Lamaro, capitano ciclista dell'Italrugby: "L'Inghilterra? Come una volata in montagna al Giro"
La Gazzetta dello Sport

Lamaro, capitano ciclista dell'Italrugby: "L'Inghilterra? Come una volata in montagna al Giro"

Lunedì 9 marzo 2026
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Papà Gianluca, olimpionico di vela: "Sarebbe un gran capitano anche in barca". Il leader degli azzurri pazzo per il ciclismo: "Pogacar è un fenomeno, ma il mio preferito è Van der Poel. Il mio primo modo per recuperare la domenica è farmi un giretto in bici"

Papà Gianluca, olimpionico di vela: "Sarebbe un gran capitano anche in barca". Il leader degli azzurri pazzo per il ciclismo: "Pogacar è un fenomeno, ma il mio preferito è Van der Poel. Il mio primo modo per recuperare la domenica è farmi un giretto in bici"

Roberto Parretta 9 marzo - 12:22 - MILANO

Il breakdown è da sempre il suo terreno di caccia: a difendere il possesso di un compagno per favorire la pulizia del raggruppamento o ad aggredire il placcato avversario per mettere per primo le mani sul pallone. È la principale area di competenza di Michele Lamaro, che proprio così ha messo il timbro finale sulla storica vittoria dell’Italia per 23-18 sull’Inghilterra sabato all’Olimpico nella quarta giornata del Sei Nazioni. Una punizione guadagnata dopo 80 minuti di feroce battaglia, tra l’altro alla fine di un match nel quale l’arbitro non è mai stato chiarissimo nella gestione di quei complicatissimi momenti, condedendo più del dovuto agli inglesi, dove tempismo e regole sono alla base di un intervento corretto.

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lamaro ciclista

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A Lamaro, che ama tantissimo il ciclismo, potrebbe aver ricordato un arrivo in salita di una grande tappa del Giro d’Italia? Quelle in cui arrivi all’ultimo respiro, dopo una logorante battaglia lunga oltre 200 km e alla fine trovi ancora la forza per battere il tuo compagno di fuga allo sprint. “Beh, si, posso immaginare che lo sforzo sia simile”, sorride il capitano azzurro. E battere l’Inghilterra per la prima volta nella storia magari può far pensare a Christian Scaroni che vince a Bretonico e Lorenzo Fortunato che porta a casa la maglia azzurra (sarà un caso?) di miglior scalatore del Giro d’Italia 2025. Anche se per Lamaro la bici non è gara o allenamento, è soprattutto recupero. “Il mio primo modo per recuperare la domenica è farmi un giretto in bici. Niente di esagerato: di solito sto sotto i 20 chilometri”. Una distanza che per un ciclista sembra ridicola, ma per un rugbista che ha appena giocato una partita ad altissima intensità cambia tutto. “Se faccio di più diventa stanchezza, non recupero. Così invece faccio girare le gambe e mi rilasso. Non è il Giro d’Italia, è il mio giro della domenica”. Quasi sempre da solo: “È difficile trovare qualcuno con i miei orari. Quando giochiamo il sabato non puoi svegliarti all’alba per uscire. E poi mi piace andare da solo: è un momento mio, per liberare la testa”. Il suo quartier generale del rugbista romano è Treviso, che per pedalare è quasi un paradiso. “Intorno alla città è bellissimo. Ci sono i fiumi, le ciclabili, tantissimi percorsi immersi nel verde. I miei preferiti? La Restera, il sentiero che costeggia il Sile. Pedali accanto al fiume e ogni tanto si aprono scorci incredibili sull’acqua. In inverno poi è spettacolare: il sole è basso e la luce si riflette sull’acqua. Il secondo è lo Stigliano, una ciclabile che attraversa una galleria naturale di alberi. È come passare sotto un arco verde, molto suggestivo”. Luoghi dove puoi dimenticare per un attimo lo stress delle partite e degli allenamenti. Che bici ha Lamaro? “Una Canyon Gravel con un piccolo segreto: la pedalata assistita. Lo dico subito perché sennò non sarei in pace con me stesso. Mi aiuta a fare qualche chilometro in più senza affaticarmi troppo. Essenzialmente a me serve per recuperare, così posso pedalare senza stressare il corpo. E in montagna è fantastica, puoi usarla quasi come una mountain bike. Se stacchi la batteria diventa una bici normale”. E quando vuole divertirsi davvero, lontano da partite e allenamenti, Lamaro sa fare anche sul serio: “Come la scorsa estate. Mio fratello vive a Zurigo, avevo dei giorni liberi e ho pensato: sai cosa? Ci vado in bici. Più o meno 630 chilometri in tre giorni, ero con mia sorella”.

