Milano, arriva l'effetto Olimpiade: 132 mila nuovi visitatori attesi dopo i Giochi
La città comanda per Pil pro capite, supera addirittura i 71 mila euro l’anno. Ma ora i prezzi preoccupano...
La città comanda per Pil pro capite, supera addirittura i 71 mila euro l’anno. Ma ora i prezzi preoccupano...
Filippo Conticello Giornalista 4 marzo - 08:45 - MILANOEnnio Flaiano, cuore abruzzese e finissimo osservatore romano, sapeva guardare di sbieco anche Milano, "il posto dove anche l’ambizione timbra il cartellino, ma ogni tanto si ricorda d’essere umana". Mai come nelle ultime settimane la città lombarda timbra sempre in orario: scorre secondo un perfetto orologio, di quelli che producono oltre la Milano-Laghi, laggiù nella vicina Svizzera. O come nel “misuratore del tempo” che il genio di Leonardo creò durante gli anni milanesi: vederlo riprodotto dal vivo in Piazza della Scala è uno dei richiami di questo marzo in città. In un alito di vento, infatti, Milano ha appena dismesso i cinque cerchi e poi ha immediatamente montato passerelle per la moda Autunno/Inverno. Finiti i Giochi, è quindi partita la Fashion Week con 162 appuntamenti e 132 mila nuovi visitatori. Altro giro, altra corsa, altro regalo: Milano è questa centrifuga in cui non c’è passato e non c’è futuro, ma un eterno presente, anche un po’ contraddittorio.
Fette di panettone
—Quel +1,7% di Pil che ci si aspetta nel 2026 è la grande eredità del fermento olimpico, ma poche metropoli sanno guardare oltre così rapidamente e permettersi una transizione tra due eventi globali. Ben sapendo che domenica ne arriverà un terzo, che richiama nuova attenzione in tutto il pianeta: anche Milan-Inter è un’eccellenza cittadina. Il derby racconta di una passione nel centro produttivo più importante di Italia, ugualmente divisa come due fette di panettone. Di qui i rossoneri che un tempo ostentavano fieri un’origine popolare; di là i nerazzurri, spirito naïf e un po’ sbruffone. La modernità ha mescolato tutto, ma non l’appartenenza e non ha cambiato neanche la forza di Milano come fabbrica del futuro italiano: non a caso nel secondo trimestre 2025 in città erano state censite 2.463 startup innovative, è il 20% del totale nazionale.
altra faccia
—Al disincantato Flaiano, in fondo, era ben noto: bisogna pur sempre partire da qui se si vuole osservare il costume, che si salda pure all’economia. Oggi più di ieri tutto si impasta nel calendario di eventi che, settimana dopo settimana, popola Milano e gonfia le sue tasche. È una delle leve di sviluppo più potenti, riempie hotel, ristoranti e mezzi pubblici in un rosario di... week: le quattro Fashion Week - due donna, due uomo - inzeppano gennaio, febbraio, giugno e settembre; ad aprile è il massimo del fermento con la Design Week e il Fuorisalone, poi dall’estate sarà tempo di Milano Pride, Milano Music Week e Bookcity, la week dei libri. Chi ha fatto i conti sulla ricchezza prodotta ha certificato l’ovvio: Milano comanda per Pil pro capite, supera addirittura i 71 mila euro l’anno. Costo della vita impazzito e disuguaglianze tra centro e periferia sono l’altra faccia del racconto: pare ci sia un milionario ogni 12 abitanti e siano registrate 314.726 imprese attive in zona, ma è il +1,3% di inflazione media annua a preoccupare troppe famiglie.
fritto nel burro
—La chiusura dell’Olimpiade invernale — 1,3 milioni di biglietti, ricadute da 5,3 miliardi — ha aggiunto un tassello su scala diversa, ma tutto è coerente nello stesso modello. Con la spinta dei Giochi gli imprenditori prevedono quel +1,7% di Pil, merito anche del turismo che vola: l’anno scorso ci sono stati 9.662.326 nuovi arrivi, +6,5% in 365 giorni. I numeri stanno nero su bianco in uno studio di Assolombarda presentato a Casa Italia in Triennale proprio nei giorni di massima febbre da Olimpiade, quando le stelle canadesi dell’hockey prendevano la Metro 2 e i tifosi vichinghi con le corna, o quegli altri colorati dell’arancio dei Paesi Bassi, venivano a fare il pieno di medaglie. Nel mentre, riempivano i locali e alimentavano un giro di affari da 31 miliardi nel settore ristorazione, ma meglio non dirlo al buon Flaiano: la cucina pesante del nord, "l’uovo fritto nel burro", gli andava di traverso.
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