Schwazer: "Qualcuno mi fermò anni fa, ma non mi ha tolto la voglia di marciare. Spero che i miei figli..."
Il marciatore, oro a Pechino nella 50 km, a 41 anni è tornato in un campionato italiano: "Ho aspettato 10 anni, ero in testa, poi la squalifica dai giudici. Peccato, potevo vincere. Escludo un ritorno olimpico. Con Ida e Noah viviamo in un paesino, mi auguro che usino il telefono più tardi possibile"
Il marciatore, oro a Pechino nella 50 km, a 41 anni è tornato in un campionato italiano: "Ho aspettato 10 anni, ero in testa, poi la squalifica dai giudici. Peccato, potevo vincere. Escludo un ritorno olimpico. Con Ida e Noah viviamo in un paesino, mi auguro che usino il telefono più tardi possibile"
Sergio Arcobelli 9 marzo - 08:03 - MILANOLa testa avanti, il passo lungo, lo sguardo che non smette di cercare il traguardo. Sempre. Anche quando arrivano tre minuti di stop e poi una squalifica. Anche quando gli anni sono 41 e la carriera sembra già raccontata mille volte. Alex Schwazer torna a un campionato italiano 14 anni dopo la prima positività al doping e dieci anni dopo la seconda. E ad Alessandria, prima che i giudici lo fermino, resta in testa per tre quarti di gara insieme a Riccardo Orsoni (8° ai Mondiali nella 35 km, "un’emozione e uno stimolo affrontarlo", dice) e a Gianluca Picchiottino nella nuova distanza internazionale della mezza maratona. Poi la gara cambia. Dopo il passaggio al 14° chilometro arrivano le segnalazioni dei giudici: tre richiami, tre minuti di sospensione, quindi la squalifica dopo il quarto richiamo appena ripresa la marcia. La vittoria va a Orsoni in 1h24’30”, mentre tra le donne trionfa Sofia Fiorini in 1h34’20”. Schwazer inizialmente lascia senza parlare, ma firma autografi ai ragazzi e regala il pettorale 38 alla giovane Alice. Più tardi decide di raccontarsi. Senza rabbia. Con la solita ostinazione. "Non sono arrabbiato, casomai rammaricato. Ho aspettato otto anni per tornare a marciare: cosa volete che siano tre minuti?".
VIDEO: I controlli, le squalifiche, i processi: tutto sul caso SchwazerAlex, nessuna polemica con la decisione dei giudici?
"Il giudizio va sempre accettato, come è stato anche in passato. Uno si deve portare via quello che c’è da migliorare. Mi è mancata un po’ di scioltezza nella tecnica e adesso so dove devo fare più attenzione".
Perché parla di rammarico?
"Perché oggi (ieri, ndr) secondo me potevo vincere. E non è successo. Però sono contento di come sto: a ritmo sotto i 4 minuti al chilometro andavo facile. Non è che faticassi. Questo è positivo".
Ci teneva alla dedica per il suo amico Hubert Rabensteiner, il calzolaio scomparso a 56 anni che ha lavorato per alcune stelle dello sci come Lindsey Vonn e Bode Miller.
"Sì. All’inizio della carriera avevo tanti problemi di vesciche e lui mi ha dato una grande mano con le scarpe per risolverli".
Perché non ha impostato la gara più lentamente per puntare “solo” al podio?
"Sono partito per vincere, per onorare il mio amico. Arrivare terzo o quarto non mi bastava. Avevo impostato la gara per attaccare negli ultimi 3-4 km. Purtroppo non ho potuto farlo".
Dice il suo ex tecnico Sandro Donati che, a dispetto dell’età, lei è in una forma “spaventosa”. Dove vuole arrivare adesso?
"Vado passo dopo passo. Non sono un professionista che può pensare solo allo sport: la marcia arriva dopo il lavoro. A metà settimana vedrò come sto e deciderò le prossime gare".
Un ritorno olimpico è da escludere?
"Sì. Quando uno sportivo supera i 35 anni deve ragionare a breve termine. Io ne ho 41 e vado avanti giorno per giorno, settimana per settimana".
Cosa le lascia questa giornata?
"Due cose: l’affetto del pubblico e la sensazione di facilità nella gara. Sentire tanti 'Vai Alex' lungo il percorso è stato davvero bello".
Molti ragazzi in gara ad Alessandria: l’atletica piace ancora ai giovani?
"È lo sport più vario che esista: puoi lanciare, saltare, marciare. Sei all’aria aperta e socializzi. Stare a casa con il telefono non è la stessa cosa. È quello che cerco di insegnare anche ai miei figli Ida e Noah. Viviamo in un piccolo paese, spero che utilizzino il telefono il più tardi possibile e che vivano la loro vita senza quella mania di criticare o dare giudizi, perché conta vivere e non apparire".
Lei da giovane era riservato come spesso si dice degli altoatesini?
"No, sono atipico. Io amo il dialogo. Parlare con le persone per me è molto importante".
Come l’ha accolta il mondo dell’atletica?
"Molto bene. Ragazzi, allenatori, dirigenti: era da tanti anni che non vedevo alcune persone. È stata una giornata costruttiva".
La sua presenza ha inevitabilmente attirato attenzione. Crede di aver messo in ombra gli altri?
"Ma non è il mio obiettivo. Io faccio sport perché mi piace. Se serve a dare visibilità alla marcia, allora ben venga".
Cosa ne pensa della nuova distanza dei 21,097 km che sostituirà la 20 km?
"È una scelta che capisco poco. Così si cancella un pezzo di storia: la 20 e la 50 km avevano un fascino legato proprio alla distanza".
La segue l’ex ciclista Domenico Pozzovivo, che l’ha aiutata sul percorso.
"Mi dà una grande mano nei programmi. Ha molta esperienza sulla metodologia di allenamento".
Continua la collaborazione nel calcio col Südtirol in Serie B?
"Sì, lavoro come consulente per i preparatori atletici. L’obiettivo è migliorare gli aspetti legati alla corsa e alla capacità di recupero".
Alla fine della giornata si sente felice?
"Sì. Quando ricevi tre minuti di penalità ti arrabbi, è normale. Ma non faccio polemica con i giudici".
Quanto incidono oggi le tante traversie del suo passato?
"Tutte le udienze del caso che mi ha visto coinvolto e tutto quello che è successo di conseguenza non mi hanno tolto la voglia di andare avanti. Non saranno certo i tre minuti di stop di questo rientro a fermarmi. Qualcuno lo ha fatto tanti anni fa. Non lo farà adesso".
Leggi anche Schwazer, altro ritorno: agli Assoluti marcia coi primi, poi la penalità e il ritiro. Donati: "Stava andando...Tricolori indoor: conferma Dosso nei 60 (7”10) con baby Doualla in scia (7”21)© RIPRODUZIONE RISERVATA