il tifoso

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Il capitano azzurro al Giro d’Italia c’è anche stato, non in gara, ma sul podio a Treviso per consegnare la maglia bianca a Juan Pedro Lopez Perez dopo la diciottesima tappa del Giro 2022. Confessa di essere un grande tifoso e di essere stato molto felice di avere visto domenica mattina sulla copertina della Gazzetta la sua Italia aprire la prima pagina a fianco del trionfo di Tadej Pogacar alle Strade Bianche. “Ammetto che ho anche un po’ sofferto per non aver potuto vedere la gara, giocavamo in contemporanea e ovviamente non potevo. Ma l’ho rivista e quella salita a duemila allora di Pogacar a Siena è stata impressionante. Anche se ormai con lui stupirsi non ha più senso”. Ma tra lo sloveno e Jonas Vingeggard il capitano azzurro per chi tifa? “Nessuno dei due, il mio preferito è Mathieu van der Poel. È un ciclista che posso paragonare a noi rugbisti: è più grintoso, potente, esplosivo, magari meno costruito per la montagna rispetto ai grandi scalatori, anche perché pesa di più, quindi in salita è più svantaggiato rispetto a Pogacar o Vingegaard. Mi ricordo una tappa del Tour de France l’anno scorso: van der Poel attaccò da lontanissimo, quasi 200 chilometri davanti, poi lo hanno ripreso a 200 metri dall’arrivo. Lì per lì dici mamma mia, ma è stata una corsa meravigliosa”. Meglio non ricordare allora a Lamaro quello che si è combinato alla fine del primo tempo con l’Inghilterra, che sorpassa gli azzurri all’ultima azione… Il Giro, invece, lo ha visto un altro paio di volte dal vivo: “Verso Cortina, ma non è semplice, quelle settimane sono sempre complicate per noi, il campionato sta finendo o abbiamo altri impegni”. Poi dal vivo c’è sempre il fatto che si riesce a vedere davvero molto poco. “Infatti preferisco seguire in televisione. A Treviso ora abbiamo fatto amicizia con Alberto Curtolo, ex professionista della Liquigas, che chi ha proposto di andare a vedere la Liegi-Bastogne-Liegi, magari scegliendo una postazione dove i corridori passano più volte. Sarebbe fantastico”.

velista mancato

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Il capitano della Nazionale di rugby, ma appassionato ciclista, avrebbe potuto anche scegliere di seguire le orme di papà Gianluca, velista con due Olimpiadi alle spalle, Los Angeles 1984 e Seoul 1988. “L’ha praticata anche lui, come il fratello, io avevo paura che potessero sentire la pressione per causa mia o che potessero guardarli con occhi diversi”, dice Gianluca Lamaro. Napoletano, è cresciuto tra circoli nautici e regate. La vela era quasi una seconda vita. “A Napoli uscivo da scuola e poi andavo subito al circolo, poi tornavo a casa a fare i compiti. Era una passione totale. Le prime trasferte a 13 o 14 anni, le regate… era nel sangue”. Eppure Michele non ha mai intrapreso davvero quella strada. Ha imparato a conoscere la barca, ha partecipato a qualche regata offshore più avanti negli anni, ma sempre per passione. “La vela l’ha vissuta più come cultura del mare che come sport agonistico”. Anzi, da bambino si trovava più a suo agio in montagna: “Vedevi le famiglie affrontare normali camminate lungo i sentieri e poi c’era lui: dritto per la salita. Aveva una capacità aerobica incredibile. Non si stancava mai”. Una resistenza naturale che negli anni si è trasformata in uno dei suoi punti di forza anche sul campo da rugby.

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Michele da bambino aveva una capacità aerobica incredibile. Non si stancava mai

Gianluca LamaroVelista a Los Angeles 1984 e Seoul 1988

“Uno sport durissimo, devi lavorare tantissimo e Michele lo fa da quando era ragazzino. È quasi maniacale: allenamento, concentrazione, continuità. Quando arrivi a certi livelli l’agonismo diventa quasi un’ossessione”. E in questo caso un tratto di famiglia. “Se lo confronti con la normalità dei ragazzi della stessa età può sembrare esagerato, ma è proprio quella determinazione che ti porta lontano. E se sei capitano è anche perché sai fare un certo tipo di lavoro sporco, meno visibile, quello tiene insieme una squadra. Quello di questa Italia è un gruppo molto unito, molti di loro sono cresciuti insieme, un legame costruito negli anni”. Gianluca e Michele Lamaro il giorno dopo Italia-Inghilterra hanno condiviso anche una sensazione che il papà conosce bene: “È una sensazione particolare. Prima della gara hai addosso tensione, pressione, responsabilità. Poi quando finisce e hai ottenuto il risultato, il giorno dopo ti senti leggerissimo. È come se la tensione si sciogliesse tutta insieme. È uno dei momenti più belli dello sport”.

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