesso anno, il Canale di Suez e il sistema Sumed hanno movimentato circa 8,8 milioni b/d (al giorno), mentre le acque di Bab el-Mandeb hanno trasportato un flusso leggermente inferiore (8.6 milioni b/d), collegando l’Oceano Indiano ai mercati europei. Questi punti di passaggio, in gergo chokepoints, non solo consolidano la centralità del Medio Oriente come piattaforma di esportazione energetica, ma sono anche soggetti ad alti rischi securitari causati dal fenomeno della pirateria o da operazioni militari, come sta accadendo con la decisione dell’Iran di chiudere Hormuz.
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Collocazione dei giacimenti iraniani di petrolio e gas naturale. Fonte Fonte: U.S. Energy Information Administration
3 Le riserve fossili iraniane
—Nella regione mediorientale, la Repubblica Islamica dell’Iran controlla uno dei maggiori giacimenti globali di riserve petrolifere e di gas naturale, sebbene il pieno sfruttamento sia limitato da una rete infrastrutturale sottodimensionata e da bassi investimenti dovuti alla carenza di risorse per programmi di investimento.
petrolio
—L’Iran controlla 209 miliardi di barili di riserve petrolifere comprovate, classificandosi come il terzo Paese al mondo per riserve di greggio, dietro all’Arabia Saudita (267 miliardi di barili) e al Venezuela (303 miliardi di barili). Nel 2023, la produzione petrolifera iraniana (controllata dalla National Iranian Oil Company), aveva raggiunto una media di 4,0 milioni di barili al giorno (b/d), coinvolgendo maggiormente i giacimenti del sud ovest, in particolare Ahvaz e Gachsaran (Khuzestan). Nella regione del West Karun, invece, i progetti petroliferi Azadegan, Yadavaran e Yaran sono in una fase di sviluppo, a causa delle sanzioni occidentali e delle restrizioni di Teheran sugli investimenti esteri. L’infrastruttura petrolifera iraniana comprende:
- Raffinerie: Persian Gulf Star (420.000 b/d), Abadan (+210.000 b/d) e South Adish (60.000 b/d), in stato avanzato di costruzione.
- Oleodotti. I giacimenti petroliferi iraniani sono collegati a raffinerie e terminal attraverso una rete estesa per circa 7.000–8.000 km. Tra i principali oleodotti, il Goureh–Jask (1.200 km), trasporta verso il terminal di Jask, a est dello Stretto di Hormuz, circa 300.000 b/g, con una capacità progettuale di 1 milione di b/g.
- Hub portuali. I principali terminal marittimi di esportazione e lavorazione sono concentrati lungo il Golfo Persico, come: Kharg Island, Lavan Island, Abadan e Jask, progettato per bypassare eventuali congestioni del Golfo Persico, offrendo flessibilità strategica e resilienza all’infrastruttura petrolifera iraniana.
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Fonte: U.S. Energy Information Administration
gas naturale
—L’Iran controlla 1.200 trilioni di piedi cubi (Tcf) di riserve trovate di gas naturale (16% globali), classificandosi al secondo posto al mondo dopo la Federazione Russa. Nel 2023, la produzione ha raggiunto i 9,4 Tcf, con una maggiore estrazione dal campo offshore South Pars. Di seguito è riportata la tabella con i dati stimati sulla capacità dell’infrastruttura iraniana
Principali infrastrutture
ProgettoOperatoreCapacità (Bcf/y) South Pars Phase 11PetroPars730 South Pars Phase 14NIOC730 NGL 3200Persian Gulf Petrochemical183 East KarunNIOC + PGPC219Fonte: Fonte: U.S. Energy Information Administration, Iran,2024,https://www.eia.gov/international/analysis/country/IRN
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4 Materie prime critiche e terre rare iraniane
—La Repubblica Islamica dell’Iran, dispone di discreti giacimenti di materie prime critiche (Mpc) e di terre rare (Ree), rispettivamente fondamentali per la supply chain legata ai comparti industriali tecnologicamente avanzati tra cui l’aerospazio, la robotica, la chimica e l’automotive. Materie prime critiche. L’Iran dispone di riserve significative di litio, rame, zinco e titanio, risorse strategiche per settori come difesa, energia e tecnologie avanzate, nonché di elevato interesse strategico per la Rpc.
- I giacimenti di litio (8,5 Mt), localizzati nella provincia di Hamedan, sono essenziali per la produzione di batterie e sistemi di accumulo energetico.
- Le riserve di rame (circa 19,2 Gt), si trovano nei territori di Sarcheshmeh, Sungun e Miduk.
