Prezzi di petrolio, gas ed elettricità, perché vanno alle stelle
La Gazzetta dello Sport

Prezzi di petrolio, gas ed elettricità, perché vanno alle stelle

Lunedì 9 marzo 2026
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“Non siamo assolutamente sovrani sulle fonti fossili”, sottolinea Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae. “Qualsiasi interruzione delle forniture ha un impatto immediato e quotidiano su aziende e automobilisti. Per uscirne bisogna affidarsi alle fonti rinnovabili, che ci rendono autonomi per decenni. L’alternativa è il nucleare, dai tempi e costi incerti"

“Non siamo assolutamente sovrani sulle fonti fossili”, sottolinea Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae. “Qualsiasi interruzione delle forniture ha un impatto immediato e quotidiano su aziende e automobilisti. Per uscirne bisogna affidarsi alle fonti rinnovabili, che ci rendono autonomi per decenni. L’alternativa è il nucleare, dai tempi e costi incerti"

Gianluigi Giannetti 9 marzo - 07:29 - MILANO In Italia nel 2025 solo il 41,1% dell’energia proveniva da fonti rinnovabili

Una guerra che ci sta presentando immediatamente il conto, ma in modo per nulla imprevedibile. Questa l’analisi di Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae, l’associazione che riunisce le case automobilistiche estere in Italia, ma soprattutto esperto di logistica e sistemi di mobilità internazionali, resi sicuramente più vulnerabili in Europa e addirittura fragili nel nostro Paese, dove la transizione all’elettrico e alle fonti di energia rinnovabili è stata oggetto certamente di una lunga discussione. Che la guerra in Iran sta letteralmente ribaltando. Secondo l’analisi del German Economic Institute, già il pezzo del greggio a 100 dollari a barile determinerà un calo del prodotto interno lordo tedesco di 46 miliardi di euro nell’arco di 18 mesi. "Non è solo l’auto, ma un intero equilibrio economico ad andare in difficoltà, ed era immaginabile succedesse ancora".

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Andrea Cardinali se e quando andrà in tilt il sistema? 
"Devo premettere con chiarezza che non sono un esperto di energia, né tantomeno di geopolitica. Però qualche considerazione mi sento di farla. Ho sentito un paragone con la pandemia, ma io non lo vedo. Il blocco (di fatto, ndr) dello stretto di Hormuz e lo stop alla produzione di petrolio in alcuni Paesi rappresentano uno shock globale che impatta su catene di fornitura e approvvigionamento energetico, ma non è la prima volta che accade, esistono anticorpi per questo. Il grosso impatto è quello sul clima di fiducia di aziende e consumatori. Non fa altro che piovere sul bagnato, in Italia, dove la domanda e il potere di acquisto erano deboli già prima".

L’ennesima situazione che mette in dubbio la globalizzazione?
"Non credo, l’unica alternativa alla globalizzazione sarebbe l’autarchia, che non ha avuto grandi successi. Incertezza e volatilità vanno gestite, questo è il punto. La crisi dei chip ci avrebbe dovuto aprire gli occhi sulla necessità di creare una filiera di produzione locale, indipendente dalle importazioni dall’Asia, che a partire dal 2020 hanno messo in ginocchio l’intera industria mondiale. L’Europa si era ripromessa di investire per ridurre la dipendenza e tamponare qualsiasi carenza di chip nel futuro, ma non è accaduto. Questa guerra potrebbe risolversi in poche settimane, oppure no, ma ad oggi non è dato saperlo. Le contromisure per proteggere i nostri mercati, per garantirgli indipendenza energetica, andavano prese in anticipo. I conflitti sono fuori dal nostro controllo, ma le crisi che ne conseguono si possono mitigare in modo preventivo".

In Italia nel 2025 solo il 41,1% dell’energia elettrica utilizzata proveniva da fonti rinnovabili. È qui il problema?
"Il problema è che non siamo assolutamente sovrani sulle fonti fossili, il resto è una conseguenza che possiamo decidere di affrontare, oppure no. Il tema più strategico è quello sulla transizione. Questa crisi va nel verso di frenarla o accelerarla? Le fonti rinnovabili, cioè dispositivi come pale eoliche e pannelli fotovoltaici, sono prodotti al 90% dalla Cina. Questo è innegabile, ma c’è un paradigma diverso da considerare. Un blocco alla produzione o vendita di nuovi pannelli non ci lascia in panne come accade per il petrolio, cioè impatta sulle nuove installazioni ma non sulla capacità di erogare quotidianamente energia con lo stock di dispositivi esistenti. Invece la narrazione imperante è che con eolico e fotovoltaico ci mettiamo in mano ai cinesi, come se con gas e petrolio fossimo autonomi. La Spagna produce tanta energia elettrica verde da esportarla in Europa. E lì si fabbricano 2,4 milioni di veicoli l’anno, in Italia 300 mila. Il nesso fra le due cose è che loro negli anni hanno fatto tante scelte più intelligenti delle nostre".

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