Tarquini, nuova vita da ds con Genesis: "Siamo i rookie del Wec, ma i piloti sono contenti dell'auto"
La Gazzetta dello Sport

Tarquini, nuova vita da ds con Genesis: "Siamo i rookie del Wec, ma i piloti sono contenti dell'auto"

Mercoledì 11 marzo 2026
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Intervista a Gabriele Tarquini, ex pilota in Formula 1 e nel mondiale Turismo, vinto nel 2009 con Seat e nel 2018 con Hyundai. Adesso la nuova avventura nel Wec, come direttore sportivo di Genesis, al suo debutto nel mondiale endurance. Gli obiettivi per la prima gara, per la stagione e per il futuro. Il suo incarico nella squadra, il rapporto con i piloti e il team principal Cyril Abiteboul

Intervista a Gabriele Tarquini, ex pilota in Formula 1 e nel mondiale Turismo, vinto nel 2009 con Seat e nel 2018 con Hyundai. Adesso la nuova avventura nel Wec, come direttore sportivo di Genesis, al suo debutto nel mondiale endurance. Gli obiettivi per la prima gara, per la stagione e per il futuro. Il suo incarico nella squadra, il rapporto con i piloti e il team principal Cyril Abiteboul

Luca Palladino 11 marzo - 10:44 - MILANO Genesis è pronta al debutto nel Wec con la sua nuova squadra Genesis Magma Racing, di cui Gabriele Tarquini è il direttore sportivo

Si accenderà con qualche settimana di ritardo rispetto alle previsioni il primo semaforo verde del Fia World Endurance Championship (Wec), in partenza nel fine settimana del 19 aprile 2026 con la 6 Ore di Imola. Le tensioni in Medio Oriente, con una situazione geopolitica in continua evoluzione, hanno infatti costretto i rappresentanti della Fia e dell'Automobile Club de l'Ouest (Aco) a cancellare il prologo stagionale e a rinviare a data da destinarsi (si cercherà uno spazio nella seconda metà dell'anno) la 1.812 km del Qatar, inizialmente calendarizzata per sabato 28 marzo sulla pista di Losail. L'appuntamento tricolore previsto nel cuore della Motor Valley, tra le curve e i rettilinei dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, sarà quindi il primo vero banco di prova per tutte le squadre iscritte al campionato che, nel corso del fine settimana, avranno la possibilità di acquisire i primi dati e di capire il livello medio delle loro prestazioni per il 2026. Tra queste ci sarà anche una novità assoluta del mondiale endurance, ovvero Genesis. Il marchio premium coreano, parte del gruppo Hyundai, ha infatti deciso di entrare nel Wec con la squadra Genesis Magma Racing e un'hypercar tutta nuova, la Gmr-001. Con il telaio realizzato con il supporto di Oreca, il motore è un ibrido Genesis G8mr, da 3.2 litri, V8 turbo. Saranno due le hypercar di Genesis in pista nel Wec 2026: la numero 17 con Pipo Derani, Mathys Jaubert e André Lotterer; la numero 19 con Paul-Loup Chatin, Mathieu Jaminet e Daniel Juncadella. Fuori dalla pista abbiamo Cyril Abiteboul, presidente e team principal di Hyundai Motorsport (dopo esser stato, per quasi un decennio, al muretto dei team Renault e Caterham in Formula 1) e Gabriele Tarquini come direttore sportivo. In vista della nuova avventura di Genesis nel Wec abbiamo avuto modo di intervistare ai microfoni di Gazzetta Motori proprio il direttore sportivo Gabriele Tarquini, che dopo tanti anni trascorsi al volante, fra le monoposto di F1 (78 i gran premi disputati tra il 1987 e il 1995 al volante di vetture schierate dai team Osella, Coloni, Ags, Fondmetal e Tyrrell) e le vetture del mondiale turismo, adesso è pronto ad affrontare questa nuova grande avventura nel paddock della serie iridata. L'ex pilota italiano, fresco di festeggiamenti per i suoi 64 anni (li ha compiuti il 2 marzo scorso), ha ottenuto tante vittorie nelle gare turismo e due campionati del mondo: il Wtcc nel 2009 con Seat e il Wtcr nel 2018 con Hyundai. Dopo aver smesso di correre nel 2021, è rimasto comunque legato al marchio coreano, fino appunto a questa nuova avventura da direttore sportivo di Genesis nel Wec. Prima dell'inizio della nuova stagione, ha svelato gli obiettivi del team per quest'anno, con un occhio rivolto al futuro e al rapporto con i piloti, con i colleghi e con i rivali.