- Le riserve di zinco, concentrate a Mehdiabad (Yazd), ammontano a 170 Mt con un grado del 4,5 %, con un’estrazione annua di 0,8 Mt.
- I depositi di titanio, localizzati a Fanuj (Sistan-Baluchistan), valgono 3,6 Gt.
Terre rare. Le Ree sono un gruppo di 17 elementi chimici metallici della tavola periodica, comprendenti: 15 lantanidi più scandio e ittrio, con impieghi industriali similari alle Mpc. Dal 2015, l’Iran ha definito le Ree come risorse fondamentali, finanziando progetti per la ricerca di giacimenti in tutto il Paese.
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5 Commercio bilaterale Cina-Iran
—Il commercio tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica Popolare Cinese è maggiormente focalizzato sull’aspetto energetico, in particolare petrolifero. Nel 2023, i volumi medi di esportazione di greggio erano compresi tra i 1,4 e i 1,5 milioni di barili al giorno, di cui circa il 90 % destinato alle raffinerie cinesi localizzate nella provincia di Shandong, note anche con il soprannome di “teapot refineries”, poiché acquistano carichi iraniani scontati attraverso pratiche commerciali che mitigano l’impatto delle sanzioni iraniane. I dati dello scorso anno confermano che la Rpc continua ad assorbire la quota preponderante delle esportazioni iraniane, con stime che indicano oltre l’80 % dei flussi verso il mercato cinese, corrispondenti a circa 1,38 milioni di b/d. Negli ultimi anni, Pechino e Teheran hanno ipotizzato un possibile ampliamento delle reazioni commerciali anche al settore delle materie prime critiche, in particolar modo allo sfruttamento del litio (Li), essenziale per la produzione delle batterie, dal momento che una tipica batteria agli ioni di litio da 60 kW richiede 6–11 kg di litio, ~29 kg di nichel e ~8 kg di cobalto. Dunque, per la Rpc la possibilità di acquisire ingenti quantità di Li iraniano garantirebbe due importanti vantaggi competitivi. Da un lato, rafforzare la propria supply chain legata al comparto industriale high tech, tra cui l’automotive; dall’altro, accrescere la propria superiorità nel comparto della lavorazione delle Mpc. Oltre al settore delle materie prime critiche, i due Paesi hanno anche scelto di ampliare le relazioni commerciali nel mercato dell’automotive, portando Pechino a diventare uno dei partner principali di Teheran in questo settore, valutato nel 2023 in 34,6 miliardi di dollari .
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6 Il ruolo strategico dell'Iran
—Le risorse fossili (greggio e gas naturale), le Mpc e le Ree iraniane sono un importante asset per il commercio energetico globale, le catene di approvvigionamento industriali e gli interessi economico-industriali di Teheran, e Pechino. Per quantificare e analizzare queste implicazioni, si ricorre a un’analisi Swot, valutando i punti di forza (Stregths), le vulnerabilità (Weaknesses), le opportunità (Oppotunities) e i rischi specifici (Threats) di ciascun attore. L’Iran valuta le risorse fossili e minerarie, lo sviluppo di un’infrastruttura energetica efficiente e la posizione dominante sullo Stretto di Hormuz come tre punti di forza di una strategia per mantenere la propria influenza in Medio Oriente, condizionare l’andamento del prezzo petrolifero globale e rafforzare il partenariato con Pechino, considerato da Teheran un’opportunità per attrarre capitali, tecnologia e potenziare il proprio apparato industriale. Al contempo, questa strategia di Teheran espone l’economia iraniana a diverse vulnerabilità strutturali: pesanti sanzioni e investimenti esteri limitati rallentano lo sviluppo tecnologico, mentre la forte dipendenza dalle esportazioni verso Pechino riduce le possibilità di diversificazione. Su queste vulnerabilità si innestano minacce significative, come l’attuale conflitto con gli Stati Uniti e la decisione dell’esercito iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz, con il conseguente aumento dei prezzi del greggio.
Importazioni di greggio cinesi dal 2014 al 2024. Fonte: IndexBox
La Rpc considera l’accesso privilegiato alle risorse fossili e alle materie prime critiche iraniane come un punto di forza per rafforzare le proprie catene di approvvigionamento energetico e l’efficacia dei propri comparti industriali per la raffinazione dei minerali di Mpc. Al contempo, questo vantaggio potrebbe anche consentire a Pechino l’opportunità di definire nuove joint venture con Teheran per lo sviluppo di infrastrutture o l’aumento delle esportazioni delle case auto cinesi verso il mercato automotive iraniano. Contestualmente, la decisione di Xi Jinping di approfondire le relazioni commerciali con l’Iran espone la Rpc a diverse vulnerabilità, come: la possibilità di subire ulteriori sanzioni occidentali o di ridurre il programma di diversificazione delle fonti fossili, confidando sul supporto iraniano. La principale minaccia per Pechino nel suo rapporto strategico con Teheran è la possibile interruzione delle forniture di greggio iraniano dallo Stretto di Hormuz, con il rischio estremo di un coinvolgimento cinese in un conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, con impatti diretti su approvvigionamento energetico e stabilità industriale.
