Dieci vittorie di fila: ci si potrà fidare degli Atlanta Hawks? Dentro il progetto di coach Snyder
La Gazzetta dello Sport

Dieci vittorie di fila: ci si potrà fidare degli Atlanta Hawks? Dentro il progetto di coach Snyder

Martedì 17 marzo 2026
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Un allenatore bussola per i giovani della squadra, un record di 37-31 che li avvicina al quinto posto a est, una stella assoluta (Johnson) e una potenziale stella che stenta (Risacher)

Un allenatore bussola per i giovani della squadra, un record di 37-31 che li avvicina al quinto posto a est, una stella assoluta (Johnson) e una potenziale stella che stenta (Risacher)

Riccardo Pratesi Collaboratore 17 marzo - 18:04 - MILANO

Dieci vittorie di fila. Gli Atlanta Hawks sono come il sole di marzo che anticipa e promette le primavera, ma lascia col dubbio: ci sarà da fidarsi? Forse è presto per farlo, servono verifiche e riprove, ma in Georgia dopo il netto successo su Orlando, reduce da sette successi consecutivi, ora quantomeno credono all’obiettivo playoff. Ottavi nella Eastern Conference a una gara e mezza di distanza dal quinto posto, al momento appannaggio proprio dei Magic rispetto ai quali hanno il tie break favorevole in caso di chiusura della stagione regolare a pari record. L’altra certezza è Jalen Johnson: stella emergente e autentica. Più Quin Snyder in panchina, uno dei migliori allenatori del panorama Nba odierno. Le altre tessere del mosaico Hawks sono ancora da incastrare l’una con l’altra, da lavori in corso guardando al futuro. Ma l’era Trae Young s’è chiusa senza rimpianti e con una contropartita decente. Niente tanking, i Falchi hanno cambiato direzione strada facendo, piuttosto. Perché sanno che il Draft non è una scienza esatta: la loro scelta n. 1 del 2024, Zach Risacher, sta facendo una fatica dannata. Ma questa è un’altra storia…

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dieci e lode

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– Gli avversari durante la striscia di successi non sono stati di quelli irresistibili. Per valore assoluto e congiuntura temporale. “Perdere e perderemo” come mantra, filosofia (discutibile sia sul piano etico che sostanziale) di tanking. Atlanta ha battuto Brooklyn, poi due volte Washington, Portland (che se la giocava), Milwaukee a casa Bucks, Philadelphia (rivale nella rincorsa playoff), Dallas, ancora Brooklyn, di nuovo Milwaukee (senza Antetokounmpo) e Orlando davanti al proprio pubblico. Ancora “avvelenato” per come la Magic City night abbinata alla partita, che avrebbe dovuto celebrare la partnership col noto strip club cittadino, sia stata mandata a monte dalla Nba all’ultimo secondo. È stata la serata dei 41 punti di Alexander-Walker, suo primato di carriera, e della seconda tripla doppia consecutiva di Johnson, la tredicesima della sua stagione, quella della consacrazione a stella. Vincere 10 gare di fila non è mai facile in Nba perché gli ostacoli di logistica, gli impegni ravvicinati e i viaggi, aumentano le incognite. Infatti gli Hawks non vincevano 10 volte di fila dalla stagione 2014-15. La prossima avversaria, Dallas, non è irresistibile. E dunque…

DA JOHNSON A JOHNSON

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 Joe Johnson è stato per sei stagioni, dal 2006 al 2012, l’All Star e il riferimento di franchigia. “Iso Joe” era un martello, realizzatore implacabile specie in situazioni di isolamento offensivo, ma non era coreografico come il suo omonimo. Jalen non è ancora quel tipo di realizzatore affidabile, ma è talento più completo e intrigante. Non un trascinatore carismatico, per l’indole da primadonna, ma passatore sopraffino, ala duttile e moderna. Johnson, alla quinta stagione Nba, a 24 anni, ha dato continuità alle prestazioni da prima pagina. Ora consistente, oltre che brillante. 23 punti, 10.4 rimbalzi e 8.1 assist di media per partita, tirando col 49.5% dal campo. E il meglio deve ancora venire.

LO STRATEGA

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Snyder è una mente meravigliosa di pallacanestro. Uno dei rari allenatori Nba che va oltre lo spartito da gestore del gruppo squadra, di amico dei giocatori, domatore di leoni, intesi come stelle milionarie capricciose, che ormai prevede abitualmente il copione. Snyder è brillante, sveglio, intelligente, vive di basket, ma è capace di argomentare oltre una palla che rimbalza. La bussola per i giovani di Atlanta. Per Johnson, per l’esterno australiano Dyson Daniels, per Alexander-Walker, il cugino di Shai Gilgeous-Alexander, e per il centro Onyeka Okongwu, gli altri primattori da sviluppare in prospettiva. “Non ci siamo preoccupati di chi prendesse i tiri, contro i Magic – ha chiosato soddisfatto Snyder -, ci siamo passati la palla. Questo è il modo in cui dovremmo giocare, quello con il quale diamo il meglio”. Il 37-31 di record è la conferma che gli Hawks vanno nella direzione giusta.

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YOUNG E RISACHER

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 Qualcosa hanno dovuto cambiare, per essere sicuri di non sbagliare strada. Anzi, qualcuno. Trae Young sa fare canestro come pochi altri e ha trascinato gli Hawks alla finale di Conference nel 2021. Però la sua storia con Atlanta era arrivata all’epilogo. Serviva solo il coraggio di lasciarsi, di fronte all’evidenza delle cose. Gli Hawks l’hanno spedito a Washington in cambio di CJ McCollum, veterano che come Young sa far canestro nel sonno e che forse il meglio l’ha dato in Nba, ma è più adatto a far da mentore a giovani talenti e in attacco può giocare pure lontano dalla palla. Assieme a lui in contropartita per Young è arrivato il tiratore Corey Kispert che ha una logica in quel progetto tecnico, come spaziature offensive. Rischia di rubare minuti a Zaccharie Risacher, l’ala francese chiamata n. 1 del Draft di due anni fa. Che sta stentando in questa stagione dopo un primo anno decente, chiuso al secondo posto tra le matricole. I rimpianti per Stephon Castle, la sensazionale guardia dei San Antonio Spurs selezionata col numero 4, aumentano ora che il transalpino fatica a trovare spazio nelle rotazioni dei nuovi Hawks, specie nel 4° periodo quando spesso resta seduto in panchina. Ha perso il posto in quintetto, contro i Magic ha giocato solo 10’. Lui è il cruccio di Snyder. Atlanta non lo molla, comunque. Ha già esercitato l’opzione di rinnovo per il terzo anno, confida che il crollo delle percentuali di tiro sia dovuto solo alle insicurezze dell’età, parliamo di un 20enne. Per dire Johnson a inizio carriera giocava pochino, pazienza e fiducia hanno ripagato. Nel frattempo gli Hawks provano comunque a spiccare il volo. Perché l’Est è aperto e sognare in grande non è peccato. Neppure per Atlanta, di questi tempi.

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