Formula 1, non solo Kimi: l'altra Italia in pista. Da Stella a Briatore e Fornaroli spera...
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Formula 1, non solo Kimi: l'altra Italia in pista. Da Stella a Briatore e Fornaroli spera...

Giovedì 5 marzo 2026
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Non c’è solo Antonelli: in quasi tutte le squadre abbiamo connazionali nei ruoli di riferimento

Non c’è solo Antonelli: in quasi tutte le squadre abbiamo connazionali nei ruoli di riferimento

Mario Salvini Giornalista 5 marzo - 07:55 - MILANO Andrea Stella

Anche tirando a caso si può con buona approssimazione immaginare che un italiano vincitore alla fine dell’anno ci sarà. Non è certo, è probabile. Per girare attorno al bersaglio senza colpirlo, per esempio, bisogna che campione sia George Russell e al contempo la Mercedes non vinca il Costruttori, in modo da escludere il nostro Andrea Kimi Antonelli. Con tutta la simpatia per George, speriam di no. Se davvero Mercedes dimostrerà di essere, come dicono, la macchina favorita e di riferimento, allora sarà strepitoso anche solo immaginare un’eventualità che nessuno o quasi tra chi è al mondo ha memoria per ricordare: un pilota italiano in lotta per il titolo di Formula 1. E in ogni caso, anche fatta salva quella, tutte le altre combinazioni di risultati più plausibili un importante italiano campione lo comporterebbero. Il tutto al netto di Stefano Domenicali, il gran capo, presidente e amministratore delegato di Formula One Group: lui vince sempre. Più che mai di questi tempi, in cui i confronti con la stagione scorsa fanno registrare incrementi di interessi, introiti, follower, popolarità. Un trionfo: sotto la sua giurisdizione la Formula 1 è florida come non mai. 

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a woking

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Vinceremmo persino se arrivasse ancora prima la scuderia che almeno in via transitiva è la più anti-italiana di tutte: la McLaren. Cioè: la Ferrari è la nostra nazionale rossa, quella per cui qui si tifa dalla nascita e di default, e siccome a Woking ammettono più o meno apertamente da sempre di esser nati in funzione anti-Ferrari, ecco che l’equazione è completa. Persino senza raccontare troppo di Ron Dennis o, peggio, di Alastair Caldwell che non andavano celebri per essere filo-italiani. Adesso però è difficile sostenete la validità del sillogismo, basta guardare l’organigramma per capire il perché. Cominciando ovviamente dal Team Principal Andrea Stella, da Orvieto, l’uomo che scalando i ruoli, da Performance Director, a Racing Director è arrivato a essere il comandante, ed è evidente a tutti come siano soprattutto suoi i meriti della rinascita e dei titoli degli ultimi due anni. Suoi e di una scuderia che è zeppa di nostri connazionali in ruoli apicali, almeno una dozzina, a cominciare da Pino Pesce, Dario Scarfò, Jakob Mercanti. E ora anche con un pilota, rarità, per quanto non novità assoluta (Andrea De Adamich, Bruno Giacomelli, Emanuele Pirro...): è Leonardo Fornaroli, il piacentino che negli ultimi due anni ha vinto in sequenza Formula 3 e Formula 2. Una chance la meritava, la McLaren gliene ha concessa mezza, nominandolo terzo pilota. A uno nel suo ruolo non si sa mai cosa augurare, si rischia di tirarla ad altri: ma sarebbe emozionante, e farebbe anche un certo effetto vederlo filare sulla monoposto color papaya. 

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briatore e binotto

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Lo stesso discorso fatto per Fornaroli, allora, vale per due delle riserve della Ferrari, i due Antonio, Giovinazzi e Fuoco, entrambi già vincitori a Le Mans. Mentre, al contrario, un ritorno alla vittoria della Red Bull, dunque di Max Verstappen, sarebbe un successo per Enrico Balbo, capo della aerodinamica della scuderia di Milton Keynes. Dopodiché ci sono i tanti italiani che difficilmente arriveranno a fine stagione in cima alla classifica, ma che magari qualche bella soddisfazione, grande o piccola, se la prenderanno. A cominciare da Flavio Briatore, decano del paddock, in cerca di rimonte con la sua Alpine di cui è co-Team Principal insieme a Steve Nielsen. Sua l’idea della rivoluzione, la scelta di affidarsi al motore della Mercedes per risollevarsi dopo un 2025 veramente molto difficile. E poi c’è Mattia Binotto, già comandante in Ferrari e ora finalmente alla prova della pista del progetto a cui lavora da quasi due anni: la trasposizione da Sauber a Audi. La base operativa resta a Hinwil; piani, tecnologia, know-how e fondi, sotto la sua direzione tecnica e operativa, sono della casa tedesca. Che normalmente nei campionati dove entra va forte: lo raccontano le storie del rally, del Wec, della Formula E…

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