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Fonte: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.
7 Gli scenari e i rischi
—Nelle prossime due settimane fino a un mese, i settori energetico e dei materiali critici (Mpc e Ree) iraniani rimarranno particolarmente sensibili alle dinamiche del conflitto tra Teheran e Washington, alle sanzioni, alla dinamica dei traffici marittimi e alle dinamiche socio-politiche interne alla Repubblica Islamica. Modifiche anche minime nell’escalation militare, nella politica di esportazione o nella sicurezza dei chokepoint possono influenzare rapidamente i mercati globali di petrolio, Gnl e materiali critici. I seguenti scenari delineano possibili esiti a breve termine per i decisori politici.
Scenario 1 – Status Quo
—In questo scenario, le ostilità tra Iran e la coalizione Usa–Israele continuano e lo Stretto di Hormuz rimane bloccato, generando un rapido aumento dei prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, obbligando l’Unione Europea, la Repubblica Popolare Cinese, il Giappone, la Corea del Sud e la Repubblica di Cina a rafforzare le rispettive relazioni commerciali con i produttori petroliferi OPEC+ e non africani. Al contempo, l’industria petrolifera e mineraria iraniana entra in una fase di contrazione a causa delle sanzioni e della drastica riduzione delle esportazioni di greggio verso la Cina. Indicatori da monitorare: prezzi spot del petrolio, futures sul Gnl, tracciamento delle navi attraverso rotte alternative, dispiegamenti navali iraniani e applicazione delle sanzioni internazionali.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha portato a un aumento dei prezzi del petrolio.
Scenario 2 – Apertura parziale del Mercato
—L’apertura di un dialogo diplomatico tra l’Iran e gli Usa consente una parziale de-escalation, con la conseguente decisione di Teheran di riaprire limitatamente lo Stretto di Hormuz, favorendo la ripartenza dei flussi petroliferi e la stabilizzazione dei prezzi del greggio, pur rimanendo sopra i livelli pre-crisi. Pechino riprenderebbe a importare dall’Iran il petrolio in maniera strutturata oltre alla possibilità di definire degli accordi preliminari per l’esportazione di litio e altre Mpc. Indicatori da monitorare: volumi di esportazione di petrolio e CRM, comunicazioni diplomatiche Iran–USA, produzione delle raffinerie e traffico marittimo a Hormuz.
Fonte: Commissione Europea
Scenario 3 – Cambiamento di Regime e apertura economica totale
—In questo scenario, il crollo del regime della Repubblica Islamica e l’insediamento di un governo liberal-democratico, allineato agli interessi della Casa Bianca, comporterebbero l’apertura immediata dello Stretto di Hormuz e dell’industria petrolifera e mineraria iraniana agli investimenti diretti esteri (Fdi) occidentali. Una simile trasformazione indebolirebbe significativamente il ruolo privilegiato della Cina in Iran, riducendo la sua influenza sulle esportazioni di greggio e materie prime critiche, compromettendo il controllo strategico sulle catene di approvvigionamento energetiche e high-tech che Pechino ha costruito negli ultimi anni. Questo scenario rappresenterebbe quindi un cambiamento geopolitico radicale, con ripercussioni dirette sui mercati globali dell’energia, sulle supply chain industriali e sulle dinamiche di influenza regionale, obbligando Pechino a riconsiderare le proprie strategie di approvvigionamento e sicurezza energetica. Indicatori da monitorare: stabilità del regime, flussi di Fdi, statistiche di esportazione di petrolio e Mpc, riabilitazione infrastrutturale e traffico marittimo nei chokepoint strategici.
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Fonte: U.S. Energy Information Administration
8 Raccomandazioni politiche ed economiche
—Il conflitto nel Golfo Persico ha aumentato la volatilità dei mercati energetici globali e messo in evidenza le dipendenze sistemiche dalle risorse iraniane. In questo scenario le politiche devono essere calibrate per affrontare rischi economici e di sicurezza e garantendo al contempo la resilienza energetica.
Iran.
