Collovati: "Non capisco, dopo il Bodo Chivu si aspettava gli applausi? Critiche ingiuste al Milan di Max"
Il doppio ex parla del derby, ma non solo: "I nerazzurri hanno soluzioni anche senza Lautaro, rossoneri pericolosi con Pulisic"
Il doppio ex parla del derby, ma non solo: "I nerazzurri hanno soluzioni anche senza Lautaro, rossoneri pericolosi con Pulisic"
Roberto Maida Giornalista 5 marzo - 07:47 - MILANO"Il signor Collovati è desiderato al telefono". Alassio, maggio 1982, hotel Puerta del Sol. La Nazionale di Enzo Bearzot sta svolgendo una settimana di ritiro sulla riviera ligure prima del tripudio mundial. Dal centralino dell’albergo una voce femminile gracchia il suo cognome. Fulvio, che ha 25 anni ed è appena retrocesso in Serie B con il Milan, corre verso la vecchia e cara cornetta: "Sono Sandro Mazzola. Te la senti di venire all’Inter?". Risposta: "Non so, prima di partire ho incontrato il conte Pontello e sto per firmare per la Fiorentina". "Non ti preoccupare, dimmi solo se te la senti". "Ne parlo a mia mogl...". "Fulvio, vieni o no?". "Sì»ì". Nasce così un trasferimento clamoroso, discusso, turbolento.
Fulvio Collovati Ex giocatore Nato a Teor (Ud) il 9-5-1957, ha giocato con Milan, Inter, Udinese, Roma e Genoa. Uno scudetto col Milan e un Mondiale con l'Italia nell'82Collovati, si è mai pentito di quella scelta?
"Mai. Per me era essenziale giocare in A per non perdere la Nazionale. Non dovete dimenticare che un anno di B già l’avevo fatto, proprio per il legame col Milan. Ma Bearzot era stato chiaro. O così, o ciao azzurri".
D’accordo ma scelse l’Inter, suscitando la rabbia dei suoi vecchi tifosi che già avevano sopportato la retrocessione.
"Potevo andare anche in altre squadre, è vero, ma mi confrontai con mia moglie Caterina e valutammo che fosse meglio non spostarci da Milano. E poi l’Inter era l’Inter, un club prestigioso".
Ha giocato tanti derby, di qua e di là. Come vede quello di domenica?
"Non sono un oracolo e non so dirti chi vincerà ma mi aspetto una partita di attacco da parte dell’Inter e di attenzione da parte del Milan. Come all’andata. Ma non è detto, ovviamente, che il risultato sia lo stesso. L’assenza di Lautaro pesa ma Chivu ha altre soluzioni. E il Milan può colpire con le sue frecce, a cominciare da Pulisic".
Pentito di essere passato dal Milan all'Inter? Mai
Fulvio CollovatiSe vince l’Inter, lo scudetto è assegnato. Se... (Collovati interrompe la domanda)
"Lo scudetto è assegnato comunque. Ormai è dell’Inter. Con pieno merito, tra l’altro".
Eppure Chivu ha lamentato una scarsa considerazione per i risultati ottenuti dalla squadra.
"Questo è incomprensibile. Non ho gradito il suo stile comunicativo delle ultime settimane, così come lo avevo apprezzato in precedenza. Prima la strenua difesa di Bastoni, che ha ammesso di suo l’errore. Ora sostiene che alla sua Inter non venga riconosciuto il valore di certi risultati. Ma cosa si aspettava, gli applausi dopo essere stato eliminato dal Bodo/Glimt in Champions? Dai, su".
Se l’Inter vince “solo” lo scudetto, come dobbiamo valutare la stagione?
"Positiva. Molto positiva. Se porti a casa un trofeo, hai centrato comunque un obiettivo. E il campionato italiano non è mai scontato".
Il Milan è secondo. Se difende la posizione, Allegri ha ottenuto il massimo?
"Certamente. Io certe critiche a Max le capisco poco. Forse i milanisti hanno dimenticato dove stavano prima che lui arrivasse. Magari il Milan è stato avvantaggiato rispetto alle concorrenti per la Champions League per non aver giocato in Europa. Ma sta facendo comunque un ottimo campionato".
Per chi tifo? Ora sono un commentatore super partes
Fulvio CollovatiLeao, uno dei protagonisti annunciati del derby, ha lanciato un appello pubblico ai compagni perché non uscissero di casa per tutta la settimana.
"Divertente. Mi lascia pensare che di solito i giocatori facciano baldoria nelle altre, di settimane. Ai miei tempi non era così".
In che senso? Il calciatore non si divertiva?
"Intendo affermare che il derby era davvero sentito, anche tra noi calciatori. Esisteva una rivalità forte che rendeva naturale qualche sacrificio. Se sbagliavi in quella partita eri marchiato a vita. Nessuno si faceva vedere in giro per la città, nemmeno per una cena fuori. E poi il ritiro...".
Quello non va più di moda. Chivu, come tanti altri allenatori, lo ha quasi sempre abolito prima delle partite a San Siro.
«È una strategia che non comprendo e non approvo. A me piaceva andare in ritiro. Lo consideravo un elemento necessario per cementare il gruppo. Anzi io non vedevo l’ora di stare con i miei compagni, anche a costo di discutere con mia moglie".
Negli Anni 70-80 però giocavate a biliardo o a carte. Oggi i calciatori si isolano con cuffie e telefonini.
"E non ti sembra che sia peggio adesso? Tutto è meno umanizzato nel calcio moderno. Forse è un’evoluzione normale del business ma io preferivo i rapporti di prima. La goliardia, lo sfottò".
A proposito: lei è diventato vittima del gol di Hateley, che le saltò in testa nel derby del 1984.
"Ancora me lo rinfaccia Mark, quando mi incontra. Ci scherziamo da oltre quarant’anni, siamo anche andati insieme a una puntata di Quelli che il Calcio rivisitando il contrasto aereo a ruoli ribaltati. Ma è questo che dico quando parlo di sentimenti veri. Ci tenevamo tanto noi a battere i nostri avversari. E per i tifosi del Milan quel gol stimolò il senso di rivalsa. Loro si erano sentiti traditi da me anche se, ribadisco, io un anno in Serie B già l’avevo fatto proprio per lealtà nei loro confronti".
Anche Collovati ha sfruttato l’occasione per essere rimpianto. Segnò subito al Milan, nel primo derby da ex.
"Già. Ci fu un grande equivoco perché Aldo Serena, da attaccante attento ai numeri, si prese la paternità del gol nelle interviste. Ma avevo segnato io e negli archivi della Gazzetta puoi controllare: venne attribuito a me. Quel derby me lo porto nel cuore. Ai difensori non capita spesso di essere ricordati per una rete. Tanto più in una partita così sentita".
Settore giovanile, poi sette anni nel Milan. A seguire quattro anni all’Inter. Per chi tifa, Fulvio?
"Ma non farmi ‘sta domanda... Sono un commentatore Rai, secondo te posso non essere super partes?".
Non dubito della sua neutralità. Ma il cuore?
"Da ragazzo tifavo Milan. Ma quello slancio, quando sei un professionista, nel tempo si perde. Avrai notato che cambiando maglia ho sempre dato il massimo per le squadre che rappresentavo. L’Inter e non solo".
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