Demenza, un allenamento al computer può ridurre il rischio del 25%
Uno studio ha testato tre tipi di allenamento cognitivo su tremila over 65. I risultati dopo vent'anni sorprendono
Uno studio ha testato tre tipi di allenamento cognitivo su tremila over 65. I risultati dopo vent'anni sorprendono
Eugenio Spagnuolo 9 marzo - 11:34 - MILANOChe l'allenamento cognitivo faccia bene al cervello non è una novità. Ma che poche settimane di esercizi al computer possano ridurre il rischio di demenza è un risultato che ha sorpreso gli stessi ricercatori. Lo studio, uno dei più ampi mai condotti sull'allenamento cognitivo, pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia, ha seguito quasi tremila anziani in sei città americane dal 1998 al 2019. L'obiettivo era capire se certi tipi di esercizio mentale strutturato lasciassero tracce durature nel cervello — e la risposta, a quanto pare, è sì: esiste un allenamento in grado di proteggere il cervello a lungo.
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—I ricercatori hanno diviso i partecipanti – tutti over 65, autonomi e senza demenza – in quattro gruppi. Tre hanno seguito programmi di allenamento da 10 sessioni nell'arco di sei settimane: esercizi di memoria, di ragionamento logico e un allenamento sulla velocità di elaborazione visiva al computer (speed training). Un quarto gruppo, di controllo, invece, non ha ricevuto alcun training. A un anno e poi a 3 di distanza, una parte dei partecipanti è stata richiamata per ulteriori sessioni di rinforzo. Ed ecco la sorpresa: dopo vent'anni, solo chi aveva completato lo speed training e le sessioni di rinforzo mostrava un rischio di diagnosi di demenza inferiore del 25%. Poco? Tutt'altro: "Anche ritardare di pochi anni l'insorgenza della demenza potrebbe avere un grande impatto sulla salute pubblica", commentano i ricercatori.
Allenamento al computer contro la demenzaspeed training
—Cosa rende così diverso l'allenamento veloce? A differenza degli altri due – che insegnano strategie consapevoli – lo speed training lavora su un piano diverso: i partecipanti devono identificare oggetti che compaiono sullo schermo per frazioni di secondo, mentre si seguono altre immagini nella visione periferica.Ad essere allenata è insomma la capacità di processare più stimoli insieme, sempre più rapidamente, con un software che aumenta la difficoltà man mano, impedendo che l'esercizio diventi facile. In questo modo, lo speed training, agendo sull'elaborazione automatica degli stimoli, finisce per rafforzare le connessioni cerebrali alla base di attività quotidiane come guidare o sostenere una conversazione.
Quante sessioni di speed Training per allenare la memoria?
—Resta una domanda a cui lo studio non può rispondere: se l'allenamento sia stato in grado di prevenire la demenza o se l'abbia solo ritardata, facendo sì che la diagnosi arrivasse più tardi. Differenza non da poco, ma in entrambi i casi anche guadagnare solo qualche anno sul decadimento cerebrale è un risultato importante. Michael Marsiske, co-autore dello studio e docente all'Università della Florida, osserva tra l'altro che non si tratta di un allenamento faticoso: i partecipanti che hanno ottenuto i risultati migliori avevano fatto non più di 18 sessioni distribuite di speed training in tre anni: "Eppure - conclude lo studioso - possiamo ancora osservare benefici a distanza di 20 anni".
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