- Punti di forza: Controllo dello Stretto di Hormuz e ingenti riserve di petrolio, gas e materie prime critiche.
- Implicazioni politiche ed economiche. Teheran dovrebbe sfruttare strategicamente l’influenza sullo stretto, evitando interruzioni prolungate che possano compromettere le entrate da export, oltre a sviluppare la rete di oleodotti domestici, essenziale per garantire la continuità produttiva. Contestualmente, la Repubblica Islamica dell’Iran è tenuta a un’apertura diplomatica con gli Stati Uniti per continuare a governare il paese e preservare la relazione commerciale privilegiata con la Cina, particolarmente interessata alle Mpc iraniane.
Repubblica Popolare Cinese
- Punti di forza: Importatore dominante di greggio iraniano e principale consumatore globale di materie prime critiche, in primis il litio, fondamentale per la produzione delle batterie per le vetture elettriche.
- Implicazioni politiche ed economiche:Pechino dovrebbe accelerare la diversificazione energetica per ridurre la dipendenza dalle forniture del Golfo Persico, rafforzando i rapporti commerciali con la Russia, l’Asia centrale e l’Africa. Al contempo Pechino considera il possibile sfruttamento delle Mpc iraniane un vantaggio per la propria supply chain, ma deve prestare attenzione alle sanzioni internazionali.
Fonte: Commissione Europea
Unione Europea.
- Punti di forza: Partnership energetiche diversificate e strutture di riserva strategica consolidate.
- Implicazioni politiche ed economiche. L’Ue deve rafforzare la diversificazione e la resilienza delle forniture energetiche attraverso infrastrutture Gnl, rotte alternative di pipeline e accumuli strategici di petrolio e gas. Integrare l’approvvigionamento di materie prime critiche nella pianificazione industriale e strategica ridurrà la vulnerabilità alle tensioni mediorientali. Sono inoltre essenziali sforzi diplomatici coordinati con partner regionali e globali per mitigare i rischi di escalation.
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Fonte: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.
9 Elementi da monitorare
—La situazione dell’Iran richiede un costante monitoraggio di variabili strategiche che possono influenzare i mercati energetici globali, le catene industriali e la stabilità regionale.
- L’andamento del conflitto. La morte di Ali Khamenei e il conflitto tra Teheran, Israele e Stati Uniti aumentano il rischio di un’escalation militare in Medio Oriente, con il possibile coinvolgimento dei Paesi Opec del Golfo Persico.
- Sicurezza marittima. Il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz ha bloccato circa il 20 % del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare a livello globale, causando un rapido aumento dei prezzi energetici e danneggiando le supply chain europee e asiatiche.
- Produzione petrolifera. La capacità di estrazione e raffinazione iraniana è limitata dalle sanzioni occidentali e dall’eccessiva dipendenza dalle esportazioni verso la Rpc. Nei prossimi mesi, sarà opportuno monitorare i l’infrastruttura petrolifera di Teheran per comprendere il reale squilibrio tra la capacità produttiva e l’estrazione.
- Sviluppo e sfruttamento di materie prime critiche. Le riserve di litio, rame, zinco e terre rare rendono l’Iran un attore chiave nelle supply chain high-tech e per veicoli elettrici. È essenziale seguire nuovi giacimenti, livelli di produzione, flussi commerciali verso la Cina e eventuali joint venture industriali con Pechino, considerando anche il rischio di sanzioni occidentali.
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10 Conclusioni
—L’Iran costituisce un attore geopolitico ed economico di primo piano nei mercati globali dell’energia e delle materie prime critiche, grazie al controllo di vaste riserve petrolifere tra le più grandi al mondo e alla seconda quota di gas naturale globale, nonché di giacimenti significativi di litio, rame, zinco e terre rare essenziali per tecnologie avanzate e la transizione energetica, conferendo a Teheran leva strategica sulle supply chain internazionali dei combustibili fossili e dei materiali high tech. L’Iran rimane un attore strategico chiave per i mercati globali dell’energia e delle materie prime critiche. Il controllo della terza riserva mondiale di petrolio e della seconda di gas naturale, unito a giacimenti significativi di Mpc e terre rare fondamentali per veicoli elettrici e tecnologie avanzate, conferisce a Teheran una leva geoeconomica notevole. La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha evidenziato quanto rapidamente la produzione e i flussi di petrolio possano influenzare i prezzi globali e la sicurezza energetica di Europa e Asia. Analogamente, le esportazioni di litio, rame e terre rare verso la Cina rafforzano la supply chain high-tech di Pechino, ma la rendono vulnerabile a conflitti o cambiamenti politici interni all’Iran.
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