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Due le hypercar Gmr-001 di Genesis in pista nel campionato mondiale endurance 2026

A poco più di un mese dall'appuntamento inaugurale di Imola, quali sono le sensazioni di Genesis prima del via del mondiale?
​"Non vediamo l'ora di partire, perché ci siamo preparati a fondo, anche se non abbiamo avuto tanto tempo da quando abbiamo cominciato a mettere a punto la squadra e la macchina. Abbiamo voglia di vedere i risultati in pista, perché quando ci siamo stati, abbiamo sempre girato da soli. Non vediamo l'ora di iniziare a lottare e a misurarci con gli altri, perché ciò che manca ancora ad alcuni di noi è proprio la competizione".

​Nei test che avete fatto eravate da soli in pista, ma più o meno riuscite a capire a che punto siete rispetto alla concorrenza? Quali aspettative avete? "È molto difficile capirlo, perché ci sono tanti parametri. Intanto, bisogna vedere quanto sarà competitiva la nostra macchina rispetto al resto del gruppo. Siamo dei rookie, gli ultimi arrivati. Non abbiamo grosse aspettative, non vogliamo metterci molta più pressione di quella che già abbiamo, ma ci siamo comunque dati degli obiettivi. Quello principale per la prima gara della stagione è mettere le due macchine sulla griglia di partenza e arrivare al traguardo. Quindi, oltre alla prestazione, bisogna essere realisti, visto che abbiamo molto da imparare. Noi non vogliamo fare grossi errori, tipo prendere squalifiche e penalità, e puntiamo ad arrivare sempre fino in fondo".

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Sulla vettura numero 17 ci saranno Pipo Derani, Mathys Jaubert e André Lotterer. Sulla 19 Paul-Loup Chatin, Mathieu Jaminet e Daniel Juncadella

Quest'avventura che sta affrontando, da direttore sportivo, è diversa rispetto al suo passato. Quale sarà il suo compito in pista e fuori durante l'anno?
​"Tutto quello che concerne l'aspetto sportivo riguarda me. Ho partecipato alla scelta dei piloti, alla formazione sportiva, poi sono arrivato alla relazione con la Fia, con l'Aco e con gli steward. Quando ci saranno inconvenienti tra piloti, con incidenti, reclami o possibili problemi con l'organizzazione, spetterà a me. Loro sono la parte più importante, poi il team manager si occupa del quotidiano della squadra, come le trasferte, i meccanici, organizzare i viaggi. Ho partecipato poi alla formazione delle macchine, quindi come dividere i sei piloti tra i due equipaggi, toccherà a me dire chi farà la qualifica, quale sarà la lunghezza degli stint di gara per ognuno. Sono coadiuvato e aiutato dagli strateghi, non sono decisioni che prendo da solo, però l'input arriva da me. Per le qualifiche, per esempio, sceglierò quello che riterrò il migliore in quel momento. I due nostri piloti principali per lo sviluppo della vettura sono stati André Lotterer e Pipo Derani. André è il primo che ha firmato con noi, Pipo subito dopo e così hanno iniziato i test a fine agosto 2025. Poi ci hanno raggiunto gli altri, come Mathys Jaubert che abbiamo promosso dalla formazione che avevamo nell'Lmp2. Anche se l'ultima parola è del team principal Cyril Abiteboul, che decide chi fa cosa, diciamo che ho partecipato anch'io a queste scelte, come la promozione di Daniel Juncadella. Lui e Jaubert sono quasi due debuttanti, perché tra i piloti di Genesis sono gli unici due che non hanno mai corso in questa categoria. Hanno cominciato a girare verso fine settembre, poi è arrivato Mathieu Jaminet, un'opportunità che si è creata quando Porsche ha annunciato la fine del programma nel Wec. Abbiamo colto al volo l'occasione, così come per Paul-Lou Chatin, l'ultimo a salire a bordo, perché aveva un contratto con Alpine fino a fine 2025: questo ha fatto sì che ci raggiungesse solo per i test disputati in Qatar a gennaio".

