Tottenham: Tudor resta al comando, ma la retrocessione ora fa davvero paura
La Gazzetta dello Sport

Tottenham: Tudor resta al comando, ma la retrocessione ora fa davvero paura

Venerdì 6 marzo 2026
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La sconfitta di ieri contro il Palace ha aggravato la situazione degli Spurs in Premier, ora a solo un punto dalla terzultima. La società per ora conferma il tecnico, che martedì sfida l'Atletico in Champions

La sconfitta di ieri contro il Palace ha aggravato la situazione degli Spurs in Premier, ora a solo un punto dalla terzultima. La società per ora conferma il tecnico, che martedì sfida l'Atletico in Champions

Dal nostro inviato  Davide Chinellato 6 marzo - 15:18 - LONDRA

Igor Tudor ha detto di crederci ancora di più, ma potrebbe essere rimasto l’unico. Vista dal Tottenham Stadium, la nuova sconfitta degli Spurs contro il Crystal Palace, il 3-1 che ha lasciato la squadra oggi affidata all’ex allenatore della Juventus con appena un punto di margine su una retrocessione da psicodramma, è un nuovo passo verso il baratro, la conferma che c’è qualcosa che non funziona in questo club che dovrebbe fare parte delle Big Six d’Inghilterra e che la settimana prossima giocherà gli ottavi di finale di Champions League mentre in campionato cerca di capire come evitare di finire in Championship (qui il nostro focus sulle inglesi in Champions). Nelle facce dei tifosi che se ne sono andati prima del tempo dallo stadio più bello della Premier si legge tutta la delusione per i continui disastri del Tottenham. Nei fischi di quelli che sono rimasti alla fine c’è tutta la paura di quello che può succedere nelle prossime 9 giornate.

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corsa

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"Suonerà strano detto ora, ma dopo questa partita ci credo più di quanto facessi prima - ha raccontato Tudor dopo la debacle col Palace -. Ho visto qualcosa in questa squadra: devo scegliere i giocatori giusti, perché la barca sta andando nella direzione che voglio io e in cui deve andare. Chi è nella barca e rema nella direzione giusta può rimanere, gli altri possono anche abbandonare la nave. Quando recupereremo qualche infortunato, scegliendo i giocatori giusti sono sicuro che avremo una buona squadra e torneremo a vincere". Tudor ha dovuto rispondere anche a domande sul suo futuro, ma nonostante i rumors e la critica inglese che dopo 3 partite ha bollato il croato come "inadatto", il Tottenham per il momento non ha nessuna intenzione di esonerarlo. Sarà ancora lui al timone martedì, nell’andata degli ottavi di Champions a Madrid con l’Atletico. Ed è ancora lui quello a cui la società pensa per la ripresa della Premier il 15 marzo ad Anfield col Liverpool, o per quello che è diventato uno scontro diretto da vincere a tutti i costi, quello della domenica successiva al Tottenham Stadium contro il Nottingham Forest, col West Ham una delle due squadre che gli Spurs dovranno provare a tenersi dietro (qui la classifica).

delusione

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Il problema per Tudor è che l’ambiente e la squadra sembrano aver mollato. I tifosi fischiano, non da ieri dopo il Palace, ma la loro delusione non ha cambiato la situazione, non è riuscita a riaccendere la scintilla di una squadra male assortita, travolta dagli infortuni (Tudor col Palace ha sottolineato come mancassero difensori ed esterni, situazione aggravata dall’espulsione di Van de Ven), incapace di reagire e soprattutto senza leader. Negli Spurs di quest’anno è difficile individuare una stella, uno che se davvero il Tottenham finisse in Championship per la prima volta dal 1977 sarebbe conteso da tutte le grandi squadre d’Europa. Cristian Romero, il capitano, forse è quello che ha più talento, ma ha dimostrato di non avere la testa. Van de Ven, potenzialmente nuova star della difesa, ha muscoli troppo fragili. Tudor è entrato a gamba tesa in spogliatoio, ha fatto capire che le cose ora sono diverse rispetto alla disastrosa gestione Frank, ma ha trovato un club prima che un gruppo di giocatori contento di essere normale. Il 17° posto della passata stagione, peggior risultato in Premier nella storia del club, era un segnale di quello che non funzionava più che una conseguenza della scelta di sacrificare il campionato per puntare a vincere l’Europa League.

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danno

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Retrocedere sarebbe un danno enorme. Non solo d’immagine, anche economico. Gli Spurs secondo Forbes sono il 12° club sportivo al mondo più redditizio del 2026, il secondo calcistico dietro il Manchester United. Hanno una valutazione di 2,84 miliardi di euro, uno stadio-gioiello che fattura soldi anche senza aver ceduto i diritti del nome, che attira i più grandi artisti del mondo e ha un contratto per ospitare l’Nfl per le prossime stagioni, sognando di diventare la base europea del football americano. In quello inglese, invece, rischia seriamente di trasformarsi nel teatro della Championship la prossima stagione. Non ci sono precedenti, da quando il calcio è diventato anche business, di un club di queste dimensioni che scende di categoria. Il Tottenham non ha nessuna intenzione di essere il primo a scoprirlo. Solo che, per come stanno andando le cose, per i problemi che gli Spurs hanno da tempo e che questo 2026 ancora senza vittorie inglesi ha ingigantito, remare nella direzione in cui vuole Tudor, quella che porta alla salvezza, sembra sempre di più una missione impossibile.

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