Chiusura Stretto di Hormuz, le pertroliere perdono miliardi tra assicurazioni e cancellazioni
La Gazzetta dello Sport

Chiusura Stretto di Hormuz, le pertroliere perdono miliardi tra assicurazioni e cancellazioni

Giovedì 5 marzo 2026
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Prima un aumento pazzesco delle polizze e ora la cancellazione per rischio bellico da parte delle compagnie. Nella partita dello Stretto ci sono in ballo miliardi di dollari tra armatori che non noleggiano più le petroliere e l'offerta di Donald Trump di proteggere le rotte anche tramite la banca di sviluppo americana

Prima un aumento pazzesco delle polizze e ora la cancellazione per rischio bellico da parte delle compagnie. Nella partita dello Stretto ci sono in ballo miliardi di dollari tra armatori che non noleggiano più le petroliere e l'offerta di Donald Trump di proteggere le rotte anche tramite la banca di sviluppo americana

Maurizio Bertera 5 marzo - 09:22 - MILANO È sempre più pericoloso e costoso navigare nello Stretto di Hormuz

La crisi in Iran, fra le tante conseguenze, ne ha una che dal punto di vista commerciale è probabilmente la più complicata: mentre scriviamo, ci sono circa 150 petroliere bloccate nello Stretto di Hormuz: il passaggio di 30 km che mette in comunicazione il Golfo di Oman con il Golfo Persico e rappresenta uno snodo cruciale soprattutto per il petrolio e il gas, ma anche per i fertilizzanti, i prodotti raffinati e l'alluminio. Ma arriverebbe a oltre 3.000 in tutto, il numero delle navi bloccate nei porti del Golfo Persico in attesa di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo i dati dell'azienda di servizi marittimi Clarksons Research riportati dal Wall Street Journal. Si tratta a quanto pare del 4% del tonnellaggio navale mondiale. La stessa Organizzazione marittima internazionale ha invitato le compagnie di navigazione a evitare la regione. "Se sarà necessario gli Stati Uniti scorteranno tutte le petroliere nello stretto di Hormuz" ha fatto sapere con un post su Truth il presidente americano Donald Trump. In più, ha dato un ordine - con effetto immediato - alla United States Development Finance Corporation, la banca di sviluppo del governo degli Stati Uniti, operativa dal 2019, che finanzia progetti del settore privato in paesi a basso e medio reddito. "Dovrà fornire, a un prezzo molto ragionevole, un'assicurazione contro i rischi politici e garanzie per la sicurezza finanziaria di tutto il commercio marittimo in particolare energetico, che attraversa il Golfo". Al di là della necessità assoluta che il traffico marittimo, delle petroliere in primis, torni a scorrere il più rapidamente possibili, la parolina magica del presidente americano è "assicurazione" e vi spieghiamo il perchè.

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ESPERIENZA ENORME

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Le grandi compagnie assicurative marittime hanno un'esperienza enorme di situazioni complicate: basti pensare che la mitica Lloys's iniziò l'attività nel 1760. Quindi avendo la percezione di un aumento esponenziale del rischio nella zona, avevano già aumentato sensibilmente le polizze. Le coperture per i danni a corpo e macchine (quella che è una sorta di kasko per le auto), al momento, erano state decuplicate rispetto a quanto fossero prima degli attacchi di Usa e Israele. Per capirsi, una copertura di sette giorni rappresentava l’1% del valore nave mentre prima oscillava tra 0,1 e lo 0,2%. Chi lo decide?  Il Joint war committee, il comitato di assicuratori che ha sede a Londra e stabilisce quali sono, nel mondo, le aree a rischio guerra: aveva messo il Golfo Persico, il Golfo di Oman, l’Oceano Indiano e la parte Sud del Mar Rosso tra le zone a rischio già nel 2024. Ma ora ha modificato, ampliandolo, il perimetro delle acque interessate da sovrappremi che devono essere negoziati. E ha aggiunto Bahrain, Gibuti, Kuwait, Oman e Qatar. Ma un conto è il pericolo possibile, un altro quando si verificano incidenti gravissimi. Negli scorsi giorni, la United Kingdom Maritime Trade Operations ha affermato che una nave portacontainer ha registrato un incendio nella sala macchine dopo che, mentre stava navigando verso est attraverso lo Stretto di Hormuz, in quanto colpita da un proiettile sconosciuto. Non bastasse navigare con il terrore di essere affondati da droni e missili, le plance di comando delle navi devono fare i conti con le interferenze alle tecnologie di comunicazione Gps o ai sistemi di identificazione automatica. Nelle zone di guerra, le interferenze elettroniche sono spesso impiegate nel tentativo di disturbare i sistemi di navigazione di droni o missili, che possono appoggiarsi ai dati di localizzazione per trovare e colpire i loro obiettivi. Le interferenze elettroniche si presentano essenzialmente in due forme: jamming e spoofing. Il jamming consiste in una sopraffazione dei segnali satellitari, che rende i dati di posizionamento non disponibili. Lo spoofing crea invece segnali falsi che di fatto mascherano la reale posizione di un oggetto su una mappa, facendo per esempio apparire le navi dove non sono. "Le navi sono state fatte apparire falsamente in corrispondenza di aeroporti, di una centrale nucleare e sull'entroterra iraniano, creando rischi per la navigazione - ha spiegato Ami Daniel, amministratore delegato della società di intelligence marittima Windward - I segnali Ais sono stati deviati anche verso la centrale nucleare di Barakah e nelle acque vicine". 

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LE PRIME RINUNCE

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Il risultato è un rischio esponenziale che le navi finiscano fuori rotta, si schiantino tra loro o si arenino magari pericolose fuoriuscite di petrolio. Almeno cinque petroliere della regione si sono trovate nei guai e - pare - che si siano tirate fuori dai guai utilizzando i cari vecchi sistemi manuali facendo a meno delle super sofisticate tecnologie, andate in crisi. Evidente che anche questo influisca sulle riflessioni di compagnie navali e assicurative. Nel primo caso, due colossi del trasporto marittimo si sono tirati fuori dal gioco. Cosco, gigante cinese delle spedizioni che gestisce una delle più grandi flotte di petroliere al mondo, ha sospeso i servizi da e verso i Paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait.  Sulla stessa rotta si è posizionato l’armatore danese Maersk, numero due del trasporto mondiale, che ha annunciato di sospendere “fino a nuovo ordine” tutte le prenotazioni da e per il Golfo Persico a causa della guerra in Medio Oriente. Quanto alle assiurazioni - riferisce l'agenzia Reuters – sono stati nomi di primo piano come Gard, Skuld, NorthStandard, il London P&I Club e l’American Club che in una serie di avvisi hanno comunicato le cancellazioni delle polizze per rischio bellico. A questo punto, al di là delle possibili scorte delle navi, entra in gioco l'offerta di Donald Trump delle garanzie finanziarie e delle coperture assicurative dell'ente americano. Sulla carta un grande affare di guerra. 

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