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A sinistra Cyril Abiteboul, team principal di Genesis Magma Racing nel Wec. A destra il pilota André Lotterer

Prima ha parlato di Cyril Abiteboul, il team principal, qual è il suo rapporto con lui, uomo di grande esperienza in Formula 1 e nei rally?
​"Non abbiamo ancora passato molto tempo insieme. Da quando abbiamo iniziato a lavorare su questo progetto al primo giorno di gara saranno trascorsi solamente (circa) 18 mesi, un tempo davvero breve, considerando che non ci appoggiamo a un team già esistente, ma l'abbiamo formato da zero. Guardando lo schieramento attuale del Wec, ce ne sono pochi strutturati in questa maniera, forse soltanto Toyota. È un investimento importante per il futuro, perché sarebbe stato molto più facile affidarsi a un team già con un passato nel mondiale endurance, cosa che ci avrebbe dato una grossa mano, però abbiamo deciso di pagare uno scotto all'inizio perché pensiamo che in futuro potrà dare dei frutti. Il mio rapporto personale con lui è di certo di fiducia. Sono stato uno dei primi a sapere della novità di Genesis, abbiamo parlato di ciò per tanto tempo, poi tra maggio e giugno 2025 abbiamo iniziato a mettere giù il contratto".
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​Tra le otto gare in programma in stagione, su quali piste pensa andrete più forte? Che indicazioni avete dallo sviluppo che avete fatto finora? "L'indicazione arriva dai piloti, perché ne abbiamo alcuni molto esperti che hanno guidato altre macchine. Jaminet ha vinto l'Imsa a fine 2025, è sceso da una macchina vincente ed è salito sulla nostra, Lotterer aveva guidato e vinto il titolo due anni fa con la Porsche, Derani era su una Cadillac, Chatin si trovava all'Alpine. Le informazioni che abbiamo raccolto arrivano anche dalle loro sensazioni. Sono rimasti tutti molto contenti del telaio e delle prestazioni della macchina, perciò, non ci aspettiamo di essere lontanissimi dal vertice. Poi su alcune aree siamo ancora un po' in difficoltà. Dobbiamo lavorare per raggiungere un alto livello anche sull'elettronica, penso sia un'area di sviluppo importante se lavoreremo nella direzione giusta. Andiamo step by step, non diciamo ora quali potranno essere gli obiettivi di fine anno, perché non sappiamo a che punto siamo in questo momento. Sono cambiate le gomme, le omologazioni e tutti sono stati obbligati dalla Fia a fare test aerodinamici in una galleria del vento americana. Non sappiamo davvero dove siamo a livello di prestazioni, dopo le prime gare ne sapremo un po' di più e potremo anche puntare a nuovi obiettivi reali, perché adesso sarebbero troppo empirici".

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La vettura realizzata da Genesis è supportata da un motore ibrido G8mr, da 3.2 litri, V8 turbo

Da direttore sportivo, come ci si sente dall'altra parte della pista? E quali sono le differenze principali tra una gara lunga, come quelle del Wec, e una più corta, come quelle del turismo e di F1?
​"Il miglior posto dove essere in una squadra è quello tra il volante e il sedile, cioè fare il pilota, che è la parte più divertente in assoluto. Mi ritengo fortunato perché questo ruolo l'ho occupato per tantissimo tempo, ho smesso di correre a quasi 60 anni, non mi posso lamentare. Però subito dopo ho intrapreso questa nuova carriera, facendo il team manager nel mondiale Tcr con la Hyundai, che mi ha permesso di conoscere il resto del paddock. Un'esperienza molto importante, con una piccola squadra di una ventina di persone, dove però abbiamo fatto un gran lavoro e ottenuto ottimi risultati, portando a casa tre titoli mondiali di fila, una bella soddisfazione. Questo di Genesis è un salto di qualità, perché il team è molto più grande, 70-80 persone coinvolte, e i budget sono enormi. Ognuno di noi deve dare tanto a questa squadra e per me è anche una sfida personale, perché il mondo dell'endurance l'ho solo sfiorato nella mia carriera, non lo conosco alla perfezione. Ho fatto una 24 Ore di Le Mans nel 1985, tanti anni fa. Mi sono avvicinato a questo mondo nel 2025, con il rodaggio nel team Lmp2, in un campionato molto simile, ed è stata per me un'esperienza molto formativa: senza quella sarei stato un po' più in difficoltà. Per me l'esperienza e la sfida sono nuove, c'è un approccio del tutto diverso. In una gara sprint come il Tcr o in Formula 1, il weekend quasi finisce con le qualifiche, perché partendo dietro ti precludi le posizioni di vertice, è tutto focalizzato sulla velocità nel singolo giro. In F1 se sbagli la qualifica e parti nelle ultime file, tutto diventa in salita. Se nel Wec parti ultimo tra le hypercar, non ti preclude nulla perché la corsa è lunga almeno sei ore. Con una virtual o una safety car si può riuscire a recuperare. È sempre tutto concentrato sulla velocità, perché per vincere qui non puoi essere lento, ma conta il passo nei tuoi stint, il consumo di gomme, di carburante e la strategia, che ti può portare a risultati importanti. L'ottica è diversa, per esempio, mi aspettavo che nell'endurance i piloti guidassero intorno all'80-90%. Ma è una cavolata, perché il pilota di Wec in una gara di sei, otto, dieci ore, per non parlare della 24 Ore di Le Mans, ormai va sempre vicinissimo al limite della macchina, guidando al 98-99%. C'è una strategia per salvare gomme e benzina, si prova di farla al meglio, ma oltre a questo poi serve attaccare per sfruttare tutta la pista e cercare di fare il miglior tempo possibile. Alla mia epoca, alla mia Le Mans del 1985, si guidava davvero all'80-90%, adesso se vuoi stare davanti devi andare sempre al 98-99%".

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Quello di Genesis è un progetto a lungo termine nel Wec, a fine stagione sarete contenti se...?
​"Posso dire quali sono le mie aspettative, perché come gruppo non le abbiamo ancora stabilite, aspettiamo il debutto. Io sarò contento se nel campionato riusciremo ad arrivare in qualche gara nello stesso giro del vincitore, senza essere doppiati: questo potrebbe essere un obiettivo. Così come prendere qualche punto e fare magari anche un'hyperpole".

Infine, ha corso diversi anni in Formula 1. Cosa pensa di questa rivoluzione regolamentare?
​"A me piace. I piloti la criticano, perché è un grosso cambio rispetto agli obiettivi precedenti. Adesso c'è l'importanza di salvaguardare l'energia, e si lamentano per questo. Però mi ricordo che anche quando è stato introdotto l'ibrido, si parlava più o meno della stessa cosa. In questo primo step, i piloti si dovranno risparmiare un po', ma nel giro di qualche mese, forse un anno, gli sviluppi faranno migliorare la macchina anche dal punto di vista di gestione della corrente elettrica e si vedranno i reali valori in campo. Da appassionato, penso che non saremo di fronte a un'altra Formula E, sarebbe una cosa improponibile e non credo che sia nell'interesse della Formula 1. La macchina sarà più piacevole da vedere: senza l'effetto suolo è più instabile, vedremo le auto andare più di traverso e qualcuno sbaglierà di più. Fino all'anno scorso le monoposto erano troppo perfette, il pilota ci doveva mettere veramente poco: mi auguro che con questo cambiamento radicale saranno ancora più importanti. Con auto un po' più difficili da guidare, dovrebbero venire fuori i valori reali".

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